Going viral: i meme e il coronavirus

Prima di un mese fa, diventare virali era quello che un po’ tutti, chi più chi meno, desideravano: collezionare molti likes su Instagram, scatenare discussioni su Twitter, finire nei Per Te di Tik Tok. Ad oggi questa espressione, se detta ad alta voce, sarebbe sicuramente seguita da un sonoro “Distanza di sicurezza di un metro!” e da qualche brutta occhiata. 

Il perché credo sia noto a tutti: l’epidemia di Coronavirus che sta mettendo in ginocchio l’Italia intera, minacciando seriamente tanti altri Paesi nel mondo. E quello che prima veniva usato come gergo sul web, ora è tornato ad avere il suo significato originale: quello negativo, che letteralemente fa riferimento ai veri e propri virus. Tra decreti emanati nel bel mezzo della notte, fughe di notizie, quarantene, zone rosse e flaconi di Amuchina venduti a peso d’oro il clima che si respira è sicuramente teso e preoccupante. 

L’italiano medio però, forse per esorcizzare la paura o forse per un’innata ironia, non si lascia abbattere del tutto: se le chiacchiere e le risate sono sconsigliate al bancone del bar dalle nuove restrizioni giustamente introdotte, da dietro al pc riesce comunque a strappare un sorriso alla sua community online. Come? Con i meme! 

Elementi autoctoni del web, vengono definiti dalla Treccani come “contenuti virali in grado di monopolizzare l’attenzione degli utenti sul web. Un video, un disegno, una foto diventa meme quando la sua «replicabilità», che dipende dalla capacità di suscitare un’emozione, è massima.” 

Nati dalla rete per la rete, i meme utilizzano un linguaggio che conosce solo chi abitualmente frequenta gli ambienti digitali, tanto che se provassimo a mostrarne uno a nostra mamma o a nostra nonna il risultato sarebbero solo espressioni corrucciate e sguardi perplessi. Si può memare su qualsiasi cosa: politica, spettacolo, sport, musica, attualità. C’è chi sostiene l’intoccabilità di certi temi, quelli comunemente ritenuti più delicati, e chi – solitamente amante di uno humor più black – non ferma la propria creatività di fronte a nulla, o quasi. 

Il caso coronavirus è uno di quelli. 

Il giornalismo, o almeno quello tradizionalmente inteso come tale, non giudica, non addita, non si schiera. Racconta, riferisce, riporta. Ed è per questo che, anche volendo far fronte (seppur in maniera infinitesimale) alla crisi della comunicazione italiana in questo periodo infausto, abbiamo deciso di raccontare quello che succede: su internet si fa dell’ironia sull’epidemia in corso. È giusto? È sbagliato? Non vi piace? Vi fa sbellicare dalle risate? Non sta a noi dirlo, ma sta a noi osservatori attenti della comunicazione scriverlo, nero su bianco. 

E allora iniziamo una carrellata di quelli più virali.

Partiamo in quarta con qualcuno che, sulla scia di Duchamp che aggiungeva i baffi alla Gioconda, ha aggiunto un personaggio particolare a Il Bacio di Hayez:

Alla sinistra della coppia appare infatti un venditore ambulante che propone agli innamorati di acquistare mascherina e Amuchina, gli articoli più ricercati del momento. 

Continuiamo con quelli che vedono l’Amuchina come protagonista indiscussa, per ironizzare sul valore economico che ha raggiunto in questi giorni, e anche sul fatto che alcuni sciacalli della rete l’avessero messa in vendita su Amazon a prezzi esorbitanti.

Il primo gioca sul fatto che, prima dello scoppio dell’epidemia, l’articolo più introvabile nei nostri supermercati fossero i nuovi biscotti lanciati dalla Ferrero, i Nutella Biscuits, che per l’occasione sono diventati gli Amuchina Biscuits, cedendo il titolo di prodotto più ricercato al gel disinfettante. Nel secondo invece abbiamo un giovane Pablo Escobar che mostra al mondo con sorriso beffardo le scorte di quella che sarà la sua prossima fonte di guadagno, appunto l’Amuchina. 

Passiamo ora ad un meme che si rifà alla sfera politica, in particolare ad uno dei personaggi più discussi dagli anni 80 ad oggi: Silvio Berlusconi.

L’ex premier è rappresentato con una mascherina anomala: in onore della fama di latin lover che Berlusconi si è guadagnato negli anni, a protezione di naso e bocca troviamo un perizoma di pizzo rosso. Inutile ribadire l’enorme successo di questo meme su tutti i social!

Siccome si sa, ogni meme ha il suo momento, proprio come i capi d’abbigliamento, vediamo tornare alla ribalta quello di Morgan, che ha monopolizzato i nostri schermi durante il periodo sanremese, proprio prima dell’epidemia.

Il cantautore italiano è rappresentato alla fine della sua performance ormai famosa per essere costata l’eliminazione della coppia Morgan-Bugo, dopo che il primo ha cambiato il testo della canzone per accusare il suo compagno di averlo sfruttato. Il suo “che succede?” è accompagnato questa volta da una mascherina, e da un manico di scopa. In questi giorni infatti girava sul web la Broomstick Challenge: una sfida che invitava gli utenti a mettere le proprie scope in equilibrio, che avrebbero mantenuto grazie ad un particolare allineamento dei pianeti. La sfida è stata smentita dalla Nasa in persona, ma questo ci dimostra la versatilità dei meme: possono unirsi, mischiarsi, fondersi per dare vita a contenuti sempre nuovi.  

Continuiamo la nostra carrellata rimanendo sul tema dello spettacolo: il nome del virus che costringe tutti a casa è lo stesso di un personaggio molto noto ai giornali di gossip italiani: il paparazzo Fabrizio Corona. 

Tramite un fotomontaggio lo possiamo vedere con i capelli e il naso caratteristici dei virus del cartone animato Siamo Fatti Così, che spiegava i meccanismi del corpo umano ai bambini degli anni ’90, sintonizzati su Italia Uno dopo la merenda. Emerge qui un’altra caratteristica dei meme, oltre a quella di fondere insieme più elementi: i riferimenti culturali comuni. Infatti, solo chi ha visto questa serie può cogliere il richiamo a Nabot (capo della banda dei virus nel cartone animato). 

Passiamo ora a due prodotti d’intrattenimento d’oltreoceano: le serie tv Breaking Bad e The Vampire Diaries.

Il primo mostra i due protagonisti, Jesse e Walter, che indossano mascherine e tute di protezione, intenti a bersi una birra durante una pausa dalle loro attività illegali: produzione e vendita di metanfetamina. In questo contesto però diventano due italiani qualunque che, bardati di tutto punto per proteggersi dal contagio, si bevono una birra sul divano mentre ascoltano le ultime notizie sull’epidemia. 

Il secondo invece è un frame tratto dalla serie teen sui vampiri più famosa di sempre, appunto The Vampire Diaries. La protagonista, Elena Gilbert, durante il primo episodio recita la battuta iconica “it’s Mistic Falls, nothing bad never happens here”. Scherzando sul fatto che in una piccola città di provincia non succede mai nulla di male, se la tira un po’ poiché di li a poco accadranno una serie di fatti che sconvolgeranno la città. Inutile dire che la sostituzione del nome Mistic Falls con quello di Codogno, focolaio iniziale dell’epidemia italiana, è stata automatica per i simpaticoni della rete. 

Concludiamo con un meme che riguarda uno degli stereotipi famosi in tutto il mondo legato a noi italiani: il gesticolare. 

In alto capeggia una scritta a mo’ di titolo di giornale che annuncia l’isolamento del ceppo italiano del virus, che viene rappresentato con tanto di baffi e tipica mano chiusa che usiamo durante le nostre conversazioni per rafforzare un semplice “Ma che cavolo stai dicendo?!” oppure quando vogliamo ammettere di non sapere nulla su un certo argomento, con tanto di faccia perplessa, insomma, avete capito, uno dei nostri gesti quotidiani. 

Per quanto la situazione sia grave e delicata, non si può non prendere atto che questo linguaggio irriverente esiste ed è uno dei più utilizzati sul web, proprio quel web che ormai è diventato così parte di noi da farci confondere spesso l’online con l’offline. 

Ogni lettore potrà giudicare questi contenuti come meglio crede, opere di ingegno creativo o battute fuori luogo, ma abbiamo ritenuto giusto documentare un fenomeno che sta diventando sempre più popolare, in grado di diventare parte di nostri momenti quotidiani tanto da plasmare, a volte, perfino il nostro modo di esprimerci. Convinti che parlando di Covid19 ci sia poco da ridere, non possiamo non riconoscere però il merito, a chi si ingegna a creare questi meme, di condividere con tutti un po’ di leggerezza e di regalare qualche sorriso in un momento di generale difficoltà. 

Siete d’accordo? Siete parte del Team “Su certi temi non si fa ironia o del Team “L’ironia può salvare il mondo”? 

Fateci sapere che cosa ne pensate e se avete altri meme da segnalare, vi aspettiamo e leggiamo nei commenti. Intanto RESTIAMO A CASA.

Un pensiero su “Going viral: i meme e il coronavirus

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