Influencer, responsabilità ed etica della comunicazione durante la pandemia

In questo momento di emergenza sanitaria siamo stati costretti ad abbandonare molte delle nostre abitudini e a mettere da parte le nostre vite frenetiche, i nostri impegni, i nostri progetti e le nostre aspettative. Tutto è stato messo in pausa e ogni aspetto della nostra vita è stato come congelato, cristallizzato in un’attesa la cui durata resta ancora indefinita. Tutto questo ha fatto sì che le nostre vite cambiassero di punto in bianco e in maniera così radicale a tal punto che ognuno di noi sente in qualche modo una forte esigenza di esternare i propri sentimenti e condividere la propria opinione riguardo a tutto ciò.

Fino a qualche anno fa questo non era assolutamente possibile, gli unici medium ad avere una voce erano la televisione, la radio e le testate giornalistiche. Ma, grazie al web 2.0, ognuno di noi diventa medium e acquisisce la possibilità non solo di fruire dei contenuti ma anche di generarli e modificarli. Ognuno di noi, attraverso il proprio profilo, ha la libertà di esprimere la propria opinione e di farla arrivare ad un pubblico più o meno ampio. Libertà è quindi la parola chiave: totale libertà di espressione e di pensiero. Tuttavia, la libertà implica una condicio sine qua non assolutamente ineludibile: la responsabilità. Responsabilità significa rispondere delle proprie azioni e delle conseguenze che ne seguono. Ognuno di noi, quindi, nel momento in cui si pone davanti alla telecamera frontale del proprio smartphone ed esprime liberamente la propria opinione ha sulle proprie spalle, volente o nolente, il peso e la responsabilità di ogni parola che dice. E, ovviamente, il peso delle parole cambia se sei un influencer e hai milioni di follower.

pubblico

Nel mondo dei social media chi ha molti follower, e dunque un grande pubblico, viene definito influencer: si tratta quindi di una persona che, per carisma, competenza o popolarità, riesce a influenzare le opinioni, i comportamenti, gli atteggiamenti e le scelte del proprio pubblico o di un segmento di popolazione. Proprio in virtù di questa dimensione di influenza che li caratterizza gli influencer hanno un forte potere e le opinioni che essi veicolano hanno un peso non indifferente essendo i social media prevalentemente frequentati da un target molto giovane e facilmente condizionabile. Cosa succede però se gli influencer diffondono un messaggio negativo?

Recentemente si è parlato del caso di una famosa attrice americana che ha minimizzato l’epidemia in corso lamentandosi della quarantena e mostrando un atteggiamento in contrasto con quanto richiesto dalle autorità. In questo momento, soprattutto per i più giovani, è difficile stare in casa, lontano dagli amici, dal fidanzato o dalla fidanzata e rinunciare a tutte quelle attività che prima erano all’ordine del giorno. E se già in prima battuta era difficile far rispettare le regole, da loro forse poco comprese e concepite come restrittive, lo è ancor di più se una delle loro paladine, uno dei loro modelli incita a non farlo.

A partire da questo episodio e molti altri che sono nati nel web in questi mesi, ma non solo, si può riflettere su quanto sia significativo il ruolo che queste persone hanno nella costruzione della realtà sociale e sulla responsabilità etica che le investe in virtù della loro influenza. Parlare ad un ampio pubblico implica la responsabilità di dare un maggiore peso alle parole, idee e pensieri che si vogliono trasmettere e valutare attentamente ognuno di questi. Sebbene i social devono la loro forza anche alla spontaneità che li caratterizza, a questa comunicazione immediata che permette di esprimersi direttamente senza filtri o censure, tuttavia quando si ha un forte potere di influenza è necessario valutare le possibili interpretazioni e conseguenze che il messaggio potrebbe arrecare.

etica

Soprattutto chi è visto e ascoltato da un grande pubblico deve considerare e seguire il principio fondamentale dell’agire morale per cui non si deve perseguire la salvaguardia di un interesse individuale ma quest’ultimo deve essere messo in secondo piano a favore della diffusione di un punto di vista che può essere universalmente condiviso. Sebbene non esista una vera e propria regolamentazione scritta riguardo alla comunicazione individuale sui social media sarebbe opportuno che ogni individuo si assumesse volontariamente la responsabilità di ciò che intende dire valutando a priori le conseguenze di ogni tipo di comunicazione: lo schermo dei nostri dispositivi ci dà una certa sicurezza e dà la possibilità a tutti di esprimersi ma ciò può essere l’antecedente di fenomeni negativi soprattutto se si vanno ad influenzare con una comunicazione scorretta i segmenti di popolazione più sensibili.

E per questo motivo, forse oggi più che mai, dovrebbe essere applicato alla comunicazione il principio categorico elaborato dal filosofo Kant come metro di valutazione dell’azione: agisci, o nel nostro caso comunica, in modo tale che la massima della tua volontà, o espressione, possa valere sempre al tempo stesso come principio di una legislazione universale. Dunque, prima di agire chiediti: se tutti seguissero il messaggio che voglio condividere quali sarebbero le conseguenze?

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