Proteggere la propria identità personale: cosa succede online?

Il 14 novembre si è svolto all’Accademia delle Scienze di Bologna il seminario ‘Le nuove tutele del diritto all’identità personale online’. I relatori Luigi Alessandro Scarano, membro della Corte di Cassazione, e Gisella Finocchiaro, docente dell’Università di Bologna hanno parlato in maniera approfondita di diritto all’oblio e trattamento dei dati personali indagando come questi aspetti siano mutati con l’avvento di Internet e dell’era digitale.

Il diritto all’oblio nasce in Francia a metà degli anni Sessanta e si esplica come diritto ad essere dimenticati: ognuno di noi ha diritto a non essere esposto a pregiudizio e ad avere il controllo sulla propria identità sociale attuale. La parola attuale in questo contesto risulta essere una parola chiave poiché questo diritto nasce a tutela di quelle persone che, in passato, sono state oggetto di fatti di cronaca, e che in seguito, una volta scontata la pena, sono state normalmente reinserite nella società. Cosa succede però, se torna a circolare la notizia che li aveva catapultati nell’occhio del ciclone in passato e questa viene fatta circolare senza essere corretta o contestualizzata? La libera circolazione di informazioni non correte potrebbe gravemente nuocere a quest’ultimi ed è per questo che nasce il diritto all’oblio.

Sebbene possa sembrare che questo leda la libertà di informazione in realtà si pone in continuità con quest’ultima in quanto tiene ben presente il fatto che il cittadino deve sempre ricevere una notizia aggiornata e corretta che lo possa mettere nella posizione di valutare adeguatamente ogni situazione. Quello che diventa difficile, però, è stabilire il limite. Dove finisce il diritto del singolo ad essere dimenticato e inizia quello del cittadino ad essere informato?

Questa domanda ha messo in difficoltà la Corte di Cassazione che ha dovuto far ricorso alle Sezioni Unite per la risoluzione di diversi casi. Per fare ordine, al diritto all’oblio non è stato affidato un significato univoco ma polivalente, considerando parte di questo il diritto a non ripubblicare una notizia quando non sia trascorso un certo periodo di tempo dalla prima, il diritto alla cancellazione dei dati e il diritto all’integrazione. E, per quanto riguarda la risoluzione dei casi, siccome non è stata tratteggiata una soluzione teorica che possa essere univoca, si è pensato di valutare caso per caso.

Quello a cui la Corte di Cassazione non ha pensato però, è stato come applicare il diritto all’oblio nel caso di Internet. Rispetto al passato lo scenario è cambiato e in questo contesto si è venuta a manifestare una mancanza di coincidenza tra l’aspettativa sociale e quella evocata dalla Corte di Cassazione: l’aspettativa di rivendicare il diritto a cancellare tout court, senza necessità di requisiti, non trova riscontro nelle norme giuridiche. Il diritto alla protezione dei dati personali non è un diritto assoluto, non è destinato a prevalere sempre ma va bilanciato con altri diritti: i dati devono essere sicuri e protetti nella loro libera circolazione.

Non c’è, quindi, un divieto a far circolare i dati personali e anche la loro cancellazione è limitata: ci vuole una giustificazione per richiederla. Anche per quanto riguarda i motori di ricerca l’applicazione del diritto all’oblio avviene solo parzialmente: essendo una normativa europea Google è tenuto a de-indicizzare solo i risultati degli Stati membri e non di tutto il mondo.

Ed è proprio la natura pubblica di internet e dei social network, considerati agorà virtuali, a diminuire le tutele. Se siamo noi a pubblicare, non possiamo pensare che, una volta condivisa qualsiasi informazione in Rete, possiamo avere il totale controllo su questa e sulla sua circolazione. Tuttavia, i social network, attraverso la stipulazione di contratti al momento dell’iscrizione, permettono la cancellazione dei dati quando lo si chiede, mostrando quindi un’applicazione più ampia del diritto all’oblio rispetto alla legge.

Quello che bisogna tenere a mente è il fatto che il maggior pregio della Rete, ovvero la sua velocità, in questo caso potrebbe essere il nostro peggior nemico: la notizia o la foto che viene pubblicata su Internet è in grado di raggiungere milioni di persone in un solo istante e assicurarsi che questa venga cancellata dal dispositivo di chiunque sarà sicuramente un’impresa impossibile. In questo caso si potrebbe dire uerba uolant, postata online manent.

Ilaria Durante

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