Sport vs Videogiochi: vantaggi e differenze

È uso e costume sempre più frequente dei bambini odierni focalizzare la propria attenzione ed il proprio tempo libero sui piccoli schermi o sui tablet per giocare e divertirsi. Con lo sguardo critico di uno studente universitario ed allo stesso tempo allenatore di calcio (a livello non professionistico), proviamo a capire a livello generale e superficiale quali conseguenze può avere tale utilizzo nello sviluppo e nella crescita dei propri figli.

 

“Ai nostri tempi bastava un semplice pallone per poter passare e trascorrere felicemente un pomeriggio intero”. Chi non ha mai sentito una frase come questa? Chi ha l’opportunità (e la fortuna) di appartenere e frequentare il mondo dello sport avrà sicuramente udito sfoghi simili da parte di genitori ed adulti che criticano l’uso compulsivo di videogiochi da parte dei propri figli in confronto agli svaghi dei propri anni di gioventù. Tutti i bambini, infatti, adorano partecipare ad attività ludiche fin dai primi anni di vita, sviluppando capacità sociali ed affettive. I giochi in tenera età passano più precisamente da attività sensoriali e motorie, a giochi di ruolo o simbolici, fino ad arrivare a svaghi prestabiliti e coordinati da vere e proprie regole (anche umane e sociali). Se un tempo gli oratori erano i padroni indiscussi delle attività ludiche, ora stanno lasciando il passo ai divertimenti virtuali.

 

Principalmente l’utilizzo eccessivo di videogiochi può provocare disturbi come l’estraniamento dalla realtà, mancanza di empatia, sedentarietà, sovrappeso, eccessivo senso di potere e controllo, disturbi della vista. Inoltre, la sempre crescente domanda ed offerta di mercato di prodotti a forte stampo violento, può provocare gravi effetti sul comportamento. Tramite la sommistrazione di svariate raffigurazioni, avviene una sorta di desensibilizzazione del cervello di immagini crude e la crescente probabilità di ricadere in comportamenti aggressivi. Talvolta, l’utilizzo di videogiochi può essere anche associato ad un peggioramento del proprio andamento scolastico e ad una minor capacità di attenzione.

 

Ecco perchè è importante stabilire una linea di confine fra il normale utilizzo con l’abuso, che può sfociare, nella maggior parte dei casi in una dipendenza. Nessuno è immune, tanto è vero che anche personalità adulte come Ousmane Dembelè, attaccante del Barcellona, è balzato agli onori della cronaca nella fine del 2018 per essere incappato in numerosi ritardi agli allenamenti e per distinguersi per un minor grado di socializzazione nei confronti dei suoi compagni (tutto ciò provocato proprio dall’uso eccessivo di videogiochi). Il sovraccarico di informazioni può indurre nelle menti, soprattutto dei più piccoli, una minor consapevolezza tra ciò che è reale e ciò che invece fa parte della finzione.

 

Sempre più bambini davanti ai piccoli schermi con un joystick in mano e sempre meno invece sui campi da gioco o nelle palestre. L’attività fisica (sia se coordinata da una società e istruttori, sia se libera ed autonoma nei parchi e negli oratori) sta perdendo il proprio fascino. Sempre più bambini scelgono la via più semplice rinunciando alla gioia di poter condividere la propria passione con vere e proprie attività motorie. Tutto ciò comporta una perdita di tutti quei vantaggi che la pratica di uno sport può comportare. Ad esempio si parla di vantaggi cognitivi (miglior capacità di apprendimento, miglior rendimento scolastico, miglior stima di sè, solo per citarne alcuni), sociali (eliminazione di comportamenti aggressivi, miglior capacità relazionale) e fisici (cura e benessere del proprio corpo ed organismo, miglior capacità motorie e coordinative).

 

Tuttavia non occorre creare dei mostri. I videogiochi, infatti, se usati con parsimonia, possono avere anche degli effetti positivi. Migliorare il proprio approccio alla cultura ed al pensiero tecnologico, stimolare processi mentali come la memoria o il pensiero induttivo, migliorare la capacità di calcolo e di strategie vincenti, allenare la coordinazione oculo motoria.

 

Non è necessario, quindi, allarmarsi ed eliminare questa componente dalla vita dei propri figli. Occorre utilizzare delle accortezze come supervisionare il tempo speso in tali attività, promuovere il videogioco come sfide con amici (di fatto facilitando la socializzazione) e controllare il contenuto di ogni prodotto acquistato. È opportuno, inoltre, cercare di interagire con i propri figli, aiutandoli a comprendere i vantaggi che un sapiente utilizzo mediale, coadiuvato da un’attività motoria possano costituire un eccellente divertimento ed un ottimo modo di occupare il proprio tempo libero. È importante, perciò, cercare di sviluppare ed incoraggiare le passioni dei più piccoli a livello sportivo, concedendo anche l’utilizzo di videogiochi, ma con la consapevolezza di come un eventuale abuso possa incidere sulla crescita di ogni individuo.

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