Girare il mondo per lavoro, intervista a Sara Caulfield

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Oggi sul blog l’intervista fatta a Sara Caulfield che con successo è riuscita a coniugare il suo lavoro di organizzatrice di eventi, alla sua grande passione per il viaggio.

Grazie alla sua personalità e alla bravura nel raccontare le sue avventure in giro per il mondo, il suo profilo instagram ad oggi vanta più di 12mila followers. Sara ha anche un blog – Yet Another Fridge Magnet – nel quale racconta nel dettaglio, ma in modo divertente e leggero, tutte le sue avventure.

Nell’intervista ci ha raccontato del suo lavoro, di come ci è arrivata e – appunto – della sua passione per i viaggi.

Ciao Sara, iniziamo con una breve presentazione. Come ti chiami? Quanti anni hai? Che lavoro fai?

S: Ciao a tutti, mi chiamo Sara, ho 35 anni e organizzo eventi all’estero.

Che percorso formativo/professionale hai fatto per approdare nel lavoro che stai facendo oggi?

S: In realtà il mi percorso di studi non c’entra molto con quello che faccio oggi. Ho fatto il liceo classico per scampare alla matematica e soprattutto perché amo le materie umanistiche e poi ho frequentato la facoltà di lingue e culture orientali a La Sapienza per il mio amore per l’Asia e il Giappone. Ho studiato la lingua giapponese e araba e tutta la cultura, la filosofia, l’arte e le religioni dell’estremo oriente in generale, scrivendo poi la tesi sull’architettura delle antiche case tradizionali giapponesi, le minka. Ho amato moltissimo questa facoltà, perché conciliava le mie passioni, ovvero le materie umanistiche e l’Asia, ma devo dire che non mi è servita molto ai fini lavorativi. Mi sono buttata sul mondo degli eventi vista la mia precisione e attenzione maniacale ai dettagli e alla programmazione. Nonostante un percorso di studi non esattamente coerente i miei primi datori di lavoro hanno creduto in me (devo avergli fatto un’ottima impressione al colloquio) e così ho iniziato a lavorare in questo mondo.

Dal tuo profilo Instagram e dal tuo blog si nota subito la tua grande passione per il viaggio. Com’è iniziata e quanti paesi hai visto? Quali ti sono rimasti più nel cuore?

S: La mia passione per il viaggio nasce sin da piccolissima, perché mio papà viaggiava per lavoro e ha spesso portato me e la mia famiglia con lui. Oltre ai frequenti viaggi abbiamo anche vissuto per dei periodi all’estero (a Sydney e Chicago), quindi posso sicuramente dire che la fissa del gironzolare per il mondo e l’essere nomade deriva un po’ da lì. Non saprei dirti quanti paesi ho visitato, perché non tengo il conto, forse il conto l’ho perso! Sul mio blog ho una mappa Google dove ho segnato tutti i paesi in cui sono stata e ogni tanto me la guardo compiaciuta. I paesi che mi sono rimasti nel cuore sono senza dubbio le isole Svalbard, il Giappone (ci ho vissuto e per me è casa ancora prima dell’Italia), le Filippine, l’Oman, l’India e la Corea del nord.

Seguendoti sul web ho notato che hai viaggiato molto anche per lavoro. Un sogno di tante persone. Come sei riuscita a coniugare le due cose?

S: Viaggiare per lavoro per me è una benedizione, quando vivevo a Dubai l’ho fatto per quasi 6 anni ininterrottamente. Ho sempre lavorato per aziende che organizzano eventi all’estero e per questo riesco a stare continuamente in movimento. Anche quando ero basata a Singapore organizzavo grandi eventi per un cliente che ogni sei mesi faceva delle presentazioni in giro per il mondo; immaginatevi quando mi hanno detto che sarei andata alle Hawaii o a Osaka per lavoro per due settimane!

In un momento storico in cui si parla molto di empowerment femminile ritengo che il tuo esempio di giovane donna che viaggia da sola anche in zone ritenute difficili o pericolose sia fondamentale. Ci racconti come vivi il viaggio in solitaria? Come lo vivevi agli inizi? Nel corso degli anni è cambiato il tuo approccio?

S: Una cosa che amo dei social media è che riusciamo a trasmettere il nostro messaggio in modo diretto e veloce e per me conta tantissimo far arrivare nel modo giusto quello che faccio. Ricevo tantissimi messaggi di ragazze che mi scrivono “Sara, sono partita da sola nonostante fosse una mia grande paura e sono uscita dalla mia comfort zone anche per merito tuo” oppure mi chiedono consigli su come trovare il coraggio per fare una cosa che a loro piacerebbe, ma che spaventa. Onestamente non ho iniziato a usare i social per questo scopo, ho solo fatto vedere dove vivevo e i miei viaggi, poi le persone si sono appassionate e affezionate ed è venuto tutto in modo naturale. Sono contenta di essere un esempio di coraggio e intraprendenza per le ragazze. Per me viaggiare da sola è bellissimo, perché amo essere padrona del mio tempo e decidere arbitrariamente cosa e quando fare le cose. In viaggio sono un po’ extreme, lo ammetto, non perdo tempo, perché ci sono troppe cose da vedere e troppo poco tempo per andare a passo di lumaca! Sicuramente ora ho molta più esperienza nelle situazioni e riesco a viaggiare in modo più fluido rispetto agli inizi.

Al momento sei tornata a lavorare in Italia, a Milano. Hai notato differenze tra lo svolgimento del tuo lavoro qui e all’estero?

S: Mi piace che hai detto “al momento”, perché effettivamente non so nemmeno io quanto durerà questa parentesi italiana. Devo dire che i ritmi lavorativi del Giappone e di Singapore sono abbastanza folli, per me non esiste rimanere in ufficio fino alle 21 ogni giorno, abbiamo tutti una vita da vivere oltre al lavoro e alcuni miei colleghi forse non la valutavano come me. Devo dire che nel mio ambiente non conta molto la storia del 9-18, perché già un lavoro che ti porta a viaggiare non può rispettare certi termini. Di base non ho trovato grandissime differenze circa l’approccio lavorativo in generale, piuttosto per quanto riguarda i benefit che, essendo expat all’estero, spesso avevo in più (tipo a Dubai dove l’azienda mi offriva la casa e le bollette) o in meno (la pensione, per esempio).

Che consiglio daresti a un/a giovane che volesse intraprendere la tua carriera professionale?

S: Sicuramente consiglierei di essere organizzati e precisi, di sapersi gestire bene il tempo e avere ottime relazioni interpersonali. L’attenzione al dettaglio e la proattività anticipando le richieste del cliente sono delle doti fondamentali per fare il mio lavoro e se volete viaggiare o lavorare con l’estero dovete avere un livello di inglese molto avanzato. Poi chiaramente una lingua in più è sempre un plus!

 

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