Elezione Europee 2019: Parliamone!

Le tanto temute Elezioni Europee 2019 sono passate ed un’altra Maratona di Mentana si è conclusa. È arrivato quindi il momento di tirare le somme e di fare alcune considerazioni sui risultati.

Le prime stime mostrano che la nuova composizione del Parlamento Europeo sarà più frammentata rispetto alle legislature precedenti e di conseguenza gli equilibri tra i vari gruppi parlamentari dovranno cambiare. Tutto sommato però possiamo tirare un sospiro di sollievo perché l’ondata sovranista tanto paventata, non è stata di una portata preoccupante. Un altro dato positivo è stato l’affluenza al voto, elemento che ha preoccupato molto chi crede ancora nell’Unione Europea e nella democrazia. Rispetto alle elezioni Europee 2014 infatti il tasso di affluenza è aumentato: si è saliti da un 42,61% del 2014 al 50,97% di queste elezioni 2019. Tuttavia, l’Italia è in controtendenza rispetto ai dati europei riguardo l’affluenza, che è scesa dal 57,22% del 2014 al 54,50% del 2019.

Ma l’Italia non va contro corrente alla media europea soltanto nel tasso di affluenza al voto, ma fa anche parte del gruppo di stati Europei che hanno visto il trionfo di forze populiste ed euroscettiche. Oltre a l’Italia con la Lega di Salvini, la Francia vede il Rassemblement National di Marine Le Pen come primo partito e la Polonia e l’Ungheria vedono il trionfo assoluto dei rispettivi partiti nazionalisti. Il Regno Unito, che paradossalmente ha partecipato a queste elezioni, ha confermato le aspettative con il trionfo del Brexit Party di Nigel Farage.

Nonostante queste vittorie a livello nazionale siano preoccupanti e talvolta, siano state schiaccianti, non sono state altrettanto incidenti a livello Europeo. I gruppi Parlamentari euroscettici, che nel prossimo PE saranno tre invece dei due della legislatura precedente, sono aumentati soltanto di 57 deputati ed è evidente che non si sia trattato dell’exploit che ci si aspettava. Contando inoltre che 29 di essi provengono dal Regno Unito e che quindi potrebbero non mantenere il seggio a lungo, possiamo concludere che l’ondata anti-UE, per stavolta, è stata scampata.

Un’altra novità di queste elezioni è stata la crescita quasi inaspettata dei gruppi Verdi e Liberali. Soprattutto i Verdi hanno visto aumentare i loro elettori in moltissime nazioni europee. In Germania, i cosiddetti “Gruene”, rappresentano la seconda forza politica del paese, superando Alternativa per la Germania, partito di estrema destra che sembrava crescere in maniera inarrestabile. Anche in Francia i Verdi hanno ottenuto ottimi risultati. Una crescita ambientalista che probabilmente ha seguito l’onda di Greta Thunberg con il suo sciopero per salvare il futuro del pianeta. Un’ondata che fa sperare nel futuro dell’Unione Europea e che probabilmente metterà al centro delle priorità di tutti, il riscaldamento globale e la difesa dell’ambiente. Ovviamente, siamo ancora lontani da una vera e propria rivoluzione Verde ma sicuramente la loro influenza nel PE aumenterà e sarà necessario includerli nella maggioranza democratica.

I veri sconfitti di queste elezioni sono stati i Social Democratici e i Popolari che hanno perso circa 80 deputati rispetto al 2014. Quindi non avranno più la maggioranza assoluta e di conseguenza dovranno affidarsi ai Liberali e ai Verdi per far passare direttive e leggi. Dovranno quindi tenere di conto delle istanze delle altre forze democratiche per contrastare insieme l’euroscetticismo. Sebbene l’ondata nazionalista sia rimasta contenuta, non dovrà più essere un problema da sottovalutare durante questa legislatura.

Le forze democratiche dovrebbero forse unirsi in un fronte comune e farsi sentire dai cittadini europei come alternativa forte ai nazionalismi e alle paure instillate dagli euroscettici. Soprattutto nei paesi dove questi ultimi hanno fallito, ovvero in Austria, Paesi Bassi e Danimarca, in modo da dare l’esempio ai due paesi fondatori dell’UE che si sono fatti ammaliare dalle false promesse nazionaliste.

Elena Masini

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