Smart working: oltre il Coronavirus

In seguito all’emergenza attuatasi a causa del virus Covid-19, molte aziende fin dai primi segni di allarmismo, hanno messo in atto una nuova modalità di lavoro: lo smart working.

Cos’è lo smart working e come funziona?
Definito anche “lavoro agile”, è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato il quale permette di non avere vincoli orari o spaziali, caratterizzato da un’organizzazione per obiettivi, cicli e fasi di lavoro, stabiliti tramite un accordo tra il dipendente e il datore di lavoro.
Si pone l’accento sulla flessibilità organizzativa. Ai lavoratori viene garantito un trattamento paritario (da intendersi sia economico che normativo) rispetto ai colleghi che eseguono le loro ore di lavoro in modo ordinario.
È dunque espressione di una società tecnologica, nella quale il lavoro si avvale in modo massiccio di strumentazione digitale come piattaforme collaborative e device portatili.

Per questo particolare momento, tale modalità di lavoro è attuabile per sei mesi senza l’obbligo di intese scritte, mentre in circostanze “normali” avviene sotto stipulazione di un accordo.
Lo smart working però non deve essere inteso sole come risposta a emergenze di vario tipo (come lo era stato anche nel caso del crollo del ponte Morandi), poiché sebbene sia ancora di nicchia, è una modalità di svolgere la propria attività lavorativa sempre più diffusa: secondo l’Osservatorio della School of management del Politecnico di Milano, nel 2019 in Italia ne hanno usufruito 570.000 lavoratori, con una crescita del 20%.

Sempre secondo i dati del Politecnico di Milano, 58 grandi aziende su 100 dichiarano di aver già applicato questa modalità di lavoro. Se si presta attenzione ai dati relativi a piccole e medie imprese, si ha un ribaltamento della situazione, dove più della metà si dichiarano totalmente disinteressate a questa modalità di lavoro. Poiché l’economia italiana poggia su un tessuto di piccole e medie imprese, la vera sfida è fare breccia su queste!

Ma quali sono i benefici da sfruttare dello smart working?
Sicuramente come prima cosa, aiuta il lavoratore a conciliare le tempistiche lavorative e della vita privata (con la definizione di worklife balance), al contempo inoltre favorisce la crescita della sua produttività e di soddisfazione riducendo al contempo i livelli di stress.
Ha un impatto positivo sui costi aziendali (riguardanti i consumi di energia elettrica e di riscaldamento) e sulla produttività; è in grado di dare più flessibilità nella gestione degli spazi, porta ad una diminuzione dei periodi di assenteismo ed è inoltre un ottimo strumento per la gestione di casi particolari come maternità, disabilità e questioni personali (senza dare discontinuità nell’attività lavorativa). Se si vede il quadro generale da un punto di vista ambientale invece, (considerando una persona pendolare) il risultato è un risparmio di co2 prodotta e diminuzione del traffico.

Alessia Vivian

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