Instagram e il rapporto con i follower: intervista all’influencer FrancescaFitnessFreak

Francesca Brandina è un’influencer, un’avvocato e una madre.
Nel web è meglio conosciuta come FrancescaFitnessFreak e su Instagram, oggi, conta quasi 100 mila follower. Il successo ottenuto sui social l’ha convinta ad aprire anche uno spazio web.


Un sabato di febbraio incontro Francesca a Rimini per l’intervista. Non l’avevo mai vista nel mondo reale e sono rimasta positivamente colpita dal ritrovare la stessa identica e autentica persona che avevo seguito sempre solo virtualmente.

Nel tuo blog dici che scrivere è “la miglior cura presente sul mercato”.
In che modo pensi che sia utile la scrittura?

Scrivere è una buona terapia per le persone molto frettolose e che fuggono dalla riflessione e dalla introspezione, perché scrivere ti permette di ponderare le cose, assimilarle e metabolizzarle.
La maggior parte delle volte in cui sono stata male, sono riuscita attraverso la scrittura a mettere nero su bianco quello che provavo. La scrittura è una terapia che ti permette di guardarti dentro e che ti consente di fermarti a riflettere.
Quando sono in down condivido i miei pensieri e le mie debolezze perché mi aiuta a metabolizzare in primis me stessa. Anche se i social sono una vetrina nella quale tutti si mostrano perfetti, io mi mostro come sono momento dopo momento, anche quando ho un periodo no. Questo perché per me i social sono un veicolo che consente di buttar fuori le emozioni. Il pubblico, inoltre, mi capisce e mi supporta dal momento che mi mostro vera a che condivido quello che sono. Per esempio lo scorso anno, quando ho sostenuto l’esame di stato da avvocato, ho interagito tranquillamente con i miei follower, rivelando loro che per me era un periodo molto stressante e che non riuscivo a seguire a tempo pieno la pagina Instagram e il mondo del fitness. Avere un rapporto sincero premia te stessa in primis e anche tutte le persone che ti sono accanto.

Il blog è nato per questa necessità di scrivere?
Sono partita da Instagram che ho usato come una valvola di sfogo, postando work-out, ricette e riflessioni legate a disturbi alimentari. Ho notato piano piano di aver riscosso successo tra il pubblico che mi seguiva.
Poi alla mia festa di laurea una mia amica mi confessa che avrebbe voluto regalarmi un dominio per un blog ma che lo considerava un regalo troppo personale. Da questo momento ho iniziato a pensare che fosse invece un’ottima idea quella di creare un luogo virtuale comune per me e per i miei follower.
Quindi il blog è nato come un veicolo pratico, come collegamento, come contenitore e come strumento per aiutare gli altri.

Come vivi in generale il rapporto con il pubblico che ti segue sui social?Mi mostro per quello che sono. Nella realtà sono schietta, nei social lo sono ancora di più. Viviamo in un mondo costruito su imposizioni e i social per me non devono essere un’altra realtà che vincoli la tua personalità o la tua creatività. Penso che sia fondamentale essere sincera con il mio pubblico perché questo ti permette di essere più libera di spostare il tuo focus d’attenzione su diversi temi d’interesse e diversi stati d’animo. Ci sono situazioni che in quel momento non ti appartengono e dove non riesci a dare il massimo ed è quindi importante non rimanere in catene. In quei momenti io preferisco dire chiaramente le cose ai miei follower. Per esempio ho avuto un periodo nel quale non ero stimolata a pubblicare ricette-fit nuove, a quel punto ho parlato chiaramente al pubblico dicendo che in quel momento avevo altre cose che mi interessavano maggiormente.

Quindi non segui un piano editoriale?
Sono arrivata allo stress estremo proprio adottando un piano editoriale. Quando ne seguivo uno ho notato subito che l’attività che svolgevo sui social era diventata un lavoro che non mi divertiva più. Il piano toglie la spontaneità e la sincerità.
Quando ho iniziato con Instagram  mi dovevo laureare e avevo appena avuto mio figlio. Mi allenavo e mi divertivo, pubblicavo post con gli stessi topics di ora ma non venivo pagata e mi divertivo. Ora che mi pagano mi capita di rifiutare proposte o di posticipare perché mi sento sotto pressione e non ritengo che sia proficuo né per me né per il pubblico che mi segue, fare le cose controvoglia.
Rendo il massimo se sono completamente dentro al progetto in quel momento. Ho ripreso ad avere voglia di continuare l’attività da influencer da un mesetto, dopo essermi presa un anno di stop serio. Quando mi chiedevano come avessi conciliano studio, dieta e l’allenamento. Rispondevo sinceramente: non ho conciliato, non l’ho fatto! Studiavo 16 ore al giorno e non riuscivo a prendermi del tempo serio per organizzare gli allenamenti. Rispetto alla dieta: “Prosecco e Pan di Stelle”, son sincera. Questo perché lo stress in certe situazioni è alto e non si può reggere un carico così e dover anche rientrare in un personaggio che in quel momento non ti appartiene. Non riesco ad essere prigioniera di qualcosa che in quel momento non sono. Secondo me ognuno ha le proprie valvole di sfogo e io preferisco essere diretta e libera così da non avere il timore di essere ricattabile, mentre ci sono altre persone che ho conosciuto nel mondo del fitness-social che sono completamente prigionieri della veste che calzano e che se la vivono davvero male questa professione. Alcuni hanno paura di cambiare dieta o allenamento. Secondo me ci saranno sempre persone che ti criticano o che non approvano quello che sei o come vivi ed è per quello che io ho sempre posto delle basi dove sono me stessa. Questo non solo perché sono più libera di fare quello che considero meglio per me stessa in quel momento, ma anche perché al pubblico trasmetto una verità assoluta ovvero che nessuno è perfetto e quindi anche io sono umana.
Inoltre Instagram è condividere l’istante e quindi non riesco neanche a pensare di instaurare un piano editoriale perché diventerebbe tutto finto e per me questo sarebbe un peso.

Quindi tu non hai un piano neanche per quanto riguarda te stessa.
No, infatti non ho ben definito quello che io vorrò essere un giorno. Semplicemente spero di continuare a essere quello che voglio giorno dopo giorno, cercando di costruire una rete solida di studi ed esperienze così da non ritrovarmi senza vie di uscita.
Nei due anni post università è stata un’agonia perché mi sono laureata in pari ed ero satura di giurisprudenza. Infatti ho fatto fatica a ritornare sugli stessi libri per l’esame di stato. Allo stesso tempo assimilavo con estrema facilità libri di anatomia o di nutrizione.
Questo perché bisogna buttarsi nelle cose quando c’è passione.
Dopo l’esame da avvocato mi è tornata la voglia. Ora mi sono rimessa a studiare, anche se inizialmente ho avuto qualche timore ad iniziare un master.Insomma, sono una persona che cambia spesso idea, ma forse più che altro cambio spesso da un ambito all’altro perché non ho una passione costante per le due cose insieme. Quindi a volte sono più motivata a seguire il lavoro che sto svolgendo sui social e a volte invece preferisco continuare a studiare per la carriera da avvocato.  Fare quello che mi sento mi rende comunque più produttiva in tutti i settori della mia vita. Se facessi una cosa controvoglia non riuscirei a vivere bene neanche le situazioni che lascio per il mio tempo libero o come svago.

FrancescaFitnessFreak


Nel blog parli di “guerra con te stessa” e cerchi di veicolare un messaggio di apertura rispetto alle problematiche legate al disturbo alimentare. Il tuo pubblico di chiede consigli? Tu rispondi?
Non sempre rispondo ai consigli che mi vengono richiesti, dipende dalle tematiche. Per esempio non rispondo alle ragazze che mi chiedono di analizzare il loro piano alimentare o di stilarlo. Questo perché innanzitutto non sono un medico, inoltre non avrei neanche il carattere e le competenze per poter riuscire a gestire gli alti e bassi altrui. Devo gestire già i miei. Per farti degli esempi, ci sono persone che mi chiedono se possono sostituire il pollo con il tacchino, oppure quelli che mi dicono di vedersi gonfie da un giorno all’altro. In questi casi non posso dare un consiglio, perché queste domande sollevano questioni profonde e servirebbe l’appoggio di uno psicologo e non è appunto il mio caso, non essendo appunto il mio mestiere.
I consigli che do sono quelli che mi ripeto io quotidianamente quando ho dei momenti difficili. Bisogna riflettere sull’affrontare i propri schemi mentali, anche se fa paura, e quindi uscire dalla propria confort-zone e staccare. La vita è fatta di fasi e bisogna saperle accettare perché fanno parte della vita stessa. Il tutto ovviamente considerando il fatto che ogni donna è alla ricerca di risposte immediate dal nulla, ma che io non posso dare perché non conosco il corpo e la mente delle persone e ognuno è una cosa a sé e bisogna imparare a conoscersi e a riflettere. Ho usato come veicolo i social media perché volevo trasformare un mio disturbo in un punto di forza per me e per gli altri.

La rubrica “Cucina Fit” è nata da una tua idea o da un’esigenza del pubblico?
No, anche quella è nata dal disturbo alimentare: restrizione, abbuffate. E’ un problema che ho da una vita. Il fitness, è nato come momento di sfogo giornaliero e come momento per me stessa, diventando alla fine una sorta di ossessione, nel senso che quando non mi allenavo, non andavo a correre, ne sentivo notevolmente la mancanza e anche il mio umore e il mio rapporto con gli altri ne risentiva. Quest’anno di stop, di cui parlavo prima, mi è servito a capire che le cose vanno fatte quando si ha realmente voglia di farle. Questo approccio mi fa sentire meglio.
Con il cibo cerco di conciliare il mio essere golosa e l piacere di mangiare con una sana alimentazione, così da creare un escamotage per non cadere nelle classiche merendine. E da questo nasce la rubrica della cucina fit, sperimentare e creare delle ricette con ingredienti ammessi dalla mia testa. Da quel momento ho notato che molti follower hanno iniziato ad apprezzare e a cucinare le mie ricette e che quindi il format piaceva e poteva essere riproposto.

Hai anche un pubblico maschile?
I miei Insight rivelano un 62% donne e 38% uomini. Lavoro molto con le donne sui social quindi è normale che abbia una maggioranza di pubblico femminile e che sia il pubblico che prediligo. Dopo ci sono i miei amici che mi dicono “Fra, metti un po’ di foto in intimo così aumentano i follower!”. Io non ho studiato marketing ma non penso che sia un’ottima decisione!
Innanzitutto, veicolerei un messaggio che non è quello che voglio trasmettere e un target legato a quei contenuti non è quello che serve a me per vendere. Non bisogna pensare alla quantità di like o follower ma alla qualità. I pacchetti di fitness che vendo sono pensati per il sesso femminile e il pubblico maschile se li acquista è per regalarli a una donna o perché lavorano come personal trainer e vogliono informarsi rispetto ad allenamenti mirati al sesso femminine.
Gli allenamenti che vendo sono nati dallo studio in primis del mio corpo e poi pensati per essere efficaci e funzionanti per ogni tipo di corpo femminile.

Dopo aver conosciuto Francesca e il suo percorso ci siamo fermate a parlare anche di body shaming, conciliazione del ruolo della donna e di stereotipi. Ma di questo vi parlerò nel prossimo articolo.

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