Il razzismo in mostra: dal fascismo ai nostri giorni

Nell’ambito del corso di Diritto delle pari opportunità, tenuto dalla professoressa Francesca Rescigno, è stato richiesto gli studenti frequentanti di presentare un progetto ispirato a uno o più temi tra quelli toccati durante le lezioni. Cercando iniziative del contesto bolognese che avessero a che fare con il concetto di “razza”, mi è tornato alla mente un consiglio dato dalla professoressa durante il corso: la mostra dal titolo “Che razza di storia”, di cui mi pare estremamente interessante rendere partecipi i lettori del blog.

Devo ammettere che prima di visitare la mostra non ero convinta della sua forza espressiva: mi dicevo “Cosa avranno di diverso quelle foto dalle immagini che tutti i giorni vediamo in televisione?”. Tuttavia, dopo aver visto di cosa si tratta mi sento quasi in dovere di sottolineare l’importanza di prendersi un momento per pensare veramente e sinceramente alla questione, in presenza di immagini forti e precisi testi descrittivi, proprio per il fatto che siamo bombardati tutti i giorni da queste immagini.

Alcune immagini della mostra fotografica Che razza di storia
Alcune immagini della mostra

La mostra è articolata in sei percorsi fotografici che si occupano della situazione dei migranti in Italia e in Europa al giorno d’oggi, anche tramite riferimenti a specifici avvenimenti o situazioni, come per esempio l’emergenza sulla scogliera di Ventimiglia o l’attesa dei migranti lungo la rotta balcanica. Le immagini fotografiche, dotate di una particolare forza espressiva, sono accompagnate da testi in cui viene spiegato il contesto umanitario e giuridico delle persone coinvolte.

Ad affiancare il fronte della modernità, troviamo una parte della mostra dedicata alla costruzione del concetto di razzismo, in particolare in riferimento al ventennio fascista. Viene qui analizzato il processo di costruzione del “diverso”, che fa riferimento per esempio alle persone di colore, sia donne sia uomini, e agli ebrei. Infine, viene approfondito il tema della persecuzione secondo tre filoni principali, coincidenti con l’oggetto di tale atteggiamento: dagli africani agli zingari, passando per gli ebrei.

Ma non vogliamo svelarvi troppo sui contenuti della mostra: è in esposizione ancora fino alla fine di questa settimana e vi consigliamo caldamente di fare un salto. L’Istituto Storico Parri e il Museo della Resistenza di Bologna (via Sant’Isaia, 20), dove si tiene la mostra a ingresso gratuito, è aperto dal lunedì al venerdì dalle 15.30 alle 18.30.


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