Erasmus e Covid-19: la scelta di chi ha deciso di rimanere

Alessia è una ragazza che frequenta il corso di laurea in Farmacia presso l’Università degli Studi di Padova. Il 19 febbraio è partita per la sua esperienza Erasmus a Saragozza, della durata di sei mesi. Per due settimane e mezzo circa ha avuto l’opportunità di iniziare a vivere a pieno la sua esperienza, la cui normalità è stata interrotta verso metà marzo.

Quando sono scoppiati i casi dei focolai di Coronavirus in Italia, hai notato un trattamento diverso rispetto a prima?

Per prima cosa, devo specificare che sono partita per la mia esperienza poiché sto svolgendo un lavoro di tesi sperimentale per la mia laurea; a differenza di un “normale” Erasmus svolto all’interno di corsi universitari, mi trovo a lavorare in laboratorio sicuramente con un minor numero di persone. In questi casi può fare la differenza, non vi è stato un esplicito comportamento astioso nei miei confronti, ma spesso mi si rivolgevano con delle “battutine”, per esempio: ahah ci avete portato il virus, grazie tante. Non si notava una vera e propria discriminazione, ma piuttosto un sentimento di preoccupazione e diffidenza. Per fortuna tutto ciò non accadeva con i miei coinquilini spagnoli.

L’università italiana come si è comportata a riguardo?

Inizialmente il 12 marzo mi è arrivata una e-mail da parte del servizio Erasmus della mia università, dove mi veniva richiesto di prendere una decisione in un paio d’ore riguardo ad un mio possibile rientro in Italia; in quel momento io ero anche abbastanza tranquilla poiché qui il governo non aveva ancora preso nessuna misura contenitiva, il numero di casi era abbastanza contenuto e tutti vivevano nella loro normalità. Questa e-mail mi ha messa in crisi poiché la decisione di un possibile ritorno doveva essere presa molto velocemente ed è stato per me come un fulmine a ciel sereno.
Se avessi deciso di ritornare a casa, ci sarebbe stato un volo eccezionale da Madrid a Roma. Una delle ragioni che mi ha convinta a rimanere, era il fatto che ero già a casa da una settimana, (poiché mi sono influenzata), avrei dovuto prendere un treno per arrivare a Madrid, un aereo per arrivare a Roma e un treno per arrivare a Padova, il tutto non sapendo se avrei dovuto sostare a Roma per un possibile isolamento. Non me la sono sentita di viaggiare dato che appunto ero cagionevole di salute.
Qualche giorno dopo, mossa da alcuni dubbi ho provato a fare una ricerca sui possibili voli che avrei potuto prendere, l’ambasciata di Madrid ha risposto che sarebbero stati disponibili dei voli fino al 19 marzo, in realtà però contattando l’aeroporto, è stato riferito che il volo a cui ero interessata non era programmato. Il clima era molto confusionario e ricco di tensione. In ogni caso, da parte del servizio Erasmus, ci venivano inviati quasi giornalmente delle informazioni riguardo alle comunicazioni dell’ambasciata di Madrid.
In seguito, il 18 marzo mi è arrivata una notizia dall’Ambasciata, riguardo a dei voli garantiti  (nei successivi tre giorni) dalla Farnesina tramite Alitalia (sempre da Madrid a Roma o da Malaga a Roma); in quel momento ho definitivamente deciso di rimanere in Spagna.

Perché hai deciso di rimanere in Spagna?

Fondamentalmente, il primo motivo che mi ha portato a prendere questa decisione è stata inizialmente il mio stato di salute (poiché nonostante non avessi più l’influenza non mi ero ancora totalmente ripresa e a causa di ciò  le probabilità di contrarre il virus erano maggiori); in un secondo momento, le mie preoccupazioni riguardavano la difficoltà del viaggio che avrei dovuto intraprendere poiché era composto da più step, aggravato dal fatto che in Spagna era appena stata dichiarato lo stato di quarantena obbligatoria e avevo paura di una possibile interruzione del viaggio lungo la via.
Un altro motivo di preoccupazione era il fatto che se nel viaggio avessi contratto il virus (anche in modo asintomatico), una volta a casa avrei potuto contagiare la mia famiglia, in particolar modo ero preoccupata per i miei genitori, che non essendo più tanto giovani avrebbero potuto avere delle conseguenze più gravi.
Un altro fattore decisivo è stato il fatto che una volta a casa avrei dovuto passare 14 giorni in isolamento nella mia camera, evitando il più possibile i contatti con la mia famiglia, mentre qui nonostante stia comunque vivendo in quarantena, condivido la mia quotidianità con i miei coinquilini.

Che effetti avrà tutta questa situazione sulla tua esperienza Erasmus?

È una situazione molto dubbia. Non so ancora quando potrò tornare a lavorare presso i laboratori dell’Università, non so se quando questa situazione sarà conclusa avrò abbastanza tempo per completare il mio lavoro, se dovrò cambiare la mia tesi da modalità sperimentale a compilativa. Ad oggi non ci sono risposte chiare poiché non si sa effettivamente come la situazione si evolverà. Al momento quindi non sto lavorando per la tesi ma sto studiando per gli esami che darò in Italia al mio ritorno.

Quando avevi i sintomi che presenta il virus come ti sei comportata a riguardo?

Ho iniziato ad avere forti mal di testa e raffreddore, in seguito mi è salita la febbre ed ho iniziato ad avere tosse (anche la mia coinquilina presentava gli stessi sintomi). Quando ho scoperto di avere la febbre ho immediatamente chiamato il numero delle emergenze sanitarie spagnolo, spiegandogli l’intera situazione, compreso il  fatto che ero proveniente dall’Italia. Mi sono state fatte una serie di domande riguardo la mia provenienza oltre alle classiche generalità, poi ci è stato comunicato che sarebbero venuti a farci il tampone nel giro di qualche ora. Dopo diverse ore di attesa, siamo state ricontattate dicendoci che dato che io ero arrivata dall’Italia da più di due settimane (senza nessun tipo di visita), non ci avrebbero eseguito il tampone poiché secondo loro era un semplice caso influenzale. Dato che comunque eravamo incerte, il giorno seguente (senza altre alternative), ci siamo recate in un centro medico per essere visitate. A quel punto dopo aver posto il mio dubbio di avere il virus e specificata la mia provenienza, ci hanno immediatamente isolate in una stanza, fatto indossare mascherine e guanti, delimitando l’area davanti la porta della stanza in cui eravamo. Nonostante i casi in Spagna fossero in aumento, erano totalmente impreparati, non sapevano come trattarci e loro stessi non adottavano misure preventive. Dopo quattro ore in attesa del tampone, sempre senza alcun tipo di visita, ci hanno rimandate a casa dicendoci di aspettare il tampone lì. In queste quattro ore, inoltre ci hanno aggregato un altro ragazzo  proveniente da Valencia (dove i casi erano maggiori) che presentava gli stessi sintomi, lasciandoci a noi stessi.
Finalmente la mattina seguente sono venuti a farci il tampone, questa volta però prendendo tutte le precauzioni. Il giorno seguente non avendo ricevuto alcun tipo di informazione riguardo l’esito, abbiamo deciso di chiamare il centro medico dove siamo state per sapere se avevano qualche informazione in più; da li abbiamo scoperto che avevano già ricevuto l’esito del tampone, risultante negativo. Ciò che mi fa riflettere è il fatto che in tutto ciò siamo state noi ad attivarci anche per sapere l’esito, la sanità spagnola, a mio parere, sembra che abbia inizialmente sottovalutato il problema, come se fosse solo italiano. Per fortuna in tutto ciò io non sono stata infettata.

Ringraziamo Alessia per aver voluto condividere la sua esperienza con noi e sperando che ovunque l’emergenza rientri, le auguriamo di poter tornare presto alle sue ricerche e al sogno di Erasmus rimasto a metà.

Alessia Vivian

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...