Roberto Zanda: una passione salvata dall’innovazione

Il maratoneta Roberto Zanda e i suoi arti bionici si rimettono in gioco

“Tagliate pure”. Sono queste le parole dette da Roberto Zanda quando ha capito che non c’era speranza per i suoi arti. Il maratoneta originario di Cagliari classe ‘58, fin da bambino ha superato tante sfide, ma quella dell’anno scorso lo ha messo a dura prova. Il “Massiccione”, così chiamato dai suoi fan, si è visto la morte in faccia rimanendo in mezzo al ghiaccio e alla neve per 14 ore a meno 50 gradi, riportando gravi danni sia agli arti superiori che a quelli inferiori, costringendo i medici ad amputarli e a sostituirli con protesi in titanio offerte dall’azienda torinese Officina Ortopedica Maria Adelaide.

Era il 28 gennaio 2018 quando Zanda iniziò la sua avventura partecipando ad una delle maratone più dure al mondo: 500 km tra i ghiacci canadesi trainando uno slittino, senza tappe prefissate e una media di ritiri annuali intorno al 60%. Dopo cinque giorni di cammino, è bastato perdere di vista un paletto che segnala il percorso, per perdersi nell’oscurità. Da quel momento partì il conto alla rovescia. Nonostante non si sentisse più i piedi, il maratoneta continuò a camminare mosso da un forte sentimento di attaccamento alla vita e finalmente dopo ore, in lontananza, scorse un addetto all’organizzazione che chiamò subito l’elisoccorso. Trasportato con urgenza all’Ospedale di Aosta e poi di Torino, Zanda subì un delicato intervento che terminò con l’amputazione degli arti. Le protesi messe a disposizione sono dotate della massima tecnologia disponibile sul mercato. Agli arti inferiori sono state applicate delle protesi in carbonio superleggere con dei piedi a recupero di energia, mentre all’arto destro superiore una mano bionica in titanio multiarticolata a controllo mioelettrico, con la quale Roberto potrà compiere più di 30 prese differenti.

Dopo questa disavventura chiunque si sarebbe ritirato dalle scene, ma non il Massiccione. Roberto, che non conosce la parola “sconforto”, come unico rimpianto ha quello di non essere riuscito a tagliare il traguardo. Quella gara però, è diventata fonte di ispirazione del libro autobiografico “La vita oltre”, il quale ha firmato con la sua mano robotica a centinaia di fan che chiedevano una dedica. Una vita difficile quella di Roberto, cresciuto in una famiglia numerosa in cui era difficile fare sport e sarà proprio questo da adulto, che diventerà simbolo di libertà e lo strumento per superare gli ostacoli della vita quotidiana.

Appena tornato in Sardegna ha iniziato la riabilitazione per abituarsi soprattutto al peso delle protesi e per prepararsi alla sua prossima avventura. Il suo sogno sarebbe quello di essere il primo uomo a correre nel deserto con arti bionici. E i suoi non passano di certo inosservati: su una delle due protesi infatti, sono riportati i quattro mori della bandiera sarda, simbolo di orgoglio per Roberto, e sull’altra quelle di alcuni dei Paesi in cui ha corso le 50 maratone della sua vita.

Per un anno il maratoneta è andato in giro per l’Italia ad incontrare studenti e carcerati, con lo scopo di  raccontare la sua storia e comunicare un messaggio: “non bisogna perdere mai la speranza, prendere le cose positive della vita e chiudere in un cassetto quelle negative, poi andare avanti ponendosi sempre piccoli e grandi traguardi”.

Zanda sarà ospite prossimamente al Web Marketing Festival di Rimini. Sarà un’occasione per comprendere come l’innovazione tecnologica gli abbia dato ancora la voglia di mettersi in gioco e come sia arrivato a capire che la vita va vissuta giorno per giorno apprezzando sempre le piccole cose che ci circondano.

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