Tick Tock: il ticchettio della politica sui social

Tick tock on the clock, but the party don’t stop. Forse, però, per Matteo Salvini il party è finito. Dopo essere approdato sulla piattaforma Tik Tok, sembra essere incappato nel divertente stereotipo dell’adulto che vuole fare il giovane senza però riuscirci. Poco dopo la sua iscrizione, infatti, gli utenti di Tik Tok hanno ricoperto il leader della Lega di insulti, sottolineando le caratteristiche dello spazio online: nessuna discriminazione, simpatizzante della comunità LGBTQ+, finalizzata allo svago.

Ma, se Salvini da un lato sta affondando con la sua nave sulle note del ticchettio di un orologio, d’altro canto su Facebook la sua campagna social Salvini con Gattini sta spopolando. La sua ossessione per il movimento delle Sardine partito in Piazza Maggiore a Bologna il 14 novembre si è ridotta ad un incessante utilizzo di gattini dall’aria tenera e in cerca di coccole che, da voraci divoratori di pesce, dovrebbero battere le sardine. Non sono mancati, poi, i meme che tentavano di contrastare a loro volta la strumentalizzazione del felino, star di qualsiasi social network già prima di questa campagna. C’è chi ha diffuso una foto di un gattino con la scritta “Not in my name”, richiamando la manifestazione dei gruppi musulmani ed ebraici che si dissociavano dagli attacchi dell’Isis. Altri, invece, hanno tentato di dare una voce anche ai poverini di sinistra che sono rimasti fuori da questa battaglia animalesca: la pagina Facebook Aggiornamenti quotidiani della Terza Repubblica ha ben pensato di affidare, ironicamente, al leader del PD un altro animale creando lo slogan Coniglietti con Zingaretti.

Poster con due coniglietti sui social
Immagine di Coniglietti con Zingaretti. Fonte: Aggiornamenti quotidiani dalla Terza Repubblica

Andando dalla parte diametralmente opposta, la sinistra non può certo accontentarsi dei coniglietti. E tenta strenuamente di raggiungere la popolarità di Matteo Salvini. Ma con la stessa delusione di Nanni Moretti che supplicava D’Alema di dire qualcosa di sinistra nel film Aprile, i giovani elettori del PD osservano impotenti il loro partito sprofondare in schemi visti e rivisti impantanandosi in un linguaggio vecchio e non adatto ai social network. Una domanda quindi sorge spontanea. Sono loro a non saperli usare o è una scelta etica di non ridurre la politica ad una battaglia di immagini ridicole e screditanti?

La risposta non è così scontata ma appartiene ad un discorso ben più ampio. Difatti, la politica negli ultimi anni ha tolto i vestiti fatti di comizi nelle piazze, discussioni costruttive e credibilità travestendosi da illusionista di marketing politico, gettando il fumo negli occhi degli elettori. E il prodotto da vendere sono proprio i politici. L’illusione, poi, risiede nella sensazione di non vedere più degli uomini politici che tirano i fili dello Stato per i propri scopi, sempre lontani e non attuali, ma di avere a che fare con persone simili a noi, comuni, umane, non politiche. Il continuo dialogo che tentano di instaurare tra loro e la fanbase di appartenenza è un martellante insieme di stories di Instagram, dirette Facebook, post, condivisioni, domande rivolte al e dal pubblico. Perché sicuramente terranno conto della richiesta dell’utente Danilo di spostarsi tutti su un altro social per evitare le accuse di razzismo.

Il povero Danilo, purtroppo o per fortuna, non vedrà il suo gruppetto di follower spostarsi su VK. Quella richiesta non è arrivata al suo leader, così come molte altre. Il dialogo non si è creato, le parole non sono state ascoltate.

L’utilità, quindi, dei social è davvero così indispensabile? O scredita solamente l’affidabilità dei politici che vi operano? Quale che sia la risposta, è un meccanismo che abbiamo messo in moto noi. I politici, per quanto possano risultare ridicoli o fashion blogger, sono semplicemente venuti incontro ad un nuovo tipo di piattaforma che va a sostituire i comizi, le conferenze e le piazze popolari. D’altronde, se Maometto non va alla montagna, è la montagna che va da Maometto.

I personaggi politici, indubbiamente, hanno giocato la loro parte nello svilimento del discorso politico e della sua credibilità, adagiandosi su sponde incaute e frivole. Ma la colpa non è certo da imputare completamente a loro: dovremmo essere noi utenti – specialmente i più giovani – a domandarci dov’è finito l’ago della bussola.

Così, forse, il Capitano, i coniglietti di Zingaretti e gli altri personaggi capiranno che l’orologio della politica sui social network sta ticchettando, certo, ma potrebbe trasformarsi presto in un timer pronto per l’autodistruzione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...