OGM: tra verità e bufala, chi decide è il consumatore

Cosa sono gli OGM e quali conseguenze hanno sulla nostra salute?

Questo il tema del primo incontro organizzato dal Cafè Scientifique, svoltosi lo scorso 15 Gennaio e presieduto dal dott. Mauro Mandrioli, docente di Genetica presso la Facoltà di Bioscienze e Biotecnologie dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Gli organismi geneticamente modificati, detti OGM, non rappresentano di certo una novità in quanto la loro esistenza risale IMG_5592a più di vent’anni fa e sono ben 170 milioni gli ettari dedicati a queste coltivazioni alimentari, finalizzate a migliorare le rese, la qualità, l’adattabilità e la resistenza alle malattie.

Tra le conseguenze ricordiamo l’aumento e la riduzione dell’utilizzo di determinate sostanze chimiche, per la soia ad esempio è stato possibile limitare l’uso dei pesticidi, aumentando però quello dei diserbanti.

Nonostante ad oggi non vi siano dati scientifici certi volti a dimostrare che gli OGM siano dannosi per la nostra salute, in Italia non è ammesso coltivarli per varie ragioni, tra le quali la riduzione della biodiversità, lo sviluppo di allergie alimentari o la resistenza agli antibiotici.

Ma non dimentichiamo che siamo noi i principali responsabili di processi come la standardizzazione di determinati prodotti , ogni qualvolta scegliamo cosa portare sulle nostre tavole, convinti del fatto che “ci faccia bene” o sia salutare.

Da qui l’importanza di optare per prodotti locali, di stagione e biologici, che permettano di ridurre gli sprechi e di salvaguardare il pianeta.

Visto l’interesse crescente che sempre più ricopre il tema del Food, oggetto di dibattiti finalizzati a individuare le scelte migliori per condurre uno stile di vita sano, ci è sembrato utile fare chiarezza sull’argomento raccogliendo le testimonianze di due esperti del settore.

Hanno risposto alle nostre domande il dott. Mauro Mandrioli sopra citato e il dott. Enrico Braida, agronomo nonché membro del Consiglio Amministrativo del Collegio dei Periti Agrari di Modena. IMG_5591

  1. Rompiamo subito il ghiaccio con la domanda che forse tutti quanti ci poniamo, il consumo di OGM potrebbe mettere a rischio la salute umana?

M.M: Gli OGM si trovano sugli scaffali dei supermercati stranieri e nei mangimi per animali (anche in Italia!) da largo tempo e nessuna pubblicazione scientifica ha mai evidenziato alcun tipo di patologia umana associata al consumo di cibi costituiti o derivati da OGM. L’elemento più spesso richiamato è il potenziale allergenico degli OGM usati come cibo, ma esiste un preciso quadro normativo che impone di verificare tale aspetto prima di commercializzarli, motivo per cui ad oggi la salute umana non risulta in alcun modo messa a rischio dagli OGM.

E.B:  La risposta è no. Attualmente la penetrazione di OGM sul mercato non è completamente scongiurata, ovvero è molto probabile che ciò che noi mangiamo sia stato contaminato da OGM provenienti da paesi esteri. Per ora non ci sono casi conclamati di problematiche rilevate sulla salute umana che possano ricondurre al consumo di cibo ottenuto da OGM.

  1. Quanto è chiara la legislazione italiana in merito alle colture OGM e ad oggi, quali sono quelle autorizzate?

M.M: Ad oggi la legislazione italiana è più invisibile che chiara, nel senso che l’Italia (a differenza di altre nazioni europee e non) non si è mai dotata di leggi per regolare le coltivazioni OGM. Costituisce una eccezione il Friuli, che in attesa di una legge nazionale, si è dato autonomamente di una regolamentazione regionale che vieta la coltivazione di OGM. Per oltre dieci anni l’Italia ha di fatto impedito la coltivazione di piante OGM sul territorio nazionale in virtù del principio di precauzione. Mentre in Europa quindici colture OGM sono state autorizzate perché non pericolose, l’Italia vieta la coltivazione di piante OGM perché potenzialmente dannose, ma non ne impedisce l’importazione dalle aree extra e l’utilizzo per l’alimentazione animale.

E.B: C’è poca chiarezza a riguardo poiché, a mio parere, l’Italia  non vuole prendere posizione sull’argomento. Ci dovrebbe essere un maggior coordinamento con i restanti paesi dell’UE affinché si possa creare una legislazione chiara ed univoca.

  1. Data l’importanza di questa tecnologia per quanto riguarda il settore dell’agricoltura, quali sarebbero i vantaggi offerti dagli OGM a differenza delle colture tradizionali?

M.M: I vantaggi sono in primo luogo legati all’aumento della resa, il quale deriva non tanto dalla certezza che le piante producano di più, quanto dal fatto che sono significativamente più ridotte le perdite legate all’azione di insetti fitofagi (quegli insetti che si alimentano di parti delle piante che noi coltiviamo), erbe infestanti e funghi. Sebbene spesso l’agricoltura venga idealizzata, le aziende agricole devono necessariamente trarre un profitto delle proprie attività e gli OGM rappresentano indubbiamente un valido aiuto nel raggiungimento di questo scopo.

E.B: Innanzitutto premetto che le modificazioni genetiche sono già presenti in natura, a volte si vuole cercare nuovo materiale genetico, dunque si sottopongono i vegetali a determinati trattamenti in modo che questa variabilità emerga naturalmente. Detto ciò gli OGM porterebbero un grande vantaggio all’agricoltura, ma soprattutto permetterebbero di accelerare i tempi di selezione di varietà geneticamente resistenti alle malattie. Molto significativa  sarebbe la possibilità di aumentare la resa di quelle colture, come la soia, che naturalmente hanno un potenziale produttivo molto basso.

  1. Restando sempre sull’utilizzo degli OGM nell’agricoltura, secondo alcuni, questo potrebbe danneggiare l’immagine della produzione italiana all’estero, lei cosa ne pensa?

M.M: Il 13 gennaio 2015, il Parlamento europeo ha sancito il diritto degli Stati membri di limitare o proibire la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul territorio nazionale, per motivi di natura economica e agricola. Questo significa che ogni nazione potrà decidere di impedire la coltivazione di OGM perché non interessanti per le proprie produzioni agroalimentari. Questo provvedimento è stata accolto con favore da diverse associazioni tra cui anche Coldiretti, secondo cui l’Italia è finalmente sicura da ogni contaminazione da OGM, a tutela della straordinaria  biodiversità e del patrimonio di distintività del “made in Italy”. La mia perplessità deriva dal fatto che, se gli OGM sono il frutto di una forma agricoltura che noi non vogliamo, non dovremmo neppure usarne i prodotti. Detto ciò è un dato di fatto che gli OGM siano già parte dei sapori tipici italiani da almeno un decennio.

E.B: Ogni anno in Italia, a causa di malattie e fitofagi, viene persa una parte della produzione di grano, mais e soia per esempio, arrecando una grande sofferenza al mercato e dei loro derivati. Se fosse possibile evitare ciò potremmo pensare di abbassare le importazioni, aumentando di conseguenza il valore aggiunto della nostra filiera. A questo punto mi sorge una domanda: un giorno potremmo dire OGM Made in Italy?

  1. Parliamo di un ingrediente in particolare, la soia, valido sostituto in molte diete e largamente utilizzata da grandi chef promotori del mangiar sano, perché così al centro del dibattito sugli OGM?

M.M: La soia è indubbiamente uno degli OGM più controversi, nel senso che sebbene essa sia resistente agli erbicidi, funzioni in modo impeccabile e abbia migliorato le rese facilitando il lavoro degli agricoltori, in parallelo ha comportato un aumento (fino al 50% negli USA) degli erbicidi utilizzati. Questi ultimi, verso cui la soia è resistente, vengono prodotti dalla stessa multinazionale che vende la soia OGM e da ciò ne deriva una situazione di quasi monopolio che, economicamente parlando, non è mai una realtà ottimale. Tra l’altro è sempre più evidente che gli erbicidi siano la causa di varie malattie per gli agricoltori. Nasce proprio dal confronto tra mais-bt e soia resistente agli erbicidi la proposta che io ho accennato al Café Scientifique di non discutere di OGM come fossero una sorta di offerta “all inclusive”, ma di decidere cosa riteniamo utile per il nostro sistema produttivo. E’ però importante precisare che il problema della soia non è legato alle sole varietà transgeniche, ma più in generale all’uso di erbicidi associati alla coltivazione della soia anche in campi in cui ad essere coltivate sono varietà non-transgeniche. L’ideale sarebbe adottare la coltivazione biologica, ma la soia biologica ha costi maggiori sul mercato e garantisce rese minori.

E.B: Negli ultimi anni si è posta una grande attenzione sull’utilizzo della soia in materia gastronomica poiché si parla sempre di più di mangiar sano, senza grassi e di regimi alimentari in grado di prevenire malattie e svariate patologie umane. Complice di tutto questo è il cambio di abitudini alimentari del consumatore moderno. La soia è infatti uno tra i prodotti maggiormente utilizzati, sia per l’ottenimento di oli ma anche di grassi sostitutivi  a quelli convenzionali. Essa ha però un costo alla tonnellata elevato, oltre al fatto che le tecnologie utilizzate nei processi di estrazione sono molto dispendiose. Avendo la soia un basso potenziale di produzione, se si potesse risolvere questo problema si otterrebbe un aumento della resa. Ciò è dunque all’origine di un grande interesse nella ricerca di soia OGM.

Concludiamo dicendo che siamo noi i responsabili di ciò che mangiamo, non consapevoli delle realtà che stanno dietro ai prodotti che troviamo sugli scaffali dei supermercati. Come sostiene Mandrioli, non bisogna imporre gli OGM ma concordare il loro utilizzo e soprattutto servirci degli strumenti culturali che possediamo per progettare un’agricoltura nuova, basata sulle nostre esigenze.

Alessia Poletti e Adriana Angelieri

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