Digital freedom: il confronto tra l’Italia ed il resto del mondo

“Basta un click!”. Al giorno d’oggi, in Italia e (fortunatamente) non solo, accedere ad Internet senza quasi nessuna limitazione sui contenuti è diventata una pratica scontata ed automatica.
Allargando la lente d’ingrandimento, circa il 54% della popolazione mondiale, cioè 4.1 miliardi di persone, utilizza Internet come fonte di informazioni istantanee, di intrattenimento, di notizie e di interazioni sociali.
Ma in quali paesi del mondo i cittadini possono godere di un accesso al web equo e libero? Sicuramente non ovunque. E, con altrettanta certezza, noi italiani possiamo vantare un’invidiabile avanguardia in ambito di libertà digitale.

Con l’espressione digital freedom, si intende l’estensione del concetto di libertà di espressione all’ambito del digitale al fine di utilizzare liberamente le tecnologie, di disporre degli strumenti dati dall’informatica, dalla scienza e dall’automazione per emanciparsi, per costruire e realizzare progetti, per produrre ed autoprodurre beni e merci, per essere liberi di scambiare idee, condividere cultura ed arte, sviluppare conoscenza e sapere, accrescere la preparazione e la formazione comune, diffondere informazioni e comunicare con tutti, per espandere la conoscenza umana, delle persone e dei popoli. Con libertà digitali intendiamo quindi un campo molto ampio delle libertà espressive dell’individuo nella rete, che interagisce “attivamente e passivamente” con informazioni che provengono da tutto il mondo.

L’Italia gode di un alto grado di libertà online anche rispetto a paesi geograficamente vicini. A rivelarlo è una recente ricerca realizzata da Comparitech condotta in 150 paesi sul rapporto tra restrizioni, controlli, censura e Internet. Lo scopo di tale studio esplorativo è proprio quello di proporre un confronto paese per paese per andare a scoprire quali di questi impongono restrizioni più severe su Internet e dove i cittadini possono invece godere della massima libertà online. Le restrizioni prese qui in considerazione sono quelle per torrenting, pornografia, social media e VPN (Virtual Private Network).

Tale carta geografica, in cui un punteggio più alto corrisponde ad una maggiore censura, ci mostra i paesi del mondo che presentano una rigida censura di Internet. Al primo posto, senza alcun tipo di stupore, troviamo la Corea del Nord: non c’è infatti praticamente nulla che tale paese non censuri pesantemente grazie al suo ferreo controllo su tutto il mondo del web. Agli utenti non è permesso utilizzare i social media o accedere a contenuti pornografici. VPN e torrent sono banditi e gli unici contenuti di informazione politica o attualità disponibili online sono prodotti dalla Corean Central News Agency (KCNA), unica fonte autorizzata a pubblicare notizie.
Al secondo posto c’è la Cina: VPN e social media occidentali sono completamente bloccati ed i media politici fortemente limitati. I giornalisti, infatti, sono spesso condannati a gravi pene detentive se pubblicano qualcosa che contrasta l’attuale governo. Le nuove normative online indicano inoltre che anche lo stesso lettore può essere condannato per aver condiviso o commentato articoli critici verso il potere costituito. Il Great Firewall cinese è uno dei sistemi di censura del web più avanzati al mondo.
Terzo posto, a pari merito, Russia, Iran e Turkmenistan, accomunati dalla forte censura dei siti di informazione e dal controllo costante dei social media.
Al quarto posto troviamo Bielorussia, Turchia, Oman, Pakistan, Emirati Arabi ed Eritrea, che ottengono lo stesso punteggio a causa di approcci molti simili alla censura di Internet. I contenuti pornografici sono vietati e bloccati in tutti questi paesi e anche i media politici sono fortemente censurati.
Sebbene non sia una grande sorpresa vedere paesi come Cina, Russia e Corea del Nord in cima alla lista, il crescente numero di restrizioni in molti altri paesi è molto preoccupante.
Dal potenziale blocco pornografico del Regno Unito e dell’Australia alla crescente ostilità dei media politici negli Stati Uniti (ricordiamo che lo stesso Trump ha più volte definito i giornalisti “i nemici dell’America), la nostra libertà online è qualcosa che non possiamo più dare per scontato.

Questi dati ci permettono, a cuor leggero, di apprezzare ciò di cui noi cittadini italiani disponiamo: possiamo accedere online a qualsiasi tipo di contenuto, senza particolari limitazioni, utilizzare i social media e proteggere il nostro anonimato digitale con ogni strumento e tecnologia.
L’Italia, infatti, secondo lo studio menzionato, rientra tra i top 20 in ambito di libertà digitale.
In ambito europeo, il Digital Freedom Fund promuove i diritti digitali dei paesi di tutta l’Europa, supportando i partner per far avanzare tali diritti attraverso contenziosi strategici e fornendo supporto finanziario per consentire alle persone di esercitare i propri diritti umani negli spazi digitali e in rete.
Il Digital Freedom Festival è invece una piattaforma multilivello in cui i fanatici dell’era digitale si incontrano con i politici per risolvere i problemi causati dallo scontro tra il mondo digitale e quello analogico.
In Italia, nel novembre 2014 è stata redatta la Carta Internazionale dei Diritti Digitali, un documento che affronta il tema dei diritti dei cittadini in ambiente digitale.
La Carta è costituita da dieci articoli che spaziano dal diritto alla partecipazione e alla padronanza simbolica, dalla tutela della persona digitale allo sviluppo dell’educazione e della crescita sociale, passando attraverso creatività, innovazione, privacy e diritto alla sicurezza digitale. Tutto ciò a garanzia del nuovo welfare digitale.
I diritti e le libertà digitali, in particolar modo se osservati e confrontati in un contesto mondiale, risultano essere dei privilegi di inestimabile valore. Proprio da tale consapevolezza derivano però importanti responsabilità: dell’utente in veste di fruitore e produttore di contenuti, della politica quale garante di tutela e dell’intero mondo del web.

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