Algoritmi e questione di genere: una lectio online di Marzia Vaccari partendo dai casi Netflix e Amazon

Internet nasce intorno agli anni ’90 come una rete aperta e orizzontale, ma importanti cambiamenti stanno avvenendo negli ultimi anni tanto da costruire scenari che nessuno forse aveva immaginato. L’infrastruttura della rete è infatti tutt’oggi libera, ma si sono creati dei monopoli intorno alle forme di espressione computazionale attraverso i grandi colossi (Google, Amazon, Netflix) che creano forme di fidelizzazione e di dipendenza. Proprio l’utilizzo della psicologia pervasiva rende Internet una tecnologia neutra, ma non neutrale.

Alla base delle piattaforme software dei principali colossi delle ICT operano degli algoritmi. E’ la resa definitiva ad un determinato tipo di logica, quella che assegna di volta in volta “ad altro da se stessa” la responsabilità delle azioni (intelligenza artificiale). Un algoritmo è definibile come un insieme di istruzioni dettagliate; è un codice informatico, un modello, uno schema che viene elaborato dalla macchina. Brevemente, lo possiamo descrivere come un input che produce un output. Lo studioso Seres parla del codice come una medaglia a due facce contraddittoria: accessibile e segreta. Nella società odierna si parla di civiltà dell’accesso, ove il codice diventa il corrispettivo linguistico e cognitivo di questa cultura: la apre o la preclude. Fino a pochi decenni fa infatti si parlava di una “conoscenza dichiarativa” (“il sapere cosa”) fatta di nomi, significati, dati e regole. Oggigiorno invece parliamo di una “conoscenza procedurale”, accessibile, appunto, mediante uno specifico linguaggio o codice. Occorre precisare però che queste importanti scoperte tecnologiche, come gli algoritmi, derivano da invenzioni umane non molto recenti. L’algoritmo più diffuso e maggiormente utilizzato dai grandi colossi come Netflix deriva infatti da una scoperta risalente agli anni ’40 nell’ambito della Seconda Guerra Mondiale. Il matematico Wald, analizzando gli aerei degli alleati che non erano stati abbattuti durante il conflitto, riuscì a capire, attraverso la creazione di uno schema di imputazione dei dati mancanti (firma statistica), quali parti dei bombardieri occorreva rinforzare, ovvero quelle che non erano state colpite dai proiettili. E’ facilmente intuibile come questo schema renda visibile l’invisibile. Bene, è proprio questo principio ad essere alla base delle piattaforme come l’e-commerce, capaci di suggerire all’utente dei consigli d’acquisto sulla base delle ricerche da esso effettuate in precedenza.

Raffigurazione grafica semplificata del modello di predizione di Wald

Proprio su questo algoritmo si basa Netflix, la piattaforma statunitense operante nella distribuzione via internet di film, serie televisive e altri contenuti di intrattenimento a pagamento. Dal 2013 si occupa di produzione cinematografica e televisiva e la distribuzione online si è ampliata fino a raggiungere 190 paesi. L’algoritmo CINEMATCH viene utilizzato da questo colosso sia per progettare e realizzare un prodotto che sia congeniale per gli utenti, sia per studiare e modellare il comportamento del cliente, in modo tale da proporre a questo contenuti interessanti sulla base delle sue preferenze. Per soddisfare 109 milioni di abbonati, Netflix ha messo insieme un sofisticato modello algoritmico per descrivere le relazioni culturali tra le singole opere cinematografiche e televisive. Lo scopo di Netflix non è difatti cercare di vendere idee americane a un pubblico straniero, quanto piuttosto idee internazionali a un pubblico globale. Da questo punto di vista questa piattaforma rappresenta una grande fortezza del multiculturalismo e della differenza di genere.

Per quanto riguarda la differenza di genere, l’ambito della tecnologia è da sempre stato considerato estraneo al genere femminile. In realtà, come ci dimostrano i resoconti della studiosa Sadie Plant, le donne non hanno avuto un ruolo sussidiario dal momento in cui sono state le simulatrici, le assemblatrici e le programmatrici delle macchine digitali. L’autrice Wendy Hui Kyong Chun a sostegno di questa tesi afferma: “si potrebbe dire che la programmazione è diventata programmazione e che il software è diventato software quando i comandi sono passati dal comando ad una “ragazza” al comando ad una macchina.”

Nella sua seconda lectio online, che si è svolta ieri, venerdì 3 aprile, Marzia Vaccari, docente di Media digitali e genere presso la nostra laurea magistrale, ha approfondito la questione della traduzione automatica e degli algoritmi dal punto di vista di genere. Di questo vi parleremo nei prossimi giorni!

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