La direttiva sul copyright EU: obiettivo nobile ed effetti collaterali sugli utenti

Circa una settimana fa il parlamento Europeo ha approvato la direttiva sul copyright, che in due anni dovrà essere tradotta dagli stati europei nelle loro legislazioni nazionali. Nel frattempo però, possiamo iniziare a considerare gli effetti collaterali che colpiranno le piattaforme a cui siamo più affezionati, e pertanto anche noi utenti.

Innanzitutto a mio avviso questa disposizione non servirà a ridimensionare i colossi della rete (Google), ma renderà soltanto più difficile l’accesso alle informazioni per gli utenti normali. Le domande che sorgono a tal proposito sono molte, quindi proviamo a fare chiarezza.
L’elemento centrale su cui si basa tutta l’idea della riforma del copyright, è la protezione dei diritti d’autore. Un obiettivo nobile e legittimo da perseguire, rispetto al quale teoricamente siamo tutti a favore.

Tuttavia nel testo di questa direttiva tale obiettivo viene distorto fino a diventare un’arma contro le piattaforme tech come Facebook e Google. Dunque come appena detto, proteggere il diritto d’autore è senza ombra di dubbio doveroso, ma il punto è che nella direttiva si fa riferimento ai “titolari dei diritti d’autore”, e questo è un distinguo essenziale. Non sempre, infatti, i titolari dei diritti coincidono con l’autore che ha prodotto l’opera. Gli autori e gli artisti cedono i diritti delle proprie opere in cambio di un compenso.

Da quel punto in poi sono le case editrici, le major discografiche ecc. a detenere i diritti. Di conseguenza se vogliamo essere precisi la direttiva serve per tutelare questi tipi di soggetti, e non direttamente gli artisti. Ogni ora, in tutto il mondo, vengono caricati miliardi di contenuti su Facebook e Youtube, per citare solo due delle tante piattaforme colpite dalla direttiva, e assicurarsi che il contenuto di ogni video e foto non violi il copyright è davvero un’impresa ardua e ai limiti del possibile.

Gli algoritmi che devono occuparsi di questa attività di monitoraggio non sono in grado di riconoscere se stiamo facendo un uso legittimo o meno di contenuti protetti da copyright. A questo punto le aziende, il cui obiettivo è massimizzare il profitto, preferiranno per eccesso di zelo togliere un contenuto in più, piuttosto che rischiare di incorrere in sanzioni. Numerosi giornali parlano in maniera assolutamente positiva della direttiva in questione.

I ricavi delle testate giornalistiche sono in drastico calo e lo strapotere delle piattaforme come Facebook e Google rischia di oscurare il loro ruolo di detentori dell’informazione: la direttiva copyright diventa così un modo per “tassare” le piattaforme e garantire nel contempo una nuova piccola fonte di guadagno dai link dei propri articoli. Tuttavia per ottenere tutto ciò si ridimensiona fortemente il diritto di accesso all’informazione dei cittadini. In tal modo si innesca un meccanismo per cui si ridurrà in primis il numero complessivo di fonti di informazione e inoltre anche l’accesso alle stesse. Il web, e di conseguenza tutte le informazioni che contiene, si rimpicciolirà drammaticamente.

Samia Soravia, Alice Brighenti – Laboratorio EuLab

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