She changes climate: perché il cambiamento climatico è una questione di genere?

Alcune settimane fa scrollando il feed di Instagram mi sono imbattuta in un profilo che ha subito attirato la mia attenzione. SHE Changes Climate è il nome del profilo in questione, nato a novembre 2020 con, al momento, più di 3000 follower. Leggendo i post e la descrizione in biografia scopro che si tratta di una campagna nata per garantire una rappresentazione giusta e paritaria delle donne alla prossima COP26.

Pagina Instagram Ufficiale di She Changes Climate

Pagina Instagram Ufficiale di She Changes Climate

Che cos’è la COP26?

La Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, anche detta COP, si svolge ogni anno e vede raccogliersi tutti i rappresentanti degli stati firmatari dell’UNFCC, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, aperta nel 1992. All’epoca erano 154 i Paesi membri mentre oggi sono 197.

La prima Conferenza sui cambiamenti climatici si svolse nel 1995 a Berlino. In questa occasione vennero espressi diversi dubbi e incertezze sulla capacità da parte degli Stati firmatari di riuscire a adempiere agli obblighi imposti dalla UNFCC. Invece la Conferenza che ha portato a casa il primo grande successo e che è anche la più famosa e discussa degli ultimi anni è la COP21 di Parigi del 2015. Il risultato di questo incontro fu un patto climatico globale, condiviso dai 196 Paesi membri, il famoso Accordo di Parigi.

COP21 di Parigi del 2015

COP21 di Parigi, 2015

La COP26, citata precedentemente, è la 26° sessione annuale della Conferenza che avrà luogo quest’anno tra l’1 e il 12 novembre a Glasgow, in Scozia, sotto il governo inglese e in partnership con l’Italia che ospiterà diversi eventi preparatori alla Conferenza.

Che cos’è SHEChangesClimate?

E ora veniamo alla famosa campagna in cui mi sono imbattuta. SHEChangesClimate, la cui traduzione letterale è «Lei cambia il clima», è nata quando si è scoperto che il tasso di partecipazione femminile alla commissione della COP26 sarebbe stato pari solo al 15%. Il progetto è figlio di Antoinette Vermilye, Bianca Pitt e Elise Buckle, esperte e attiviste nel settore della sostenibilità, che a dicembre hanno deciso di inviare una lettera aperta al Presidente della COP26 e ministro dello sviluppo economico britannico, Alok Sharma. Nella lettera le tre donne lanciano un appello al governo inglese chiedendo una maggiore responsabilità e trasparenza sulla parità di genere dei membri della commissione durante la COP26.

La lettera, mostrata sul sitoweb ufficiale della campagna, è stata firmata da oltre 400 donne provenienti da diversi settori ma tutte unita dalla stessa mission. In tutti i Paesi del mondo ci sono donne capaci ed esperte che hanno il diritto e il merito di usare la loro voce per rappresentare la propria nazione al COP26. La mission di breve termine è quella di vedere la prima commissione COP composta da donne e uomini in uguale percentuale, quella di lungo periodo è che in futuro ogni delegazione potrà vedere rappresentati entrambi i generi in ugual misura.

I nomi di alcune delle 400 donne che hanno firmato la lettera aperta

Come viene fatto notare nella lettera, è inconcepibile che nel 2021 metà della popolazione del nostro pianeta non venga sufficientemente rappresentata all’interno della commissione che deciderà l’inquadramento e i contenuti della COP26, una delle Conferenze più importanti che avrà luogo quest’anno. Dare visibilità e voce alle donne significa permettere un pluralismo informativo. Una delegazione che rappresenta equamente l’intera popolazione permette di fornire ed esprimere molteplici opinioni e visioni del mondo, fattori chiave nel prendere decisioni così importanti come quelle riguardanti i cambiamenti climatici che il nostro pianeta sta affrontando.

Al momento, come mostrano i post Instagram sul profilo ufficiale, grazie alla campagna sono stati fatti degli importanti passi avanti. Si è riuscita ad ottenere una maggiore trasparenza, infatti sono stati resi pubblici i nomi dei membri della commissione, una maggiore responsabilizzazione, e si è raggiunto un dialogo costruttivo con il Presidente della COP26, Alok Sharma. Sono dei buoni risultati ma non ancora sufficienti. Questa Conferenza potrebbe rappresentare per il governo inglese l’occasione da cogliere per prendere una posizione al riguardo, permettendo una maggiore inclusione e rappresentanza di tutte le minoranze, che siano queste etniche, di genere o orientamento sessuale.

A cura di Caterina Baccigotti

https://www.shechangesclimate.org/

https://ukcop26.org/

S. Capecchi (2018), La comunicazione di genere, Carrocci Editore, Roma.

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