Il recruiting passa dal web: il tuo profilo social è a prova di selezione?

Lo scorso 21 novembre ho avuto modo di seguire il Seminario ‘Scegliere e farsi scegliere attraverso i social network: uso consapevole o irresponsabile?’ presso la sede bolognese di Confindustria.

È stata un’occasione per raccogliere un po’ di spunti utili a noi studenti prossimi alla ricerca di un lavoro. Al seminario, infatti, erano presenti relatori esperti in diversi settori che, partendo dalla loro esperienza, hanno approcciato il tema da diversi punti di vista coordinati da Riccardo Pirazzoli, docente di digital marketing presso IAAD e di orientamento al lavoro presso l’Università di Bologna.

L’approccio al tema è partito proprio dalle basi mostrando come il recruiter procede nel processo di selezione e dando quindi alcuni consigli pratici su come porsi.

Relatori seminario
Da sinistra: Dalila Morganti, Linda Serra, Riccardo Pirazzoli, Maria Vittoria Ligorio, Maurizio Benelli

Innanzitutto, prima di iniziare la ricerca, il candidato deve porsi una domanda fondamentale: “chi sono io?”. Sebbene sembri una domanda banale in realtà è fondamentale perché chi ci sta di fronte non può avere una chiara immagine di noi se noi stessi, per primi, non abbiamo le idee chiare. Se pensiamo allo svolgimento di un colloquio di lavoro la prima cosa che sappiamo certamente è che la sua durata è molto breve e il nostro obiettivo è quello di riuscire a trasmettere il più possibile di noi e sulla nostra personalità in quel lasso di tempo limitato: questo è possibile solo se abbiamo un’idea chiara e distinta. Il primo passo che dobbiamo fare quando cerchiamo lavoro è quindi quello di attuare un processo di personal branding in cui definiamo chi siamo e come comunicarlo.

Una volta determinato chi siamo e cosa vogliamo trasmettere di noi possiamo iniziare a lavorare sul nostro Curriculum Vitaericordandoci che è il primo strumento col quale le aziende vengono in contatto con noi. Il CV è il nostro biglietto da visita e già da come si presenta un recruiter può capire molto su di noi: la cura che si mette nella propria presentazione può essere valutata positivamente dal selezionatore poiché può essere considerata da quest’ultimo come sintomo di una precisione che si manifesterà anche sul posto di lavoro.  

Successivamente, dopo l’invio del CV alle aziende, viene effettuata una preselezione che sfugge parzialmente dal nostro controllo: i recuiter, per conoscerci meglio, analizzano i nostri profili social. Dico parzialmente perché non ci verrebbe mai in mente di pensare che la tale azienda apra Instagram per vedere il nostro profilo: se l’avessimo saputo avremmo sicuramente evitato di postare quella foto in cui siamo in atteggiamenti poco professionali. Tuttavia, secondo i dati presentati dai relatori, ben il 35% dei candidati viene escluso dalle selezioni perché sul loro profilo vengono trovate informazioni non coerenti con il curriculum, foto sconvenienti o opinioni discriminatorie.

E se dopo aver letto il paragrafo precedente starete correndo a modificare la privacy del vostro profilo per nascondere ciò che postate fermatevi subito: hanno una probabilità ancor più bassa di successo quelle persone che hanno profili promiscui o privi di network. Abbiamo detto poco fa che più facciamo conoscere di noi, più trasmetteremo sicurezza e capacità di espressione: come fa un selezionatore a fidarsi di noi se nemmeno sa chi siamo? L’approccio migliore non è quello di nascondere tutto a tutti ma quello di filtrare i contenuti lasciando visibile ai visitatori occasionali le informazioni necessarie.

 È molto importante al giorno d’oggi, in cui buona parte della nostra vita si svolge anche online, prestare attenzione alla propria digital reputation: la reputazione online può altamente condizionare l’esito di un rapporto di lavoro e quando postiamo sui social dobbiamo avere un occhio di riguardo al contenuto della nostra comunicazione. Per avere una buona digital reputation è consigliabile avere un profilo sempre aggiornato, una foto profilo che mostri chiaramente chi siamo, un buon network e, soprattutto, evitare di pubblicare post con opinioni sconvenienti e discriminatorie.

relatori seminario
Riccardo Pirazzoli, Maria Vittoria Ligorio, Maurizio Benelli, Matteo Telentinis

Consideriamo l’ipotesi in cui abbiamo passato questa sorta di “preselezione” e siamo stati chiamati per un colloquio. In questo momento non dobbiamo assolutamente adagiarci sugli allori pensando che la maggior parte del lavoro sia stata fatta: è proprio ora che deve iniziare la nostra attività di ricerca. Il nostro mantra da qui fino al giorno del colloquio deve essere uno solo: proattività. Ma cosa vuol dire essere proattivi? Essere proattivi significa anticipare quello che potrebbe accadere: prima di presentarci al colloquio è bene raccogliere il maggior numero di informazioni possibili sull’azienda, capire di che cosa si occupa nello specifico, quali sono le competenze richieste (segnalate nella job description), quale sia la sua filosofia, il suo mindset e il suo approccio. Questa ricerca preliminare ci permetterà di rispondere correttamente alle domande che ci verranno poste e, inoltre, di vestirci in maniera adeguata. Ebbene sì, in questo contesto l’abito fa il monaco e non sempre il tailleur, a differenza di quello che pensiamo, è il capo d’abbigliamento giusto: la scelta dei capi che indosseremo deve assolutamente dipendere dal tipo di lavoro per cui ci stiamo proponendo.

Finalmente siamo stati assunti! Ora possiamo tornare a postare sui nostri profili tutto quello che vogliamo? Assolutamente no. Ricordiamoci che, come le aziende hanno visitato le nostre pagine social prima che iniziasse il rapporto di lavoro, le potranno visitare anche ora. Quindi meglio evitare di postare foto e usare le chat durante l’orario di lavoro oppure di esprimere commenti poco gradevoli sull’azienda per cui stiamo lavorando o sul nostro datore di lavoro e sui colleghi.

Il social recruiting, come abbiamo visto, può metterci alla prova ma, prestando attenzione a questi consigli, avrete tutti gli strumenti per essere pronti nel caso in cui i vostri profili vengano analizzati dalle risorse umane dell’azienda per cui vi siete candidati.

In bocca al lupo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...