Il caso Youtube Italia: uno squilibrio di genere

L’esplosione di Youtube, lanciato nel febbraio 2005 e già dall’ ottobre 2006 il terzo sito web più visitato al mondo dopo Google e Facebook, è dovuta innanzitutto alla sua grande facilità di utilizzo. Bastano la connessione a Internet e una videocamera (ma può bastare anche una webcam) per caricare video e tentare la fortuna. Sono le visualizzazioni, i commenti, i “mi piace” e le iscrizioni al canale a determinare il successo o meno di uno youtuber.
Youtube rappresenta proprio per questo una grande opportunità di empowerment per chiunque, uomo o donna, senta di avere un qualche talento, una eccezionale occasione di mettersi in gioco di fronte a un pubblico vastissimo. Eppure, dati alla mano, le differenze di genere, almeno su Youtube Italia, sono molti forti.

Considerando infatti la classifica dei primi 100 youtuber italiani, emerge uno squilibrio nettissimo tra uomini e donne. Nonostante Youtube Italia abbia un pubblico di utenti quasi in egual misura maschile e femminile, nelle prime 100 posizioni sono presenti solo 7 donne, e soltanto una di queste è nelle prime 20. È la celebre ClioMakeUp, che ha costruito il proprio successo pubblicando video-tutorial per insegnare alle ragazze a truccarsi.
Un caso di gender digital divide piuttosto simile a quello di Wikipedia: anche qui le donne che contribuiscono alla scrittura delle voci sono pochissime, solo il 9%, mentre i fruitori sono indifferentemente uomini e donne. Ma il caso Youtube colpisce ancora di più perché tocca la fascia d’età dei giovani (l’età media dei primi 20 youtuber italiani è di circa 24 anni).

Una disparità di genere che emerge anche da un’analisi qualitativa dei video. Soffermandoci ancora sui primi 100 youtuber, appare infatti evidente una distinzione di compiti: fatta eccezione per agnescecile (76° posto della classifica), una giovane e brava pittrice che pubblica video artistici per promuovere i propri lavori, le pochissime donne realizzano tutte video di cosmesi, mentre gli uomini realizzano video tematicamente più vari (anche se intrattenimento comico e gaming sono le categorie di gran lunga più presenti). Una disparità che mostra come i modelli culturali proposti dai media e in particolare dalla tv commerciale nell’ultimo ventennio siano ormai stati assorbiti anche da Youtube, dove cambiano lo stile, i protagonisti e il linguaggio rispetto alla tv (e quindi anche il pubblico, molto più giovane), ma certe logiche – pur con sfumature diverse – sembrano ripresentarsi immutate.

Il fenomeno si registra anche in altri paesi. In particolare nel Regno Unito si è sviluppata una discussione su questo tema avviata dal giornalista e youtuber Benjamin Cook sul suo canale ninebrassmonkeys e alimentata dai video di risposta di altri youtuber, tutti, tranne uno, donne.

A mio avviso alcune delle considerazioni che emergono dal dibattito britannico sono altrettanto incisive se riferite a Youtube Italia. Anche da noi, ad esempio, esiste un forte senso di solidarietà reciproca tra gli youtuber più famosi, e questo rende più complicato l’affermarsi di novità. Ma sarebbe semplicistico ridurre a questo fattore la scarsa presenza di youtuber donne famose, che sembra dipendere piuttosto da un differente approccio di genere all’uso di Youtube. Come è stato sottolineato nel dibattito britannico, le donne, molto più spesso che gli uomini, caricano video senza cercare il successo e la popolarità. Questo differente approccio di genere è in linea con quanto sostenuto da Roberta Bracciale in Donne nella rete. Disuguaglianze digitali di genere (2010) riguardo alla minore capacità delle donne di cogliere le opportunità di empowerment offerte da Internet, e con quanto sostenuto da Saveria Capecchi in Identità di genere e media (2006) riguardo ai “due differenti stili di fruizione dei media” che caratterizzano uomini e donne.

Una differenza che appare invece evidente tra lo Youtube britannico e quello italiano riguarda la qualità dei video postati da alcune ragazze. I video che alimentano il dibattito britannico sono di un genere che da noi di fatto non esiste perché realizzati da vere e proprie opinioniste, che svolgono argomenti intellettuali sofisticati, sanno parlare benissimo in un video, e hanno, quasi tutte, diverse decine di migliaia di subscribers. Un segno di maturità rispetto allo Youtube italiano.

Giulio Tavoni

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