Unione Europea: nuovo corso, nuove sfide e nuove opportunità: a Bologna un seminario sulla cittadinanza europea nei giorni della Brexit

Martedì 17 dicembre, Palazzo Hercolani, a Bologna, ha ospitato il seminario Unione Europea: nuovo corso, nuove sfide, nuove opportunità, con il quale si è concluso il ciclo di incontri rivolti alla cittadinanza organizzati nell’ambito del progetto “Promuovere la cittadinanza europea attiva in tempi di crisi” del Dipartimento Scienze Politiche e Sociali.

In apertura dei lavori, Pina Lalli, Vicedirettore del Dipartimento e membro del Comitato Scientifico del progetto, ha riassunto gli obiettivi perseguiti in questo percorso che vede studenti e cittadini come protagonisti attivi.

“L’Europa non è più quella che è stata, ma non sappiamo nemmeno come sarà. E’ un cammino, è un percorso che continua”: con queste parole, a seguire, Guido Lenzi ha aperto il suo intervento intitolato Unione europea: evoluzione della specie.

L’Europa come organo istituzionale dinamico e non statico, come un percorso in fieri vero e proprio. Citando un’affermazione di Cassese, Lenzi ricorda come la struttura burocratica europea non è nata sulla base di un disegno prefissato, ma si è sviluppata progressivamente secondo dettami pratici di volta in volta suggeriti dall’esperienza dei Paesi membri, trasformandosi da organismo economico a comunità politica senza che la struttura fosse effettivamente adeguata.

Lenzi ha poi ripercorso le tappe che hanno, infatti, trasformato l’Unione Europea da comunità economica dell’acciaio e del carbone a soggetto politico, diventando un unico attore internazionale multilaterale, a differenza di paesi come gli Stati Uniti, la Cina e la Turchia, che ancora oggi affermano invece i loro interessi nazionali unilateralmente.

Precursore dell’internazionalismo liberale, l’Unione Europea sta attuando un modello di sistema multilaterale collaborativo, anziché antagonista. Lenzi afferma che l’UE non si deve immaginare come organismo sovranazionale, bensì ultra-nazionale, proiettandosi dal basso verso l’alto, deve re-immaginare i parametri e meccanismi interni che danno un valore aggiunto all’interesse nazionale dei suoi Paesi Membri. Consapevole delle sue differenze interne e dei diversi contratti sociali che la compongono (anglosassone e protestante; mediterraneo e cattolico; ortodosso), l’Unione Europea deve rivedersi non più come spazio, né come potenza, ma come potere. In particolare un “potere politico” influente sui rapporti internazionali. E non può essere tale se questo potere non viene riconosciuto.

tavolo relatori

Paola Subacchi,. Pina Lalli e Guido Lenzi

L’intervento di Paola Subacchi, intitolato: EU e Brexit: no return?, è andato poi ad analizzare le cause e conseguenze della Brexit anche alla luce dei più recenti risultati elettorali in Inghilterra. Partendo dalle elezioni del 12 dicembre 2019, che sanciscono la vittoria del partito conservatore pro-Brexit, Subacchi parte dalla sua storia personale, italiana residente a Londra come cittadina UE, e sottolinea come quel giorno si sia sentita sfilare dalle mani la sua cittadinanza europea (intesa come il diritto e privilegio di scegliere dove vivere all’interno dell’Unione Europea). La vittoria del partito conservatore e in particolare del Primo Ministro Boris Johnson sancisce un punto di non ritorno nella relazione Gran Bretagna-Unione Europea.

Subacchi ha poi proseguito presentando gli imminenti scenari e le incognite future, quali l’Irlanda del Nord, la Scozia e il difficile accordo finanziario, difficilmente attuabile entro la data prescelta, gennaio 2021.

“Quella della Brexit è una storia senza ritorno, ha affermato – Dobbiamo abituarci all’idea di una nuova relazione tra Europa e UK”.

Nella pratica l’uscita del Regno Unito dall’UE si traduce in uscita dal mercato unico e dall’unione doganale. L’ impatto nel medio-lungo termine potrebbe essere un accordo commerciale con gli Stati Uniti e con i paesi del Commonwealth.

Partendo dalla questione Brexit si possono fare tante riflessioni importanti e utili, ha sottolineato in chiusura Paola Subacchi: innanzitutto sulla rischiosità di usare l’Unione Europea come “capro espiatorio” per risolvere problemi di politica interna; in secondo luogo la Brexit ci dovrebbe insegnare come questioni tecniche, come i negoziati economici, non possono essere risolte con una scelta binaria proposta in un referendum (SI/NO), quindi la pericolosità di ridurre delle questioni complesse a degli slogan elettorali; infine la poca e difficile comprensione della forza dell’Unione Europea nel commercio internazionale. Tante sono poi le questioni che rimangono ancora all’interno di una fitta nebulosa: dalla sicurezza alla sanità, dalla ricerca all’istruzione.

Diverse le questioni poste dai cittadini e dagli studenti in platea: dal futuro incerto di esperienze di studio come l’Erasmus al timore che altri Paesi in Europa possano seguire la scia della Gran Bretagna.
Una cosa è certa – sottolinea in chiusura Pina Lalli – ed è la speranza, unita ad un sentimento di ottimismo, che sarà proprio la generazione dei giovani di oggi (ndr. la stessa generazione Erasmus) a lottare per salvare l’antico sogno europeo così come lo concepirono i padri fondatori.

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