La Comunicazione Pubblica e l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle PA

Nella giornata di mercoledì 17 Febbraio la Redazione ha seguito il webinar “La Comunicazione Pubblica e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile della PA”, organizzato dall’Associazione della Comunicazione Pubblica, che si occupa da vent’anni di questioni legate alla cultura della Comunicazione Pubblica nella PA, e dal Movimento Europeo in Italia.

Ad aprire l’incontro sono stati Leda Guidi, Presidentessa dell’Associazione Comunicazione Pubblica, e Pier Virgilio Dastoli, Presidente Movimento Europeo Italia.

Tra gli ospiti ad intervenire: Manlio Calzaroni, Responsabile Ricerca ASviS; Federico Pizzarotti, Vice Presidente ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani; Alessandro Broccatelli, Componente dell’Ufficio di Presidenza delle Autonomie Locali Italiane; Annalisa Rampin, Presidente Intesa programmatica d’area Asolo – Montegrappa; Prisco Piscitelli, Vice Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale; Vincenzo Le Voci, Segretario Generale Club di Venezia.

Ciascuno degli ospiti, moderati dal Segretario Generale dell’Associazione Comunicazione Pubblica Marco Magheri, ha apportato il suo contributo nel dibattito sulle innovazioni e sulle sfide nel processo di sviluppo sostenibile della Pubblica Amministrazione.

Sostenibilità e sviluppo nelle pubbliche amministrazioni

Nel discorso di apertura è proprio Leda Guidi a sottolineare, riprendendo il discorso del Presidente del Consiglio Mario Draghi in Senato, come le parole “sostenibilità” e “sviluppo” – oggi più che mai – assumano un ruolo fondamentale per uscire dalla situazione attuale legata alla pandemia e procedere verso il futuro. Dalle dichiarazioni programmatiche di Draghi, anche la necessità di una riforma della Pubblica Amministrazione rappresenta un tema caldo da affiancare ad altri quali la digitalizzazione, il rafforzamento delle competenze dei dipendenti pubblici, il miglioramento delle reti al servizio dei cittadini e delle Pubbliche Amministrazioni, la tempestività produttiva e la comunicazione con i cittadini.

Il rinnovamento della Pubblica Amministrazione poggia dunque su alcuni punti fondamentali: il primo consiste in un approccio condiviso di open government, in quanto i dati sono un bene comune e devono essere messi a disposizione della comunità; in seconda battuta, le Pubbliche Amministrazioni hanno bisogno di indicatori stabiliti e chiari per misurare tanto i processi comunicativi, quanto quelle delle performance; non da meno, il terzo aspetto riguarda la necessità di percorsi formativi specializzati, che forniscano competenze agli esperti di comunicazione, i quali si rivolgono e mettono in relazione attori diversi, pubblici e privati; infine, come ultimo punto, l’ideazione e attuazione di politiche e pratiche di prossimità, includendo una comunicazione che valorizzi i capitali sociali dei territori e che crei cooperazione costante all’interno del territorio stesso.

In tal senso, la comunicazione incorpora una funzione essenziale e strategica nel dialogo tra cittadini e cittadine e le Pubbliche Amministrazioni, che sono chiamate a informare in modo adeguato, affidabile, inclusivo ed etico, anche sugli obiettivi dell’Agenda 2030, obiettivi che non sono solo formali, ma sostanziali e devono essere declinati in politiche, pratiche e azioni.

Una riforma necessaria e urgente

In merito alla riforma della Pubblica Amministrazione, Pier Virgilio Dastoli ha sottolineato anche l’urgenza di tale trasformazione: l’Agenda 2030 è stata sottoscritta nel Settembre 2015 da 193 Paesi delle Nazioni Unite, prevedendo 17 Goals – e forse anche un ipotetico diciottesimo, più legato alla comunicazione per le Pubbliche Amministrazioni- e 169 Target che li rendono sostanziali. Tali obiettivi sono da raggiungere entro il 2030 e ad oggi restano poco meno di nove anni.

Oltre alla scadenza del 2030, Dastoli ricorda anche l’anno 2050, termine ultimo del Green Deal, una “tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’UE.” [1]

Parlando di salute, ambiente e comunicazione, Piscitelli sottolinea poi come il Green Deal possa essere considerato: “un vaccino sociale, che può proteggerci, mirando a modificare i modelli di crescita verso ambiti di sostenibilità, modificando tutta una serie di parametri che sono alla base di disuguaglianze”.

L’Italia deve quindi sviluppare una prospettiva di medio-lungo periodo, pensando al contributo che svolgerà quest’anno in numerose iniziative, dal G20 di Ottobre fino a tutte le reti che accompagnano questo incontro dei vertici, come il Business 20 (B20), dedicato alle realtà imprenditoriali, e Labour 20 (L20), che riunisce i rappresentanti del mondo sindacale.

Agenda 2030: un piano d’azione concreto e misurabile

La comunicazione pubblica svolge quindi un ruolo fondamentale e trasversale nell’informazione ai cittadini, a supporto dell’operato politico.

A tal proposito, Manlio Calzaroni ha ribadito come il tema della comunicazione pubblica non sia sovrastrutturale a quello dell’Agenda 2030: questa infatti non è “un manuale dei sogni o dei desideri”, ma un piano d’azione concreto, che prevede la partecipazione attiva dei cittadini e l’inclusione.

Per questo motivo ASviS, monitorando il grado di congruità dei movimenti delle PA rispetto agli obiettivi e target dell’Agenda 2030, ha messo in campo una metodologia che definisce indicatori ex ante, i quali misurano la situazione attuale, da confrontare con lo stato da raggiungere.
Sulla base di questi indicatori, il quadro italiano è tutt’altro che omogeneo: alcuni dati sono molto positivi, come nel caso dell’energia rinnovabile, mentre altri non solo sono di segno negativo, ma addirittura nel lungo periodo vanno verso la retrocessione [2].

Territorialmente, il report di ASviS fotografa un’Italia divisa in aree, con caratteristiche e sviluppi differenti sulla base degli obiettivi monitorati. Ciò che manca è quindi la definizione di obiettivi specifici per ciascun territorio, l’uno diverso dall’altro, e un’articolazione territoriale per gli interventi da operare.

Il passo successivo è quello di rendere tali informazioni pubbliche, non limitandosi quindi alla circolazione interna alle Pubbliche Amministrazioni, ma mettendole a disposizione dei cittadini e delle cittadine. Con questi ultimi, le PA devono dialogare nella definizione di piani d’azione e, non da meno, devono permettere e incentivare la partecipazione attiva.

Comunicazione pubblica territoriale: luci e ombre

Alcuni Comuni, Province e Regioni si stanno muovendo in questa direzione, distinguendo delle professioni dedicate (Portavoce, Ufficio Stampa e URP) e instaurando un dialogo con cittadini e cittadine in un clima di scambio non conflittuale. A tal proposito, il sindaco Federico Pizzarotti ha affermato come: “la chiave di lettura sia entrare nella quotidianità, far capire l’impatto nella vita di tutti i giorni (…). Noi dobbiamo, a partire dai 169 Goals, far capire che ognuno nel suo piccolo e nel suo diverso ruolo, sia al lavoro che a casa, può avere un impatto”.

Sulla stessa linea è anche Alessandro Broccatelli, che sottolinea l’importanza di elaborare una strategia di comunicazione: “dobbiamo cominciare a cambiare qualcosa nei sistemi di produzione, di fruizione, di conduzione, nelle relazioni. Il cambiamento ha però molti fattori di resistenza.” Dal punto di vista locale sono state lanciate numerose iniziative, tra le ultime quella di “Comuni Sostenibili”, con l’obiettivo di “omogeneizzare” il concetto di sostenibilità e non parcellizzarlo per singoli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Annalisa Rampin, parlando dell’area di Asolo e Monte Grappa (candidata al MAB – Man and Biosphere – dell’UNESCO, oltre che luogo emblema di unità nazionale e pace tra i popoli) ha spiegato le difficoltà che un territorio riscontra in termini di programmazione e visione unitaria per lo sviluppo locale.

Attraverso il dialogo con le realtà presenti e il coinvolgimento della popolazione, all’interno del territorio si è diffusa una consapevolezza delle ricchezze presenti: “il tema è quello di raccontare quello che stiamo facendo, ma raccontarlo in modo univoco; essere in grado tutti di parlare la stessa lingua, di farci comprendere e di far capire a tutti i cittadini qual è il progetto ambizioso che vogliamo portare avanti”.

Condivisione di modelli e pratiche

La lettura strategica della comunicazione, tanto nella misurazione quanto negli effetti, deve essere poi valutata sia a livello nazionale che internazionale.

I comunicatori sono quindi chiamati a riflettere su temi di fondo che riguardano lo sviluppo sostenibile e confrontarsi tra di loro, nella condivisione di principi portanti. “Non si è in grado in molti ambienti nazionali di allestire; c’è bisogno di specialisti” – sottolinea Vincenzo Le Voci – “in grado di verificare in che misura i programmi di comunicazione hanno avuto un certo effetto. Soprattutto quando si tratta di analizzare i risultati (…) manca la capacità di tradurli in qualcosa di fattuale.” Il rischio è di non fornire un quadro continuativo, in cui la comunicazione possa operare efficacemente.

In chiusura all’evento, si auspica che negli anni a venire abbia luogo un turnover della Pubblica Amministrazione, introducendo uno spazio di rilievo anche per la comunicazione, sempre più inclusiva e che riduca le distanze tra PA e cittadini e cittadine verso uno sviluppo sostenibile.

“Abbiamo molta strada da fare e poco tempo a disposizione. Rimbocchiamoci le maniche insieme” è l’invito conclusivo di Leda Guidi.

A cura di Lisa Bernardini


[1] Green Deal – Commissione Europea

[2] Rapporto ASviS “I territori e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile

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