Mark Zuckemberg e la richiesta di aiuto ai governi

Mark Zuckemberg, fondatore del nostro amato Facebook, si trova da qualche mese sotto i riflettori di tutto il mondo. Sono molte le accuse indirizzate all’informatico statunitense per aver messo a rischio la privacy di milioni di utenti e per aver permesso la veicolazione di immagini violente o pornografiche.

Il tutto ebbe inizio circa un anno fa con il caso della Cambridge Analytica. Questo istituto di ricerca si servì illecitamente dei dati di più di 50 milioni di elettori americani, monitorando la loro attività su Facebook, per influenzare l’andamento delle elezioni. Il 20 marzo 2018 Mark Zuckemberg venne convocato dalla Commissione parlamentare britannica sulla Cultura, i Media e il Digitale per testimoniare sullo scandalo dell’abuso di dati raccolti tramite i social network.

La polemica è poi proseguita nei mesi successivi, toccando altre aree di interesse. Una di questa è la circolazione di immagini considerate pericolose. Dai suicidi in tempo reale alle propagande dell’Isis, Facebook e la sua funzione di pubblicare video in diretta sono diventate una lama a doppio taglio: utili strumenti per esprimere opinioni, dissensi e denunce, ma, d’altra parte, un’arma utilizzata per disseminare terrore.

Christchurch

http://www.repubblica.it – La strage di Christchurch

Il caso della strage nelle due moschee a Christchurch in Nuova Zelanda, trasmesso in diretta Facebook, è soltanto uno degli ultimi esempi di immagini e video che veicolano illecitamente sulla piattaforma in questione. Sottolineiamo che 1,5 milioni di video che testimoniavano l’accaduto sono stati cancellati dal social network nelle 24 ore successive al massacro. Un’azione che, per quanto tempestiva ed efficiente, non è da considerarsi abbastanza per la tutela degli utenti.

In virtù di ciò, il 30 marzo di quest’anno, Zuckemberg ha pubblicato un articolo sul Washington Post. L’amministratore delegato in questione si rivolge a governi e istituzioni chiedendo loro aiuto. Li invita ad assumere un ruolo regolatore nella lotta contro la violazione dei dati personali e contro la veicolazione di contenuti ritenuti pericolosi.

Nello specifico, dichiara di conoscere l’impatto che la tecnologia ha nelle vite di ogni individuo e, per questo motivo, sostiene sia importante per i governi e le istituzioni agire in quattro aree ben specifiche: “contenuti dannosi, integrità nel processo elettorale, protezione della privacy e garantire la portabilità dei dati”.

Che ci sia bisogno di una rivoluzione legislativa che ci tuteli è opinione comune. Sarà effettiva preoccupazione quella che si legge tra le parole del magnate tecnologico o più un atto di deresponsabilizzazione ben studiata?

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