Belo Horizonte: rifiutarsi davanti al cambiamento?

Belo Horizonte, capitale dello stato di Minas Gerais, é diventata la mia città da quasi due mesi a questa parte. Costruita in una valle e circondata da montagne da cui si può ammirare la città – non a caso “Belo Horizonte” – é un centro politico ed economico e la sesta città per numero di abitanti del Brasile (circa 2 milioni e mezzo nel 2017). L’immagine che spunta sotto il nome di BH in quasi ogni ricerca sul Web è il suo lago artificiale, la Lagoa da Pampulha, un progetto ambizioso degli anni ‘40 voluto dall’allora prefetto della città Kubistchek per arricchirne il panorama urbano. Grazie all’aiuto di artisti e architetti di grande spessore, oggi la Lagoa da Pampulha fa parte di un complesso artistico moderno diventato patrimonio dell’Unesco nel 2016, nonché uno dei luoghi di interesse principali della capitale mineira. La Lagoa incentiva infatti i belo horizontini e i visitatori a percorrere il suo lungo perimetro (circa 18 km) anche in bicicletta, grazie alle piste ciclabili che lo costeggiano.

L’aspettativa che tende a crearsi in chiunque scorra le immagini di questa attrazione naturale è molto alta: un grande specchio d’acqua con viali alberati intorno, la vista dello stadio Mineirão in lontananza, e la fauna popolosa che anima il lago (non mancano i coccodrilli!) evocano un’immagine di benessere complessivo, anche per l’ambiente stesso. E che dire poi, del Parco ecologico che sorge sull‘isola del Lago? 30 ettari di puro verde con spazi ideali per rilassarsi.

Peccato che le sensazioni legate alla visita del Lago in realtà siano ben altre. Il fetore dell’acqua evidentemente contaminata, divenuta recentemente destinazione finale di condotti fognari clandestini – in cui qualche temerario si cimenta persino nell’arte della pesca – si aggiunge alla presenza di rifiuti che affiorano lungo le sponde ma anche in alcuni punti dello specchio d’acqua, rovinando l’immagine idilliaca che si era dipinta nella mente di ciascun visitatore. Allora come possono convivere tanta bellezza – patrocinata dalla stessa Unesco – con questo dramma ambientale?

Quello che accade nella Lagoa da Pampulha fa parte, in realtà, di una questione ben più ampia. Belo Horizonte oggi vive – congiuntamente al Brasile – un problema notevole nella gestione dei rifiuti. All’incirca 10 tonnellate di spazzatura sono estratte dalle acque del lago artificiale quotidianamente, che raddoppiano poi, durante la stagione delle piogge. I rifiuti sono di natura qualsiasi: la maggior parte sono noci di cocco, in quanto vendute in baracchini ambulanti a pochi reais per deliziare i palati dei visitatori. Seguono poi gli scarti più disparati: bottiglie di plastica e lattine al primo posto, ma anche materiali di costruzione, animali morti, pezzi d’arredamento, pneumatici e chi più ne ha più ne metta. Lo stesso Parque Ecologico, costruito nei primi anni 2000, fa parte di una storia di recupero ambientale e sorge in cima alla Ilha da Ressaca, un’isola composta di residui sedimentari. Il degrado ambientale regna dunque sovrano: Belo Horizonte conta circa 3000 tonnellate di immondizia al giorno, di cui 230 di natura clandestina. Inoltre, la raccolta differenziata non è contemplata in molte aree urbane della città, coprendo solo il 9% del territorio. Un altro aspetto che incide è l’utilizzo sfrenato della plastica da parte dei cittadini.

Pampulha

Nonostante nel 2011 una manovra della prefettura municipale avesse previsto la riduzione dei sacchetti di plastica (gratuiti) vietandone l’uso e sostituendoli con i sacchetti biodegradabili (a pagamento) – con un miglioramento dell’85% nella dispersione di tale materiale – una legge statale del 2014 è entrata in conflitto con la legge locale, proibendo l’uso di sacchetti biodegradabili in tutti i municipi privi di mezzi adeguati al loro smaltimento. Questo perché se non trattati correttamente attraverso strumenti come la raccolta differenziata o soluzioni di compostaggio, i sacchetti in materiale organico non si degradano naturalmente come invece dovrebbero. Di conseguenza, con la fine della vigenza della legge municipale, i sacchetti di plastica sono tornati a dominare prepotenti soprattutto nei supermercati (i dati parlano di 450 mila unità al giorno) alleggerendo i consumatori del prezzo dell’imballaggio biodegradabile, ma appesantendo l’ecosistema cittadino. L’unica catena di supermercati che ha deciso di mantenere una politica ecosostenibile nella città è Verdemar, il cui target si limita alla sola classe medio-alta della popolazione, dato il prezzo dei suoi prodotti di alta qualità, rincarati dalle tasse di importazione.

Lo scenario brasiliano complessivo, purtroppo, non è da meno. Il Brasile è il quarto produttore mondiale di rifiuti in plastica, con un ammontare di circa 11 milioni di tonnellate all’anno e al riciclo è destinato solo l’1,2%. Questo è dovuto anche a una mancanza di infrastrutture, in quanto la raccolta differenziata è praticata solo nelle zone più ricche del paese, l’8% del territorio totale. Da aggiungere, inoltre, che la mancanza di mezzi sanzionatori previsti dalla legge – dettagliata ma lacunosa all’atto pratico – disincentiva un processo di miglioramento rapido.

Quale soluzione, quindi? Il comune di Belo Horizonte, tra gli obiettivi prefissati nel Piano di gestione municipale dei rifiuti solidi di Belo Horizonte (PMGIRS-BH), ha incluso azioni di pianificazione e controllo dello smaltimento dei rifiuti da qui ai prossimi vent’anni. In più, la Sovrintendenza della Pulizia Urbana (SLU) della prefettura ha messo in atto progetti di mobilitazione, che attraverso volontari incentivano la popolazione a informarsi su come separare i rifiuti correttamente. Un altro barlume di speranza si intravede tra i giovani, testimoni di un mutamento climatico che non può più attendere di essere invertito e che adottano nella loro quotidianità piccoli accorgimenti per evitare spreco di materiali inquinanti. Una prova tangibile è il campus della Università Federale di Minas Gerais, dove molti studenti preferiscono bottiglie in latta riutilizzabili alle comuni bottigliette in plastica e dove sono disposti numerosi contenitori per la raccolta differenziata. Non resta dunque che confidare in un cambiamento.

Federica Amati

Per approfondire:

https://prefeitura.pbh.gov.br/slu/plano-municipal-de-residuos-solidos/perguntas-e-respostas

https://portalresiduossolidos.com/situacao-atual-dos-rs-no-brasil/

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