Grameen Italia: intervista a Valentina Gasperini

Valentina è una ragazza che con la sua costanza ed il suo impegno ha svolto un ottimo percorso di studi lungo gli anni, lavorando sodo e arrivando a conseguire, con la sua umiltà degli eccellenti traguardi;la sua strada però non è ancora finita! Attualmente lavora presso la Fondazione Grameen Italia a Bologna.

Conosciamola!

Quanti anni hai, che cos’hai studiato, quando ti sei laureata e dove lavori attualmente.

Classe 1990, bolognese. Ho frequentato un liceo linguistico italo-francese che mi ha permesso di imparare molto bene le lingue. Successivamente, ho frequentato i corsi dell’Università di Bologna, che è mater di tutti i miei studi. Ho conseguito la laurea triennale in Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali e la magistrale in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale.

Infine, dopo la laurea e mentre lavoravo, ho conseguito il Master in Economia della Cooperazione.

Ho conseguito la laurea magistrale impiegando quasi il doppio del tempo: nel frattempo ho lavorato molto, ho attraversato una crisi esistenziale destabilizzante, mi sono chiesta più volte chi sono e cosa voglio fare “da grande” (per poi capire che è una domanda priva di fondamento logico) e infine, per davvero! Mi sono laureata con lode grazie a una tesi sperimentale scritta in inglese per la quale ho dato davvero l’anima. Il segreto? L’argomento mi stava davvero a cuore: ho studiato come una organizzazione non-profit che svolge attività di pressione, la c.d. advocacy, presso le istituzioni pubbliche (nel mio caso studio erano quelle europee) possa auto valutare la propria efficacia. Il mio caso studio si occupa di contrastare l’uso di pesticidi in agricoltura in difesa degli insetti impollinatori.

Ci tengo a sottolineare che non sono affatto pentita di aver lavorato durante gli studi. È innegabile che questo abbia pesato sul mio portafoglio in termini di costi, ma mi ha consentito di “mettere il muso” dove volevo, sbirciando dalla posizione privilegiata che ti regala lo status di studentessa, per carpire gli elementi essenziali delle professioni che mi interessavano.

Negli anni dell’università ho iniziato con tanta gavetta non pagata che ho accettato perché erano tutti progetti senza fine di lucro oppure start-up non ancora arrivate a mercato. Ho imparato a fare siti internet e piccoli (anche pietosi, diciamolo) lavori di grafica.
Poi sono arrivati i lavori veri e propri, quelli pagati.
Ho fatto la social media manager, ho cominciato da lì come quasi tutti i miei compagni di corso: sembrava il lavoro del futuro. Ho capito che è un mestiere che mi repelle.  

Infine, ho partecipato con altre 3 persone alla realizzazione di un documentario intitolato “Con i piedi per terra” 

Per scrivere la tesi mi sono ritirata su un colle marchigiano in un borghetto animato si e no da 12 persone. Non ho scritto una mazza ma sono stata da regina. Tornata a Bologna ho scritto la tesi, ho attraversato un periodo familiare complesso e infine mi sono laureata: è stato il giorno più bello della mia vita. Non ho mai ricevuto così tanto affetto.
A un mese dalla laurea sono stata invitata per un colloquio da Fondazione Grameen Italia, perché negli anni dello studio avevo lavorato per un suo collaboratore che aveva apprezzato il mio lavoro.
Attualmente, e ancora per un mese, lavoro lì. Nel mio futuro spero di abbandonare gli uffici e i palazzi per andare in campagna.

Di cosa si occupa la fondazione?

La Fondazione Grameen Italia è una piccola organizzazione non-profit nata a Bologna una decina di anni fa, dall’impulso di un team di professori dell’Università e grazie all’appoggio del Premio Nobel per la Pace il Prof. Yunus. Il Prof. Yunus, infatti, è il fondatore della Grameen Bank, la “banca del villaggio”, dalla quale la Fondazione prende il nome.

Nel segno tracciato dall’opera decennale del Prof. Yunus, la Fondazione si occupa di accompagnamento al microcredito per l’impresa, educazione finanziaria e realizzazione di progetti sociali utili a favorire l’inserimento socioeconomico delle persone in condizioni di svantaggio.

Ovvero, la Fondazione aiuta le persone a ottenere piccoli prestiti (i microcrediti) dalle banche per finanziare attività di impresa, tiene corsi di formazione e realizza progetti che trattano di impresa ed educazione finanziaria, rivolgendosi in particolare al territorio appenninico.

Che ruolo hai all’interno della fondazione e di cosa ti occupi?

Il giorno del colloquio ho messo in chiaro una cosa: sarei entrata per fare comunicazione ma puntavo a scrivere progetti di natura sociale e, un giorno, a diventare coordinatore di progetto (il c.d. project manager, che purtroppo è diventato un job title abusatissimo).
Così è stato, grazie al mio impegno, alla disponibilità della Fondazione e a qualche colpo di sfortuna che si è rivelato per me vantaggioso.

Il primo anno di lavoro ho svolto il mestiere della comunicazione: ho realizzato materiali grafici, scritto comunicati stampa, organizzato eventi, curato i social, gestito il sito.
Poi ho iniziato a fare tutto il resto: tenuto corsi di formazione, scritto progetti in risposta a bandi pubblici, curato le pubbliche relazioni, realizzato progetti, formato i tirocinanti. Come dicevo, sto per lasciare la Fondazione. Al momento lascio libera una posizione da coordinatore e progettista.

In che modo sei giunta a lavorare per questa fondazione?

Grazie a un lavoro svolto in passato per un loro collaboratore. Insomma, il passaparola.

In base al percorso di studio che hai svolto, il tuo lavoro cosa ti permette di applicare?

Il mio percorso di studio mi ha dato gli strumenti per analizzare la complessità del reale. Mi ha reso meno sprovveduta. All’epoca il corso si focalizzava maggiormente sul Terzo Settore, invece che su quello dell’impresa for-profit, e questo mi ha permesso di essere aggiornata sulle questioni più attuali che ne animano il dibattito: il bilancio sociale o di sostenibilità, la progettazione partecipata, la valutazione di impatto sociale.

E soprattutto il corso in comunicazione mi ha insegnato una cosa fon-da-men-ta-le: il metodo di lavoro.

E cosa invece hai imparato “sul campo”?

Tutto il resto. Ma ripeto che io ho dovuto compiere un “salto professionale”: generalmente sono altri i corsi di studio che preparano al mio lavoro, generalmente quelli afferenti alle Scienze Politiche.

Hai qualche consiglio da dare ai neo laureati?

Imparate a studiare per voi stessi e non per il voto, fate esperienza, non fatevi affondare dai timori ma non siate arroganti. Allenate il pensiero critico ma non siate criticoni, c’è una bella differenza. Non temete il futuro ma non fatevi cogliere impreparati. Coltivate lo spirito. Seguite gli interessi, che non sempre sono la stessa cosa delle passioni. La vita è una sola. AVANTI TUTTA!

Grazie Valentina per aver condiviso con noi la tua esperienza, con l’augurio che i tuoi prossimi percorsi siano ricchi di soddisfazioni ed opportunità.

A cura di Alessia Vivian

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