Tiziano Terzani: la storia “a parole sue”

Tiziano Terzani, scrittore, giornalista, rivoluzionario.
“Se uno ti punta un fucile in faccia, tu sorridi!” è questo il consiglio, che sopra qualsiasi cosa, tramanda ai suoi figli.
La sua infanzia ha inizio in un quartiere popolare di Firenze, Monticelli, durante la guerra. Terzani raccontava spesso delle domeniche in cui col babbo e la mamma “si andava, vestiti di tutto punto, a guardare i ricchi che mangiavano il gelato”(1).
La sua, è una storia di riscatto sociale. Tiziano Terzani, classe 1938, è cresciuto sulle ginocchia di una madre protettiva, che lo vestiva da femmina e lo proteggeva dai “pericoli” della vita da bambino.
Al termine delle elementari, il suo maestro aveva intuito il suo potenziale, così da riunire i suoi genitori esortandoli a stringere la cinta per fargli proseguire gli studi, e così è stato, fino alla laurea.
Titolo conseguito in una delle più prestigiose Università al mondo, la Normale di Pisa, con una laurea in Giurisprudenza. Ecco qui il riscatto.

“Per cinque anni ho fatto il manager in Olivetti; vi ero entrato come giovane laureato con lode alla Normale di Pisa. Avevo scelto l’Olivetti, perché a quel tempo un giovane come me, che veniva da una famiglia povera e che voleva impegnarsi socialmente aveva la scelta tra l’Olivetti e il Partito comunista. Io scelsi l’Olivetti perché rappresentava la modernità”. (2)

Tanti si sarebbero accontentati, una volta ottenuto un posto in Olivetti, che gli permetteva, tra le tante cose, di viaggiare in giro per il mondo.
Credo che sia stato lì il momento in cui qualcosa si è spezzato.

Terzani ammette nei suoi racconti, di aver avuto una grande fortuna: incontrare l’amore della vita.
Angela Staude Terzani è l’amore che tutti vorremmo. È casa, è famiglia, è tutto quello di cui abbiamo bisogno per la felicità.
Sarebbe stato un uomo diverso se non avesse avuto la sicurezza di tornare a casa dopo un lungo viaggio e di trovare l’amore.

“Era il contrario di tutto quello che erano le altre e io ho sempre adorato l’altro, il contrario.
Era genuina, vera, sincera, calda, umanamente intelligente, generosa. Lei era tutto. Primo costituiva una certezza intorno alla quale tutto girava, una certezza di libertà e un senso di sicurezza. E’ stata quello che il grande poeta bengalese che cito sempre è riuscito così bene a descrivere, il palo al quale l’elefante si fa legare con un filo di seta. Se l’elefante da uno strattone può scappare quando vuole, ma non lo tira. Ha scelto di essere legato con un filo di seta a quel palo.” (3)

Questo amore, fatto di grandi assenze e di grandi presenze, ha concesso al Tiziano giornalista di raccontare il continente asiatico per quarant’anni, durante i suoi anni chiave: dalla guerra in Vietnam, alla Cambogia e il suo olocausto, alla Cina del post Mao, al Giappone, cocente delusione per non essere forse riuscito a comprenderlo a fondo. Scrive per il Dier Spiegel, quotidiano tedesco, che gli ha permesso di raccontare l’Asia a parole sue, lontano dalle regole del giornalismo alla britannica.

La Cina è stata per Terzani una casa, oltre che grande opportunità professionale. Indubbiamente a quei tempi erano pochi i giornalisti a padroneggiare la lingua e questa è stata la chiave per svelare, a poco a poco, i misteri di questo inscrutabile Paese.
Si narra la storia di un ufficiale mandarino che, agli inizi dell’800, durante accordi politici con la Gran Bretagna, scopre di un inglese che parlava cinese e rivolgendosi ai suoi uomini domanda chi fosse il traditore che gli aveva insegnato la lingua. Inespugnabile Cina.

Iscrive i suoi figli ad una scuola comunista, perché ne conoscessero e vivessero gli usi, al di fuori degli appartamenti “per stranieri” a cui gli altri ospiti si fermavano.

Questa “cinesizzazione”, gli permise di vivere nel quotidiano le notizie che facevano la storia di quegli anni. Ad esempio, nel 1981, sua figlia Saskia, tornando da scuola, gli comunicò che quel giorno avevano rimosso il ritratto di Mao da tutte le aule. Era la fine di un’era, in quanto, Hua Gofeng, il politico che aveva preso le redini del potere politico dopo la morte di Mao, era stato epurato. Fu il primo a dare la notizia.
Terzani viene espulso dalla Cina nel 1984, proprio per il suo modo anticonformista di raccontare la realtà, al di fuori dalle sale conferenza, attraverso i suoi canali e le sue conoscenze personali.

Tenta un nuovo inizio a Tokyo, studiando la lingua, che non riuscirà mai, suo malgrado, a padroneggiare. Si muove da straniero in un Paese nuovo, che stenta ad accettarlo. L’unica Nazione che ai quei tempi, in Asia, “ce l’aveva fatta”.
Ma a quale prezzo? “Del Giappone mi aveva subito colpito la vita che i poveri giapponesi facevano. La modernità asiatica, che io volevo vedere perché ne ero curioso, perché poteva anche essere interessante, mi terrorizzò. Era un modo di vivere spaventoso.” (4)

Poi una profezia, di molto tempo prima, tornò a riecheggiare nella sua mente.
Oltre una grande dose di fortuna, non gli è mai mancata una buona dose di superstizione. Nel 1976 un indovino gli dirà: «Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. Non volare mai». (5)
In barba ad ogni scadenza, lavoro, puntualità, decide che non avrebbe volato. Informa il Dier Spiegel delle sue intenzioni e a mezzanotte del primo gennaio 1993 inizia questo nuovo viaggio.

“D’un tratto senza più la possibilità di correre a un aeroporto, pagare con una carta di credito, schizzar via, ed essere, in un baleno, letteralmente dovunque, sono stato costretto a riguardare al mondo come a un intreccio complicato di paesi divisi da bracci di mare che vanno attraversati, da fiumi che vanno superati, da frontiere per ognuna delle quali occorre un visto.” (6)

Inizia qui la sua rinascita: avrebbe dovuto morirci e invece è rinato.
Riscopre, durante tutto questo lungo anno, l’importanza della magia.

“Quando arrivai, da bravo europeo, pensai che la magia fosse superstizione e che non potevo accettare niente di tutto questo. Ma con il tempo ho imparato ad averne rispetto. Ora ne tengo conto, potrei dire che ci credo. Nella magia c’è qualcosa di profondamente reale, di vero.” (7)

Concluso il 1993 e su consiglio di molti degli indovini incontrati durante il suo periodo in Malesia, decide di trasferirsi con la famiglia in India.

“Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. E’ sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno.”8
In questo Paese dalle mille contraddizioni troverà la pace. Terzani è sempre stato un catalizzatore di attenzioni, piaceva alla gente, la affascinava. Qui raggiunge la consapevolezza, assaporata solo in parte durante il 1993, che il vero viaggio è quello che si compie dentro di noi.
Riscopre il valore del silenzio, che tutte le parole necessarie erano già state dette. Si trasferisce in un piccolo rifugio sull’Himalaya dove farà del silenzio e della meditazione la chiave di questa nuova fase.
“Mi piace essere in un corpo che ormai invecchia. Posso guardare le montagne senza il desiderio di scalarle. Quand’ero giovane le avrei volute conquistare. Ora posso lasciarmi conquistare da loro. Le montagne, come il mare, ricordano una misura di grandezza dalla quale l’uomo si sente ispirato, sollevato. Quella stessa grandezza è anche in ognuno di noi, ma lì ci è difficile riconoscerla.” (9)

Abbandonerà le sue amate montagne, solo quando nel 2001 l’attentato alle Torri Gemelle sconvolse il mondo. Furono in tanti, in quei giorni tumultuosi, a chiamare le armi.
Vede la luce, in quel periodo, uno dei suoi ultimi scritti “Lettere contro la guerra”, in risposta all’articolo di Oriana Fallaci, “La rabbia e l’orgoglio”. Parafrasando i due titoli emergono chiaramente le posizioni dei due giornalisti toscani.

Poi la diagnosi, la malattia, descritta in “Un altro giro di giostra” come l’ultimo viaggio, incrociando le vie della medicina moderna e di quella orientale. Il giornalista che ha vissuto e raccontato la “storia” del ‘900 torna nella sua personale Himalaya toscana per prepararsi a morire.
Si accosta alla morte come ad un’amica, consapevole di aver visto tutto quello che c’era da vedere. E probabilmente aver vissuto il tempo concessogli con tanta intensità, sfruttando di volta in volta una buona stella e liberandosi, infine, di ogni vezzo mondano, ha davvero preparato Terzani ad abbandonare il suo corpo con leggerezza, pronto per l’ultima nuova esperienza, che, sfortunatamente non ha potuto raccontarci.

Lilla Milli 

Note

1. La fine è il mio inizio, Terzani, 2010
2. Il manager e l’arcobaleno in ARPA, 2, marzo-aprile 2004, 4
3. La fine è il mio inizio, Terzani, 2010
4. La fine è il mio inizio, Terzani, 2010
5. Un indovino mi disse, Terzani, 1995
6. Un indovino mi disse, Terzani, 1995
7. Un indovino mi disse, Terzani, 1995
8. Un altro giro di giostra, Terzani, 2004
9. Un altro giro di giostra, Terzani, 2004

 

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