Primarie USA: sesta puntata

Nella nuova tornata elettorale delle primarie per le elezioni presidenziali americane, il voto in Arizona, Florida e Illinois (la primaria in Ohio è stata annullata all’ultimo momento a causa dell’emergenza coronavirus) ha consegnato all’ex-vicepresidente Joe Biden una nuova vittoria sul senatore Bernie Sanders che rende il suo percorso verso la nomination ormai quasi scontato. Nel frattempo, anche lo stato di Washington ha terminato il conteggio dei voti iniziato la settimana scorsa, assegnando un’ulteriore vittoria a Biden.

I tre stati rappresentano aree geografiche e sociali molto diverse e per questo è difficile individuare trend specifici in questi risultati. In generale, al di là del risultato, previsto dai sondaggi e in linea con quanto accaduto nelle settimane recenti, il dato significativo ha riguardato l’affluenza elevata in Arizona e Florida, spinta soprattutto dal voto postale. Questo dato è significativo poiché entrambi questi stati potranno avere un ruolo molto importante nelle elezioni di novembre: se il ruolo della Florida come stato decisivo per le elezioni presidenziali è ampiamente noto (si può ricordare, tra le varie occasioni, le elezioni del 2000 in cui un vantaggio di poche centinaia di voti in Florida, e un riconteggio negato dalla Corte Suprema, permisero a George W. Bush di venire eletto presidente contro Al Gore), l’Arizona è invece uno stato tradizionalmente repubblicani che negli ultimi anni si sta spostando verso sinistra e nel 2018 ha eletto un senatore democratico (Kysrten Sinema) per la prima volta dagli anni ’90.

L’Illinois, da parte sua, è invece lo stato del Midwest più solidamente democratico e perciò ragionevolmente riceverà un’attenzione limitata nel corso della campagna presidenziale (nel sistema americano, ogni stato ha un numero di voti elettorali proporzionale alla popolazione e il candidato che vince uno stato ottiene tutti i voti elettorali disponibili).

Il futuro prossimo delle primarie è al momento nebuloso, dal momento che l’emergenza legata al nuovo coronavirus sta spingendo molti stati a posticipare il voto con conseguente stravolgimento del calendario iniziale. Una “cristallizzazione” della gara, unita all’ampio vantaggio costruito da Biden, potrebbero proiettare ancor di più l’attenzione della campagna verso il voto di novembre.

Leonardo Pastore

 

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