#16daysOfActivism

16 giorni di attivismo contro la violenza di genere è la proposta di sensibilizzazione delle Nazioni Unite sui temi legati alla violenza sulle donne. Casa delle donne, a Bologna, ha aderito alla campagna nel periodo compreso tra il 25 Novembre e il 10 Dicembre.
Il seminario “La rappresentazione della violenza di genere”, che si è svolto lo scorso 25 novembre, è stato inserito nell’ambito della XIV edizione del Festival della Violenza Illustrata.
Vite in movimentocome a riconoscere il potere trasformativo delle donne, come moto per dare luogo a trasformazioni culturali nella scena pubblica, unite in una lotta sociale comune.

In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, la Sala Ulisse dell’Accademia delle Scienze di Bologna ha ospitato studiose/i, ricercatrici/tori e docenti, coinvolti in una riflessione interdisciplinare sulla rappresentazione della violenza di genere. Sono intervenute alcune delle rappresentanti del Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità (CUG), Alma Gender Integrated Research Team (IRT) e Chiara Elefante, Prorettrice alle Risorse Umane che ha sottolineato la necessaria diffusione di una cultura condivisa.

“Non possiamo rimanere indifferenti alla violenza – afferma la Elefante, a tutti i livelli: dal discorso pubblico e politico, ai social media fino alle espressioni linguistiche, le campagne di prevenzione hanno un ruolo capillare. La cultura può molto ed ha un ruolo fondamentale”.

Anche le immagini del corpo delle donne medioevali hanno contribuito alla costruzione di una memoria culturale negativa, “inevitabilmente da ritradurre”, aggiunge Patrizia Caraffi, Co-Coordinatrice IRT.

“L’età media delle denunce si è abbassata tra i 18 e i 29 anni. I percorsi di violenza iniziano sempre prima.” A dirlo è Anna Pramstrahler della Casa delle Donne. Il cambiamento di più donne, tramite un percorso di accoglienza, può innescare vere e proprie trasformazioni nella società, per questo motivo è importante attivarsi per debellare la cultura dello stupro e ideologie che vorrebbero affermare la supremazia del genere maschile. Sono poche le donne a denunciare la violenza per paura di eventuali ritorsioni e di non essere credute. Una donna su tre, tra i 16 e 70 anni, ha dichiarato di aver subito una forma di violenza fisica o sessuale e il 62,7% degli stupri è commesso dai partner o ex.

Come raccontano la violenza di genere i media?

Le donne vittime di violenza, nei processi penali, vengono marginalizzate. “Le rappresentazioni giornalistiche, rivolgono maggiore attenzione sull’indagato”, spiega Nicoletta Mandolini, una delle curatrici del volume “Rappresentare la violenza di genere. Sguardi femministi tra critica, attivismo e scrittura”. Tramite un approccio di indagine che si discosta dalle manifestazioni empiriche, il volume osserva e approfondisce le rappresentazioni e le immagini dei media della società contemporanea.
Anche nel cinema italiano emergono stereotipi e violenza simbolica di genere. 89% è la percentuale dei film diretti da uomini contro l’11% delle donne. A confermarlo è Giacomo Manzoli, Direttore del Dipartimento delle Arti: “solo il 13% dei lungometraggi realizzati da donne negli ultimi 10 anni è riuscita ad ottenere un finanziamento pubblico”.
“Non si combatte la violenza con immagini di violenza. Se neghiamo una rappresentazione, a livello cognitivo, contribuiamo a confermarne la sua centralità”, spiega Giovanna Cosenza del Dipartimento di Filosofia e Comunicazione riportando l’attenzione sull’estetizzazione di volti tumefatti che riproducono situazioni di co-presenza di vittima-carnefice nelle campagne, stimolando la partecipazione attiva degli uomini. E’ stata inoltre ricordata l’esperienza di NoiNO.org che ha introdotto nelle scuole un laboratorio educativo rivolto a giovani, docenti e insegnanti, con la missione di crescere uomini senza violenza, promuovere consapevolezza tramite metodologie dell’educazione alle differenze e pratiche interattive.

Cosa manca alle campagne sociali antiviolenza italiane?
A spiegarlo è Saveria Capecchi del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali. “Nelle campagne sociali antiviolenza mancano esempi positivi di forza femminile. Le protagoniste sono donne giovani che presentano segni di violenza fisica, umiliate, incapaci di reagire e denunciare, o slogan che spettacolarizzano la violenza. E’ necessaria la diffusione di un’educazione alla cultura di genere, inclusiva dei punti di vista femminili e rispettosa della dignità delle persone rappresentate”.

Gli obiettivi da raggiungere?
Discostarsi dalle immagini di donne vittime, doloranti, annientate dalla violenza. Insegnare loro a denunciarla, a non scambiare la violenza per amore ed incitare tutti gli uomini e i ragazzi, coinvolgerli nella lotta contro la violenza di genere, incentivando una presa di coscienza dell’arretratezza culturale degli stereotipi e dei pregiudizi di genere. La violenza di genere non è solo aggressione fisica. Essa include anche vessazioni psicologiche ed in questo contesto anche il linguaggio assume un ruolo chiave per promuovere l’empowerment femminile ed una cultura capace di dare valore alle differenze.

Anna Suppa

VIDEO – Il punto di Saveria Capecchi

 

 

 

 

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