La guerra dello streaming: Disney+ sfida i competitor

I sogni son desideri. Dopo il lancio ufficiale avvenuto negli Stati Uniti lo scorso 12 novembre, il 24 marzo è approdata anche in Italia la nuova piattaforma di streaming online Disney+.

Esattamente come i suoi competitor più “anziani”, Disney Plus, si presenta come un servizio di streaming on demand fruibile, tramite il sito web o l’app ufficiale, su pc, tablet, Smart TV e svariati altri dispositivi digitali. La piattaforma è organizzata in cinque sezioni: Disney, Pixar, Marvel, Star Wars e National Geographic. Da un punto di vista puramente estetico, essa richiama immediatamente le atmosfere magiche dell’universo Disney – anche solo accedendo alla schermata principale – ed è sicuramente su questo che ha costruito la sua brand awareness.

Ma qual è esattamente il suo posizionamento? E soprattutto, a quanti abbonamenti mensili/annuali, che forniscono lo stesso servizio, si può abbonare l’utente medio?

DisneyPlus

A primo impatto, il posizionamento di Disney+ sembra essere quello di diretto competitor di altre piattaforme di streaming come Netflix, Prime Video, NowTv e Infinity; in realtà, non è propriamente così. Il target a cui si rivolge infatti è molto più ristretto e molto meno generalista: sebbene alcuni titoli abbiano tutte le carte in regola per esercitare attrazione su tutti gli utenti, la piattaforma è pensata prevalentemente per i bambini e gli appassionati del mondo Disney. In generale, si adatta in particolare alle famiglie, più o meno numerose, composte da elementi appartenenti a tutte le fasce di età.

I contenuti inclusi comprendono infatti film, cartoni e serie tv Disney e Disney Pixar, tra cui anche cortometraggi degli anni ’50-’70 con cui sono cresciuti generazioni differenti, film e serie dell’universo Marvel e Star Wars, che si indirizzano anche a un pubblico più adulto, e documentari National Geographic, pensati per grandi e piccoli. Oltre a ciò, il catalogo prevede anche produzioni originali, alcune già disponibili come “Lilli e il Vagabondo Live Action”, altre in uscita, e contenuti extra esclusivi che indagano i “dietro le quinte” dei primi cartoni animati prodotti.

La comunicazione di lancio è stata sicuramente più debole rispetto alle altre, limitandosi a uno spot televisivo e post sponsorizzati su Facebook, soprattutto se paragonata a quella di Netflix, piattaforma leader del settore la quale sin da subito si è costruita una brand image molto forte attraverso una comunicazione particolarmente incisiva e accattivante. Tuttavia, Disney+ sembra essere dotato delle stesse funzionalità che hanno garantito a Netflix il successo, come i suggerimenti dei contenuti in base ai gusti di ciascun utente, la possibilità di scaricarli e guardarli anche in modalità offline e di creare la propria lista personalizzata di film e serie da guardare. La tariffa mensile è molto simile a quella di altre piattaforme, ammontando a 6,99€, e l’abbonamento consente il collegamento fino a quattro schermi diversi, ma l’opportunità di usufruire della prova gratuita è prevista solo per una settimana, anziché un mese.

In ogni caso, l’arrivo di Disney+ ha causato non pochi sconvolgimenti nel catalogo di altre piattaforme, in primis Netflix, comportando la rimozione di molti contenuti Disney e Marvel dal catalogo.

Sicuramente, il fatto di essere stato lanciato in un momento in cui, a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19, in cui la popolazione si trova costretta tra le mura domestiche, ha consentito a Disney+ di partire in vantaggio, segnando diversi punti a suo favore. Quando, però, l’emergenza sarà finita – e per questo ci auguriamo il prima possibile – e nel momento in cui ci sarà da fare una scelta, quanti lo preferiranno ad altri servizi?

Chissà se la magia del mondo Disney basterà per continuare a incantare i suoi utenti per lungo tempo.

 

Michela Casprini

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