Fiducia nei confronti dell’Unione Europea: un’indagine sui giovani lavoratori

L’obiettivo di fronte al quale il Laboratorio EuLab ci ha posti sin dall’inizio è stata per noi una sfida: interrogarsi su come comunicare nel migliore dei modi la cittadinanza europea. Con una sorta di sineddoche figurata però, la cittadinanza europea si è trasformata velocemente in un valido espediente per dialogare di Europa, di sentimento europeo, di capacità dell’Unione di informare la sua base ossia i cittadini degli stati che la compongono, che sempre più sembrano disillusi – ostili quasi – verso un’istituzione che troppo spesso sentono lontana dai loro vissuti e che tentano in tutti i modi di inseguire, di capire e interpretare.

Con il supporto della professoresse Pina Lalli, di Claudia Capelli e Michela Zingone e la presenza fondamentale di Diana Constantinescu e Riccardo Cucconi di Europe Direct Emilia – Romagna, abbiamo costruito quasi due mesi di dibattito sull’Unione Europea, focalizzandoci su
quanto e come noi, in quando studenti universitari in maggioranza profondamente europeisti, dovessimo sforzarci di informare e provare nel nostro piccolo, a far fronte all’ondata di antieuropeismo di cui sembra essere pervasa la retorica politica odierna.

Prediligendo un metodo di lavoro in gruppi abbiamo quindi evidenziato aree tematiche di interesse comune, con l’idea di ricercare il grado di fiducia che diversi tipi di cittadini nutrono nei confronti dell’Unione Europea, per comprendere in prospettiva su quali sentimenti far leva per spingere le persone a votare alle prossime elezioni europee che si terranno a maggio 2019.
Il nostro gruppo si è posto come obiettivo principale quello di indagare il grado di fiducia e sfiducia nell’Unione Europea da parte di giovani lavoratori under 30. In particolare, presa coscienza del fatto che il nostro discorso si stava rivelando autoreferenziale, poiché svolto all’interno di un’aula universitaria con l’ausilio di esperti, ci siamo chiesti se forse si potesse spiegare la differenza di visione nell’Europa proprio uscendo dalla nostra eco chamber ed andando ad indagare una fascia di popolazione composta da nostri coetanei, con una routine del tutto differente da quella da noi condivisa.

Il nostro target comprende dunque quelle persone che non si sono iscritte all’università, che si sono affacciate nel mondo del lavoro a diciannove o sedici anni, spesso a seguito di carriere scolastiche focalizzate in ambiti spiccatamente pratici, che hanno frequentato istituti professionali o
centri di formazione di durata triennale.
L’idea generale che è scaturita dal confronto in aula, è quella di un target – i lavoratori giovani – troppo spesso “dimenticato” dalla politica, dalle istituzioni e forse anche dai coetanei che hanno intrapreso un percorso differente.
Un ragazzo che frequenta l’università, nel corso della sua carriera accademica, ha generalmente molteplici possibilità di entrare in contatto con i benefici derivanti dall’essere parte dell’UE; partendo dal più conosciuto programma Erasmus, passando per la mobilità internazionale e il
volontariato europeo fino ad arrivare agli investimenti europei per la ricerca, chi vive la vita universitaria è più facilmente consapevole dei vantaggi di far parte dell’Unione.

Questo non si può sempre dire di un ragazzo che invece, per scelta o necessità, si ritrova ad essere parte integrante del mondo del lavoro già a vent’anni. Focalizzandoci su questo assunto, abbiamo somministrato delle domande a dei nostri conoscenti under 30 lavoratori, che sono state poste secondo un assetto acritico e oggettivo; l’idea era capire innanzitutto se realmente questa fascia di persone era da considerarsi meno “vicina” all’Unione, o se questa idea fosse un retaggio derivato da pure esperienze personali. Considerando la poliedricità dell’oggetto e la mancanza di campioni numericamente significativi, abbiamo optato per svolgere delle interviste prettamente qualitative; inoltre, il campione è formato da 30 conoscenti, quindi sicuramente non indicativo di un’intera categoria sociale.

Nonostante ciò però, alcune risposte ricorrenti fanno pensare alla sussistenza di alcuni punti comuni che tessono le fila di una realtà complessa, ma che vale sicuramente la pena di indagare, anche e soprattutto in vista delle prossime elezioni europee.

Le domande
Abbiamo iniziato la nostra indagine chiedendo quale percorso scolastico avesse caratterizzato l’esperienza dei nostri intervistati, per poi chiedere se durante gli anni delle scuole superiori essi fossero o meno entrati in contatto con associazioni che trattano di Europa o di temi annessi
all’Unione Europea.
Ciò che abbiamo riscontrato è che chi ha frequentato un Liceo è quasi sempre entrato in contatto con associazioni che trattano di questi temi, sia grazie allo studio del diritto, sia per alcune conferenze organizzate con lo scopo di sensibilizzare riguardo a determinati temi; un esempio è sicuramente il Movimento Federalista Europeo, che porta nelle scuole la sua idea di un’Europa federalista.
Chi ha frequentato istituti tecnici, in cui spesso è presente tra gli insegnamenti il diritto, è maggiormente consapevole riguardo alle funzioni svolte dalle istituzioni europee proprio grazie allo studio della materia. Inoltre, frequentatori di istituti tecnici altamente specializzati, quali il Tecnico
Aeronautico o il Tecnico per il Turismo, sono soliti organizzare incontri informativi per comprendere meglio i diversi fondi e le diverse opportunità che l’Europa offre a chi lavora nei particolari settori di cui la scuola si occupa.

In generale, abbiamo rilevato che chi ha frequentato Istituti professionali o Centri di Formazione Professionale non è quasi mai entrato in contatto con istituzioni che trattano d’Europa.
Questa breve indagine sulle scuole, ci ha permesso di inquadrare una situazione di generale disparità rispetto ai differenti tipi di percorsi. Nonostante l’alta qualità dell’istruzione che ritroviamo negli istituti professionali, pochissimi docenti informano in maniera approfondita gli studenti
riguardo all’operato dell’UE.
Eppure, in questi campi spiccatamente tecnici – agricoltura, piccola imprenditoria e artigianato – l’UE investe annualmente cospicue somme di denaro, che se ben utilizzate diventano fondamentali per il sostentamento del settore primario e secondario. Di fatto dunque, le persone che maggiormente potrebbero usufruire del sostentamento UE per i loro progetti lavorativi, sono anche coloro le quali sono meno informate a riguardo.

Correlata alla domanda sull’istruzione, abbiamo poi pensato di mettere alla prova i nostri interlocutori, chiedendo loro se si ritenessero o meno informati nei riguardi delle istituzioni europee.
Dalle risposte si evince una generale tendenza a considerarsi non informati, o molto poco informati. I social network e i motori di ricerca sono i due canali maggiormente utilizzati per leggere di Europa e in generale per discutere di temi di politica interna o estera, ma spesso le informazioni che si attingono sono frammentate e incomplete, o strumentalizzate da ideologie ben precise, rendendo di fatto impossibile un’informazione oggettiva e consapevole.

Ci siamo poi spostati ad indagare il grado di consapevolezza che c’è nei confronti dell’utilizzo dei fondi euproei nei rispettivi territori degli intervistati, rilevando un alto grado di coscienza riguardo alla presenza di fondi, che spesso però non sono conosciuti nel dettaglio. Sensibilizzare la cittadinanza riguardo all’utilizzo dei fondi europei, per esempio mostrando i vantaggi derivanti da alcune riqualificazioni del territorio possibili anche grazie alle risorse europee, potrebbe condurre ad una maggiore vicinanza del cittadino medio alle politiche dell’Unione. Una risorsa tangibile di cui la cittadinanza può usufruire, per esempio un luogo di incontro riqualificato, un sito culturale o delle infrastrutture fondamentali per la mobilità di un territorio, sono tutti espedienti perfetti per far percepire la vicinanza dell’Unione nella vita dei cittadini.

La riqualificazione dei luoghi permette nuove reti sociali, che a loro volta incentivano sentimenti positivi nei confronti di una comunità che ai suoi partecipanti chiede il rispetto di alcuni parametri, ma a cui in cambio dà molto.
Dopo esserci focalizzati sul grado di istruzione dei nostri intervistati e sulla loro vicinanza “teorica” all’Unione, abbiamo posto loro una domanda diretta che ci permettesse di comprendere in quale punto del vasto panorama ideologico si ponevano, anche e soprattutto in base alle conoscenze
pregresse e a ciò che avevano esperito nel corso della vita. Lo abbiamo fatto chiedendogli se, secondo loro, era o meno vantaggioso per l’Italia essere parte dell’Unione Europea.

Le risposte sono state ovviamente molto diverse tra loro, anche se propendeva una generale tendenza a rispondere affermativamente. In pochi hanno risposto che per l’Italia non è vantaggioso far parte dell’Unione Europea, quelli che lo hanno fatto si sono mostrati sicuri anche nel rispondere al quesito successivo, che chiedeva loro se ritenevano il ruolo dell’Italia influente o meno all’interno dell’Unione.
Chi ha risposto che per l’Italia non è vantaggioso far parte dell’Ue, crede anche che il nostro paese sia influente in Europa, vista spesso come un nemico comune che vuole privarci delle nostre buone idee che ci contraddistinguono come Nazione.

Due risposte, che riportiamo, sono emblematiche di tale posizione: Pensi che sia vantaggioso per l’Italia essere parte dell’Unione Europea? Se sì, perché? Se no, perché?
Penso che non sia vantaggioso per l’Italia essere parte dell’Unione Europea perché ci troviamo in una situazione in cui non abbiamo bisogno di essere “un gruppo”, ma in cui dobbiamo essere un po’ più egoisti e pensare alla salvaguardia del nostro paese.
SCredi che l’Italia abbia un ruolo influente all’interno dell’Unione Europea? Sì, è per questo che ce l’hanno “a morte” con noi se vogliamo uscirne.

Sull’influenza dell’Italia all’interno dell’Ue vince invece lo scetticismo nelle risposte di coloro i quali non desiderano uscire dall’Unione Europea e che credono che farne parte sia vantaggioso; qui si notano atteggiamenti disillusi riguardo al presunto poco conto che avremmo a livello
internazionale, soprattutto rispetto a paesi come la Germania e la Francia.

Questo ci suggerisce che, anche tra i non scettici, spesso vi è poca fiducia nei riguardi delle Istituzioni europee, che spesso non rappresentano adeguatamente i bisogni dei cittadini agli occhi degli stessi. Tale concezione dà adito all’idea di istituzione come élite, spianando così la strada ad
atteggiamenti populisti che preconfezionano risposte semplicistiche a problemi politici complessi, a cui è invece necessario rispondere con particolare attenzione.
Si uniforma alla visione euroscettica o meno, anche la risposta alla domanda che indaga il rapporto con l’informazione dei nostri intervistati: si è chiesto loro se vorrebbero essere informati riguardo alle istituzioni e all’operato dell’Unione da parte di esperti del settore.
La tendenza qui è molteplice: chi non ha dubbi sul vantaggio di essere parte dell’Ue ha risposto affermativamente, mentre tra gli scettici c’è una duplice posizione; c’è chi percepisce l’Unione talmente lontana dal proprio vissuto da non essere di fatto interessato ad approfondirne la sua
conoscenza, e chi invece teme che degli esperti di Unione siano di per sé favorevoli al concetto di Unione e che quindi tentino di far cambiare loro idea.

Riportiamo una risposta significativa in questo senso: Vorresti che qualcuno ti informasse in maniera più approfondita in merito agli scopi
dell’Unione e al suo funzionamento? No, sinceramente no. Secondo me se una persona viene a parlarmi di Unione Europea e viene a
spiegarmi come funziona è già di parte, è pro-unione, mentre io vorrei avere riscontri di persone che magari prima credevano all’Unione e poi sono diventati scettici, per avere un confronto valido da più parti.

Da tale risposta deriviamo un sentimento in realtà comune a molti, ovvero la necessità di mezzi di informazione il più possibile imparziali, che informino senza sbilanciarsi e riescano a far comprendere le ragioni profonde che spingono un paese a far parte dell’Unione Europea.
Infine, abbiamo chiesto ai nostri intervistati che partito avevano votato alle elezioni del 4 marzo, riscontrando come da aspettativa molta differenziazione nelle risposte; i nostri intervistati euroscettici hanno preferito esentarsi dal rispondere alla domanda, oppure hanno risposto di aver
fatto scheda nulla. Questo ultimo dato ci suggerisce che forse il loro euroscetticismo non deriva tanto da un’ideologia ben precisa, ma quanto più da una generale disillusione nei confronti della politica, che si tramuta in avversione quando si affrontano determinati temi.
Abbiamo concluso le domande chiedendo ai giovani lavoratori se, prima della nostra intervista, fossero al corrente delle elezioni europee che si svolgeranno a maggio 2019. Solo quattro intervistati su trenta ne erano al corrente.

Conclusioni
Leggendo le risposte e considerandole in modo collegiale, abbiamo rilevato vari punti critici. Ciò che sicuramente è necessario sottolineare è che il nostro assunto di base, che definisce i lavoratori giovani più distanti dall’Unione europea dei loro coetanei universitari, viene confermato solo in parte; spesso anche chi non è particolarmente informato riguardo ai vantaggi di far parte dell’Unione dimostra di comprendere la necessità per il nostro paese di esserne parte integrante.
Secondo molti intervistati, far parte dell’Unione ha ormai plasmato il sentire dei cittadini dei singoli stati, che ragionano secondo un’immagine fortemente europeista. Sicuramente su questa opinione incide anche la nostra decisione di intervistare ragazzi giovani, nati quando l’Europa era un organismo già ben definito e consolidato, sociologicamente definiti spesso – proprio facendo riferimento ad un progetto europeo – come “generazione Erasmus”, espressione che delinea ragazzi con un ideale paneuropeo molto forte, spesso pronti a definirsi prima “cittadini europei” che “cittadini italiani”, abituati a ragionare in termini di elevata mobilità internazionale senza barriere fisiche a fare da impedimento.

Gli intervistati hanno poi manifestato un vivido interesse nei confronti dell’esistenza di mezzi di informazione che siano il più possibile imparziali, che possano colmare con oggettività le lacune lasciate dalla scuola riguardo alla conoscenza dell’Unione per ciò che riguarda la sua organizzazione e il suo operato. Questa tendenza sottolinea un’interessante voglia di apprendere e di conoscere a fondo l’organismo europeo, che fa parte della quotidianità di ognuno, ma che spesso è percepito come distante, se non addirittura ostico. Il tempo investito dalla scuola secondaria di secondo grado per informare gli alunni su ciò che riguarda l’attualità, contribuendo così alla costruzione di una cittadinanza attiva e consapevole, è di fatto assente. Le ore di educazione civica previste da programma ministeriale sono spesso inglobate in modo generale
all’interno delle ore di storia, non vengono rispettate e non informano sugli organismi politici del territorio, rendendo impossibile sviluppare una coscienza critica autonoma.

Come immediata soluzione, abbiamo sottolineato la necessità di investire più risorse nei confronti delle ore di educazione civica, che dovrebbero essere trattate con serietà e competenza, come un vero e proprio strumento necessario ad esercitare il voto. Nelle scuole che mirano a formare carriere professionali sarebbe interessante, inoltre, sviluppare un progetto attivo di orientamento che informi gli studenti riguardo alle opportunità che l’Unione Europea offre, per aiutare ed indirizzare gli alunni che al termine del percorso superiore vogliano cimentarsi in qualche esperienza
lavorativa all’estero, o essere informati riguardo ai bandi per l’accesso a fondi necessari per avviare una propria attività. Anziché soffermarsi solo su spiegazioni meramente tecniche, potrebbe rivelarsi particolarmente proficuo concretizzare l’operato dell’Unione redigendo un programma che
veicola formazione e conoscenza all’interno delle scuole; questo farebbe leva sui singoli individui e dimostrerebbe non solo l’interesse dell’Unione per il cittadino, ma anche una maggiore pregnanza degli stessi progetti EU, che troverebbero un riscontro più attivo da parte della cittadinanza. Ciò
che ci preme sottolineare è l’importanza di non escludere chi non ha continuato gli studi, o chi ha frequentato scuole professionali, da un bagaglio di conoscenze utili che devono essere fornite per rendere le persone consapevoli, cittadini pensanti capaci di riconoscere pregi e difetti di un sistema senz’altro migliorabile, ma determinante per la configurazione politica del nostro paese. Se si escludono intere fasce di popolazione da una formazione attenta, precludendo così anche le nozioni base utili ad informarsi autonomamente al termine del percorso scolastico, si conferma un sentimento di subalternità del cittadino che sarà maggiormente affascinato da sentimenti di matrice sovranista, corroborando l’idea veicolata da partiti anti-europeisti secondo cui l’Unione è solo un’élite lontana dalle necessità del cittadino.

Alla luce di tutto ciò, diventa palese la necessità di avvicinare i giovani che lavorano all’operato dell’Unione Europea mediante un programma attento e mirato ai loro bisogni. Informare, rendere consapevoli dei progetti europei attivi nel nostro territorio e sviluppare la partecipazione del cittadino potrebbero essere tutti modi utili per iniziare a coinvolgere i giovani, ad accrescere l’idea di una cittadinanza europea irrinunciabile e a scongiurare la crescita di partiti e movimenti antieuropeisti.
L’obiettivo è dunque ambizioso, come del resto lo erano le premesse che ci hanno spinto a compiere questa indagine, ma si rivela particolarmente interessante per iniziare a sensibilizzare riguardo ad un’immagine di Europa inclusiva, che pensa a tutti i suoi cittadini ed è coerente con il disegno di stabilità e mutuo aiuto che è all’origine del progetto europeo.

Nikol Ceola
Il gruppo di lavoro era composta anche: Ludovica Pesaresi, Elena Masini, Nikol Ceola, Francesca Carimando, Marco Seghinolfi, Zaira
Scanarotti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...