Primarie USA: seconda puntata!

Con il voto negli stati dello Iowa e del New Hasmphire, le primarie (sia quelle del Partito Democratico che di quello Repubblicano) per le prossime elezioni presidenziali sono entrate nella (lunga) fase del conteggio dei voti e dei delegati.

Più di un migliaio di cittadini si sono registrati come candidati alle elezioni presidenziali presso la FEC (Federal Electoral Commission), ma chiaramente solo pochissimi di questi sono abbastanza noti e organizzati da poter condurre una campagna competitiva.

Sul fronte del Partito Repubblicano il risultato è scontato (come quasi sempre accade, il presidente uscente non incontra opposizione) e quindi le maggiori attenzioni sono destinate a concentrarsi sulle primarie del Partito Democratico, che hanno visto in Iowa la vittoria dell’ex sindaco di South Bend, Indiana Pete Buttigieg sul Senatore del Vermont Bernie Sanders, mentre in New Hampshire le posizioni tra i due sono state scambiate.

Bisogna però evitare di attribuire eccessiva importanza a questi stati iniziali: per quanto siano importanti come riferimento iniziale e per scremare il campo dai candidati più deboli, non sono direttamente predittivi del risultato finale. Considerando entrambi i partiti principali ed escludendo le primarie con un candidato uscente che spesso sono non-competitive (come quelle del partito repubblicano di quest’anno), si può notare come negli ultimi 20 anni il vincitore in Iowa abbia poi ottenuto la nomination circa in metà delle primarie (ad esempio, nel 2016 Donald Trump perse da Ted Cruz e Hillary Clinton superò Sanders di appena poche decine di voti, a fronte di un margine nazionale finale molto più netto).

Questo è dovuto a vari fattori: sia lo Iowa che il New Hampshire sono stati piccoli che assegnano una quantità ridotta di delegati, soprattutto se confrontati con il “super martedì” che coinvolge circa un terzo di tutto l’elettorato. Inoltre, soprattutto per quanto riguarda l’Iowa, il sistema dei caucus è piuttosto contorto e  tende a premiare i candidati con una base più attiva: i caucus sono di fatto assemblee in cui i partecipanti occupano diversi angoli di una sala a seconda del candidato sostenuto, e possono cambiare gruppo se il loro candidato finisce sotto il 15% o in alternativa cercare di convincere altri partecipanti ad unirsi, premiando quindi i candidati con una base più attiva (questo peraltro ha generato notevoli problemi a livello di trasmissione dei dati, anche se in Iowa il sistema dei caucus per le primarie presidenziali è imposto da una legge statale). Infine, lo Iowa e il New Hampshire sono due stati con una percentuale di popolazione bianca più elevata rispetto alla nazione nel suo complesso e questo li rende poco rappresentativi soprattutto per quanto riguarda il partito democratico, il cui elettorato dipende molto più dalle minoranze rispetto a quello repubblicano.

Sanders e Buttigieg si sono costruiti un vantaggio vincendo questi primi due stati ma gli altri candidati non sono ancora fuori dai giochi, soprattutto se saranno in grado di costruirsi un consenso socialmente più trasversale che rispecchi meglio l’elettorato degli stati del sud e delle grandi metropoli.

I prossimi appuntamenti sono fissati per sabato 22 febbraio con i caucus del Nevada e per sabato 29 febbraio per le primarie aperte della Carolina del Sud, il tutto, ovviamente in attesa del “super martedì”, il 3 marzo, nel quale, tra le altre cose, partirà la corsa di Michael Bloomberg, l’ex Sindaco di New York che ha deciso di partecipare alle primarie dei Democratici proprio a partire dalla giornata molto spesso decisiva per l’esito della competizione.

Leonardo Pastore

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