COMPASS NON SI FERMA: bilancio dopo le prime settimane di lezioni online

È Lunedì mattina e mi alzo come al solito un quarto d’ora troppo tardi.

Solitamente mi vesto in fretta e furia maledicendo l’ultima puntata della serie tv vista la sera prima che mi ha fatto fare le ore piccole, mi lavo i denti mischiando il sapore del caffè con quello del dentifricio e salgo sulla bici sfrecciando alla volta del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, facendo slalom fra le persone che passeggiano sotto il Portico dei Servi. Arrivo di corsa e mi infilo dietro l’ultimo banco rimasto libero in aula.

Ma da Lunedì 2 Febbraio le cose sono andate diversamente: il quarto d’ora troppo stretto è invece diventato sufficiente per preparare una moka di caffè, fare due chiacchiere con le coinquiline già sveglie e accendere il pc nella mia stanza per seguire la lezione online.

#unibononsiferma era uno slogan, una promessa che in nemmeno una settimana è diventata realtà. Come riporta Giovanna Cosenza, docente dell’Università di Bologna, sul Fatto Quotidiano,  “Ci è voluto il tempo che gli informatici di uno dei più grandi atenei italiani adattassero l’applicazione Microsoft Teams alla didattica universitaria, ottimizzassero le infrastrutture di rete, e risolvessero – con il coordinamento del Rettore e dei suoi delegati, assieme al personale amministrativo e ai direttori di tutti i dipartimenti – mille problemi logistici e organizzativi. Hanno lavorato insieme dieci ore al giorno, anche nel weekend.”

Così Unibo mostra a tutti che, vivendo nel 2020, nell’emergenza possiamo contare sul supporto delle recenti innovazioni tecnologiche. E così che arrivano disponibili online dalla prima settimana un 60% dei suoi corsi, fruibili utilizzando l’applicazione TEAMS e facendo – è il caso di dirlo – di necessità virtù.

E questo lavoro ha dato i suoi frutti in questa settimana di aumento dei contagi e conseguente aumento delle restrizioni, in cui rimanere distanti e cambiare le proprie abitudini è diventato d’obbligo per tutelare non solo se stessi ma soprattutto gli altri.

Le lezioni online sono state accessibili a tutti; inoltre Microsoft Teams ha permesso di creare una sorta di aula virtuale in cui poter seguire le spiegazioni dei docenti, tutti molto disponibili a rendere più chiara possibile la lezione da remoto in questo momento di emergenza. C’è chi ha fatto la sua presentazione collegato dalla Sala Poeti con tanto di lavagna e chi lo ha fatto direttamente da casa propria, scusandosi preventivamente per eventuali “disturbi” che avrebbe potuto causare il proprio micio.

Ma che cos’è Microsoft Teams?

Teams è una piattaforma di comunicazione e collaborazione utilizzata soprattutto in ambito aziendale, con la quale è possibile attuare videoconferenze integrando applicazioni Office e con uno spazio di archiviazione file a disposizione.

Una funzionalità molto importante di questo strumento è la chat, utile per organizzarsi, porre domande e fare il punto della situazione di tanto in tanto, ma anche – come hanno fatto alcuni studenti del corso di Scienze Motorie – per sdrammatizzare con qualche messaggio riferito ai tormentoni del momento, già diventato virale sui Social e sull’ indimenticabile Spotted Unibo.

La chat ha permesso non solo di interagire direttamente con il professore, ma è stata molto utile soprattutto nella gestione degli interventi degli studenti, utilizzandola come forma di “prenotazione” per poi interagire direttamente con il proprio microfono. Così la lezione è stata interattiva, evitando quello che poteva sembra un classico “monologo” del docente in diretta.

Altra cosa positiva è l’integrazione del pacchetto Office: in questo modo i docenti possono utilizzare le slide che, a differenza di una lezione “tradizionale”, gli studenti collegati possono sfogliare liberamente durante la lezione. Così in quel frangente di distrazione provocato dal caffè che esce dalla moka o dal postino che suona si riescono sempre a recuperare le cose scritte sulle ultime slides.

Caffè, citofoni ma anche conquilini, famigliari e Instagram; nonostante a casa le distrazioni aumentino, tra gli studenti della nostra laurea magistrale c’è chi riesce comunque a concentrarsi meglio con la modalità online e chi invece viene distratto dall’ambiente circostante: la cosa che mette tutti d’accordo è senza dubbio il grande risparmio che si ottiene con questa modalità.

Risparmio di tempo per gli studenti pendolari che si trasforma in risparmio economico a livello di biglietti e abbonamenti, con grande beneficio anche per l’ambiente; maggiore possibilità di organizzazione per gli studenti lavoratori e soprattutto per quella categoria di studenti ancor più vittima dei disagi da pendolare da conciliare con lo status di lavoratore.

Tutto questo, in un grave periodo di incertezza e crisi, ha creato entusiasmo negli studenti che non si sono sentiti abbandonati dalla struttura che li ospita e li conforta, tanto che qualcuno spera che in futuro ci sia possibilità di avere qualche corso in modalità online.

Il “qualche” è d’obbligo, poiché il rovescio della medaglia è appunto la mancanza di vita degli spazi dell’università: è in questo momento che dobbiamo chiederci cosa rappresentano per noi quei muri e quelle aule a volte strapiene e a volte troppo vuote, e che cosa rappresenta l’Università a livello non solo di studio ma anche di socialità e relazione con colleghi e docenti.

Infatti, se lo “smart studying” sia la soluzione per uno stile di vita sempre più frenetico o la soluzione al pendolarismo, questo non lo sappiamo ancora, quello che possiamo dire è che in questo momento è stata la giusta, celere risposta di Unibo ai suoi 88.000 studenti che grazie anche allo spirito di collaborazione di personale e docenti, ci hanno permesso di non perdere tempo e di sentirci, anche a distanza, parte di qualcosa.

Così nell’ imprevisto Unibo non è rimasta a guardare ma ha agito, secondo le parole del Rettore Ubertini, come “una comunità attenta e responsabile, che rimane compatta, pur in presenza di una situazione complessa.”

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