Comunicazione Digitale, Social Media, Fake News e AI: Tamàs Bokor ospite all’UniBo.

Nelle giornate di Mercoledì 10 e Giovedì 11 Aprile, nella sede di Palazzo Hercolani, l’Università di Bologna ha ospitato Tamàs Bokor, visiting professor in arrivo dalla Corvinus University di Budapest, esperto di Comunicazione Digitale e Giornalismo.

La ricca esperienza professionale e accademica del professor Bokor è stata messa a disposizione degli studenti di vari corsi della laurea magistrale in Comunicazione Pubblica e d’Impresa per confrontarsi e discutere attivamente di tematiche riguardanti la comunicazione digitale, e le inevitabili implicazioni sociali che ha, con un momento di focus sul contesto ungherese, realtà in cui il professor Bokor vive e insegna.

Workshop: AI e Informazione.

Nella sua prima giornata a Palazzo Hercolani, il professor Tamàs Bokor, in collaborazione con la dottoressa Michela Zingone e gli studenti della Redazione di CompassUniBo Blog, ha tenuto uno stimolante workshop incentrato sull’attualissimo tema di come l’Intelligenza Artificiale può seriamente impattare sul mercato del lavoro (e sulle stesse pratiche di lavoro) di social media manager, giornalisti e digital copywriter, un tema di cui abbiamo precedentemente trattato in “L’Estinzione Prevista”.

Il tema della sostituzione della forza lavoro umana in molte professioni, e dell’automazione di diversi processi di lavoro è tema che viene spesso minimizzato nelle sue conseguenze sociali, e troppo spesso il dibattito vede conclusioni limitate terminare in ipotesi tra cui quella per cui solo professioni cosiddette ‘scarsamente qualificate’ siano quelle realmente a rischio.

Grazie alle potenzialità dell’Intelligenza Artificiale, dimostra il professor Bokor con alcuni case study tratti dal web e con il diretto coinvolgimento dei partecipanti nell’esperimento del ‘Dilemma di Leila’, oggi si possono quasi certamente sviluppare software di creazione, pubblicazione e diffusione di notizie che non risentono di tutte le complicazioni che potrebbe incontrare un professionista dell’informazione umano (per esempio un giornalista o un digital copywriter) nel pubblicare una notizia da esso scritta.

Se si pensa difatti alla complessità del processo mentale alla base dell’attività del giornalista (il cosiddetto ‘funnel dell’informazione‘), dalla sua riflessione su cosa scrivere, come la notizia potrebbe essere percepita dall’audience, e a quali conseguenze potrebbe portare, si deduce correttamente come sia un processo dispendioso in termini di tempo e risorse.
Di tutto ciò, invece, un software per copywriting sviluppato su un algoritmo per la ricerca ed elaborazione di informazioni non ha bisogno, giungendo tuttavia al risultato di un articolo fruibile da lettore, ugualmente diffusibile su vari media.

Tutto ciò porta però ad una migliore qualità dell’informazione?

Decisamente no, anzi. Automazione della scrittura e diffusione di articoli e informazioni, soprattutto se online, possono comunque risultare in gravi effetti di distorsione della realtà, e quindi diffusione di fake news.

Sulla base di queste fondamentali premesse, il professor Bokor ha indirizzato il resto del workshop verso i fenomeni più cruciali del mondo della Comunicazione Digitale e dei Social Media oggi, quali lo scandalo di Cambridge Analytica, il fenomeno dei ‘Deepfake Videos’ e il Diritto all’Oblio.

Giornalismo, Comunicazione Digitale e Politica: Il contesto ungherese.

Nel secondo incontro, il professor Bokor ha illustrato, dando anche una precisa prospettiva storica, lo stato dell’informazione e della professione giornalistica in Ungheria.

Con l’ingresso dell’Ungheria tra le democrazie occidentali, a seguito della caduta del Muro di Berlino, l’informazione iniziò ad essere basata su norme condivise di neutralità, oggettività, informazioni fattuali ed equilibrio. Ciò che sarebbe stato pubblicato da professionisti dell’informazione avrebbe dovuto tener conto delle conseguenze che avrebbe avuto.
Tutto ciò è a fondamento stesso dell’ordine professionale di categoria, in quanto stabilito nello stesso Codice dell’Associazione dei Giornalisti Ungheresi, redatto su ispirazione del modello di informazione applicato nelle democrazie anglosassoni.

Tuttavia, il professor Bokor ha dipinto un quadro non esattamente ottimista dello stato dell’informazione del suo paese, sottolineando, come già affermato dalla professoressa Epp Lauk dell’Università di Jyväskylä, come in Ungheria siano mancanti proprio alcune condizioni strutturali per la messa in pratica di un giornalismo totalmente neutrale e non influenzato dalle forze politiche del paese.

Se questo può apparire un aspetto presente in tutte le democrazie europee, purtroppo, a detta del professore, negli anni successivi al 2010 si sono registrati fenomeni di clientelismo e manipolazione dell’informazione con un pesante impatto sulla vita politica dell’Ungheria.
In alcuni casi anche la produzione mediatica è stata direttamente legata a realtà politiche vicine al governo Orban e al partito di governo, il Fidesz, interessati soprattutto alla diffusione di una comunicazione politica interessata a specifiche policy, tramite spot anti-immigrazione, “anti-Bruxelles”, pro-famiglia tradizionale, e perlopiù ‘government friendly’.

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