Lo zoo di Google: cosa sono e come funzionano gli aggiornamenti del motore di ricerca più famoso al mondo

Animali fantastici e dove trovarli: Poteva essere questo lo slogan di Google per i suoi nuovi updates “Google Panda”, “Google Penguin” e “Google Hummingbird”, peccato per l’arco temporale in cui sono stati ufficializzati, a partire dal 2011; perché il film ispirato all’omonimo libro di J. K. Rowling è uscito qualche anno più tardi, nel 2016. L’azienda più famosa al mondo, con questi aggiornamenti, si caratterizza come vero e proprio zoo di animali cybernetici in grado di migliorare la fruizione di informazioni e la sicurezza dell’utente.

Ormai non è un segreto che Google sia costituito da un algoritmo, ma davvero sappiamo in che cosa consiste e come funziona? Facendo una comune ricerca sul web, troviamo come risultato questa definizione: rappresenta un insieme di processi informatici che seleziona e riordina in modo decrescente i risultati di ricerca, facendo visualizzare solo quelli che realmente hanno importanza per l’utente. In sostanza, analizza le parole chiave che immettiamo nella barra di ricerca e seleziona centinaia di elementi diversi corrispondenti che appaiono tra i risultati. Per essere più preciso, si aiuta con dei criteri come l’area geografica, l’intervallo temporale più idoneo e la precisione dei termini usati per la ricerca (suggerendo eventuali errori grammaticali). Tutto questo grazie alla machine learning, ovvero alla capacità di un computer di imparare da se stesso grazie alla continua immissioni di informazioni.

L’obiettivo di Google è proprio quello di riuscire a migliorare sempre di più la conformità delle risposte fornite; per questo, l’algoritmo si evolve in continuazione elaborando periodicamente nuovi updates e parametri sempre più precisi. Infatti, con l’ingresso negli anni 2000, comincia l’era dei progressi più importanti per Google; a partire dal lancio della toolbar (sulla quale inseriamo le key words).

Ogni anno vengono proposti più di cinquecento updates, ma solo alcuni vengono annunciati e resi ufficiali. Dal 2003 al 2010 Google, con gli aggiornamenti Boston, Cassandra e Florida, introdusse la possibilità di individuare ed escludere i siti contenenti link nascosti ed elementi spam, aumentando notevolmente la sicurezza sul web. Inserì la ricerca personalizzata, con la quale il motore di ricerca tiene traccia delle precedenti indagini per offrire risultati “su misura” dell’utente e la SERP (Search Engine Result Page, cioè la pagina dei risultati) cambiò la sua impaginazione introducendo la ricerca per notizie, immagini e video. Con l’aggiornamento Suggest venne introdotto il suggerimento delle parole chiave durante la digitazione e con Social Signal aumentò l’importanza dell’uso dei social network nel dare popolarità ad una pagina.

Insomma, un’epoca di grandi cambiamenti.

Ma è dal 2011 che Googleplex, l’area in cui ha sede Google a Montain View (California), apre le porte ad aggiornamenti sempre più efficienti ma dai nomi alquanto particolari e che vorremmo analizzare più nel particolare in questo articolo: gli “animali fantastici” menzionati all’inizio di questo scritto.

È proprio nel 2011 che viene ufficializzata l’uscita del primo animale dello zoo di Google: il Panda. È un algoritmo di ranking, cioè un processo informatico che va a rimescolare le SERP in base ad alcuni criteri di qualità.Il suo obiettivo primario infatti era quello di penalizzare le cosiddette “content farm” (quei siti che producono una grande quantità di contenuti senza considerarne la qualità, per attirare più traffico possibile e sfruttarlo economicamente tramite gli annunci pubblicitari). Ed è proprio grazie alla sua introduzione che si penalizzano i “thin content” ovvero le informazioni poco approfondite e quei siti che pubblicano contenuti altrui.

(Credits: Google Immagini)

Da notare come siti anche di un certo spessore poi siano stati messi al patibolo: come ask.com e ebay.com.

“Il nostro ultimo update è pensato per ridurre il ranking dei siti di scarsa qualità, quindi la cosa fondamentale per i webmaster è assicurarsi che i loro siti abbiano la più alta qualità possibile. – Annuncia Google ne 2011 col lancio di Google Panda- Noi esaminiamo diversi fattori per individuare i siti di bassa qualità. Tenete a mente che le persone che cercano in Google tipicamente non vogliono trovare contenuti superficiali o scritti male, contenuti copiati da altri siti o informazioni inutili. Inoltre, è importante che i webmaster sappiano che i contenuti di bassa qualità su una parte del sito possono impattare sul posizionamento di tutto il sito”.

Ma come viene valutata la qualità dei contenuti di un sito? Google ha elaborato una serie di domande tecniche ed “emozionali” a cui dobbiamo rispondere, come: ti fideresti dell’informazione presentata in questo articolo? È questo tipo di pagina che aggiungeresti nei preferiti, condividereste con gli amici o la raccomandereste? L’ articolo ha un’eccessiva quantità di annunci che distraggono o che interferiscono con il contenuto della pagina?

In base alle valutazioni espresse, si forma una classificazione dei siti ritenuti buoni e di quelli considerati negativamente.

Con il 2012 è subentrato il nuovo algoritmo Google Penguin: introdotto per colpire tutti quei siti internet che utilizzano link, considerati spam e/o non relativi con l’argomento trattato. In pratica il motore di ricerca ha stabilito delle linee guida di tecniche SEO (Search Engine Optimization, tecniche di ottimizzazione della posizione del proprio sito internet nei motori di ricerca)a cui devono sottostare tutti i siti internet; coloro che usano link esterni ritenuti non conformi a queste linee guida possono poi incorrere alla rimozione del sito stesso. La sua azione è quindi quella di bloccare tutti quei siti che fanno uso di tecniche chiamate “Black Hat SEO” e favorire attività più oneste che creano pagine web con collegamenti a link rispondenti ai contenuti della pagina stessa ed evitando, così, la formazione di link building ingannevoli.

(Credits: posizionamento-seo.com)

Nel 2013 Google prende le sembianze di un Colibrì perché, proprio come l’animaletto, il nuovo aggiornamento si fa sempre più veloce e preciso prendendo il nome di Google Hummingbird. Il suo compito è quello di interpretare le domande e individuare i contenuti giusti per rispondere più efficacemente agli utenti. Utilizza la semantica per poter creare un’unica pagina con all’interno tutte le parole chiave che inseriamo nella barra di ricerca; quindi agisce sul significato delle parole chiave, sulle frasi di ricerca e sulla qualità dei testi inseriti all’interno di una pagina web. Con l’arrivo di questo algoritmo, infatti, realizzare testi di qualità è diventata una necessità assoluta e, di conseguenza, serve una professionalità nell’uso anche di tag HTML che non tutti hanno.

(Credits: en.wikipedia.org)

Abbiamo visto come questi update puntino alla penalizzazione di siti non conformi alle regole di Google in ottica SEO; da dopo questi anni, l’obiettivo dei nuovi aggiornamenti invece sarà quello di cambiare il modo di ragionare di Google: viene aggiornato il modo in cui l’algoritmo valuta la rilevanza di un contenuto per una determinata parole chiave, o ricerca. Cerca di capire se tale contenuto web soddisfa l’esigenza dell’utente, in che misura, e se c’è da migliorare qualcosa tramite lo strumento dell’intelligenza artificiale (machine lerning) descritta all’inizio dell’articolo. È proprio in questo modo che opera il nuovo aggiornamento uscito a Marzo 2019, il cui nome tuttavia non è stato ancora reso ufficiale.

Per maggiori informazioni riguardo a vecchi e futuri aggiornamenti, basta consultare i link presenti a fine articolo.

Costanza Lanfranchi

(Credits Photo in evidenza: Google immagini)

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