Paesi dimenticati

Il 3° rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla salute Globale, pubblicato nel 2008, ha lo scopo di dimostrare come le politiche globali in materia di salute, pur avendo come principale obiettivo dichiarato l’equità nell’accesso alla sanità in tutti i Paesi, vengano influenzate costantemente dalle strategie economiche e finanziarie adottate nel tempo dagli stati più ricchi ed influenti sulla scena mondiale. 

E’ un sistema basato sui diritti di proprietà intellettuale, non equo e affidabile: da un lato ci sono i paesi a basso reddito che non hanno una quantità di denaro sufficiente per coprire i bisogni essenziali in materia di salute, dall’altro lato i Paesi ricchi che non sembrano realmente intenzionati a prestare aiuto.
Se un problema (che sia sanitario, di istruzione o di qualunque altro genere) non riguarda i Paesi industrializzati, l’argomento non è al centro dell’attenzione globale: si tratta di veri e propri Paesi dimenticati, il più delle volte anche ingannati e sfruttati.

Le malattie tropicali dimenticate si riferiscono a un gruppo di 13 malattie infettive che affliggono soprattutto i Paesi poveri. Sono definite “neglette” poiché, grazie agli standard di vita migliori, non rappresentano più un problema nei Paesi industrializzati. Non sono al centro dell’attenzione globale come problema di sanità pubblica: si potrebbe parlare quindi di popolazioni dimenticate afflitte da malattie, di conseguenza anch’esse dimenticate.
Le caratteristiche che accomunano queste malattie sono le seguenti:
– sono altamente endemiche in aree rurali o urbane povere dei Paesi a basso reddito (rappresentano le infezioni più comuni tra i 2,7 miliardi di persone che vivono con meno di $ 2 al giorno);
– provocano malattie croniche che possono causare disabilità, spesso misconosciuta e malformazioni;
– ostacolano la normale crescita, lo sviluppo intellettuale e l’educazione nei bambini;
– minano la produttività lavorativa negli adulti (è stato calcolato che l’effetto di queste malattie sulla produttività dei lavoratori causa ogni anno perdite di miliardi di dollari);
-aumentano i rischi legati alla gravidanza.

Queste caratteristiche le rendono malattie che promuovono condizioni di impoverimento e ostacolano lo sviluppo economico delle società povere, alimentando il circolo vizioso povertà – malattia.
Ogni anno provocano 534.000 morti e rappresentano un enorme carico di malattia per la società, ammontando a circa 57 milioni di anni di vita persi a causa di una disabilità o della morte prematura dovuta a una malattia (DALYs). 

Considerate insieme, queste malattie rappresentano il quarto gruppo in ordine di importanza come malattie trasmissibili, subito dopo le infezioni respiratorie acute, l’HIV/AIDS e le malattie diarroiche.
L’Africa subsahariana è in un ritardo preoccupante rispetto ad altre regioni del pianeta. 

Nel 2006 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha spinto su un cambiamento nella strategia per il controllo di queste malattie: invece di raccomandare interventi mirati a malattie specifiche, il focus si è spostato sulla massimizzazione dei benefici per il maggior numero di persone a rischio che potrebbero essere trattate con un pacchetto unico di farmaci, utilizzando una serie di canali già integrati nel Paese.
Questa “strategia di rapido impatto” potrebbe ridurre decine di milioni di DALYs l’anno e contribuire al raggiungimento di alcuni obiettivi: la riduzione della povertà, l’aumento dell’accesso all’educazione primaria, la riduzione della mortalità infantile, il miglioramento della salute materna, la lotta a HIV/AIDS, malaria e TB e alle altre malattie prevalenti sul pianeta.

Le malattie dimenticate sono sia la causa sia la conseguenza di violazioni dei diritti umani.
Diritti umani disattesi quali il diritto all’acqua pulita, a un’abitazione adeguata, all’alimentazione sufficiente, a un ambiente salubre, al lavoro, all’istruzione, all’informazione, alla partecipazione, aumentano la vulnerabilità degli individui e delle comunità verso le malattie dimenticate.
Persone affette dalle malattie dimenticate sono a loro volta vulnerabili alla violazione dei loro diritti umani, che comprendono il diritto alla salute, alla vita, alla non discriminazione, al lavoro, all’istruzione e all’accesso ai benefici derivanti dai progressi scientifici.
I programmi di controllo di queste malattie sono esempi di come interventi di sanità pubblica possano contribuire al miglioramento della tutela dei diritti umani.

Anche dal punto di vista della ricerca, molte delle malattie che affliggono i più poveri non interessano, e poco viene fatto per migliorarne la diagnosi e la cura.
In alcuni casi la ricerca non ha investito fondi e risorse per anni, e si è di fronte a un vuoto chiamato “10/90 gap”, segnalato già nel 1990 e ancora attuale: il 90% delle questioni sanitarie mondiali riceve il 10% delle risorse destinate alla salute.
Fra il 1975 e il 2004 sono uscite 1.556 nuove sostanze chimiche, di cui solo 10 rivolte alle malattie dimenticate. 

Per rispondere al bisogno di maggior ricerca e sviluppo di farmaci nuovi, più efficaci e sicuri per il trattamento delle malattie dimenticate, e a un costo sostenibile dai Paesi con risorse limitate, è stata lanciata nel 2003 la Drug for Neglected Diseases Initiative, una collaborazione non profit tra Istituti di ricerca, Organizzazioni Non Governative, Fondazioni e governi dei Paesi in via di sviluppo.
È noto che malattie più conosciute quali l’HIV/AIDS, la malaria e la TB attraggono maggiormente l’attenzione globale e, di conseguenza, i fondi per il loro controllo. La questione che va allora posta è quale criterio adottare per stabilire le priorità di intervento: le priorità non vanno stabilite in base alle malattie, ma su programmi a più ampio spettro indirizzati al paziente spesso colpito da varie infezioni e, dunque, su strategie d’intervento volte a garantire l’assistenza sanitaria di base. 

La valutazione delle priorità non si dovrebbe basare esclusivamente sui risultati, ma bisognerebbe porre maggiore attenzione alla strada verso i risultati, evidenziando l’importanza di un processo decisionale equo e partecipativo; e bisogna fare un maggior utilizzo delle risorse limitate.
Se queste riflessioni avranno spazio nella comunità politica internazionale per guidare strategie di salute e sviluppo, le popolazioni più vulnerabili non saranno più dimenticate e le malattie che ne aggravano lo stato di salute potranno essere curate.

Al giorno d’oggi, sono le leggi del mercato che guidano le case farmaceutiche, non le effettive necessità legate alla salute vera e propria. E’ un conflitto tra diritto alla vita e profitti, dove le motivazioni economiche e finanziarie sono sempre più forti e influenti.
La ricerca e lo sviluppo dovrebbero sempre essere finalizzati ai bisogni essenziali, proponendo obiettivi chiari e priorità.

La mancanza di una legislazione al passo con i tempi e in grado di stimolare tentativi per correggere l’inadeguatezza dei meccanismi di valutazione e la quasi totale assenza di coordinamento per la costruzione e la messa in atto di strategie comuni, coerenti ed efficace è una delle cause di questo fenomeno.
Vi è stato un calo degli investimenti nell’ambito dei programmi sociali, sanitari ed educativi per favorire maggiori finanziamenti ai programmi per la lotta contro il terrorismo.
Gli investimenti non sono riusciti a dare un fabbisogno sufficiente ai paesi destinatari, anche poiché molti di questi aiuti sono stati utilizzati per finanziare la privatizzazione dei servizi e promuovere i profitti delle multinazionali.

Tutti lo sanno, ma nessuno fa qualcosa per fermare questo sistema di corruzione.
Ognuno pensa a rispondere ai propri interessi, senza riflettere sul fatto che rafforzare i sistemi sanitari dei Paesi più poveri vuol dire contribuire a proteggere l’intera umanità.
Ragionando egoisticamente abbiamo contribuito, in tutti questi anni, allo sviluppo di questo sistema “subdolo” in cui i paesi in via di sviluppo vorrebbero fare a meno dei finanziamenti occidentali, ma non possono. Qui si parla di ineguaglianza mondiale, perché a queste persone vengono negati i diritti fondamentali, che sono i diritti soggettivi che spettano universalmente a tutti gli esseri umani in quanto dotati dello status di persone, o di cittadini o di persone capaci d’agire. 

Bisogna promuovere un atteggiamento critico e sviluppare una strategia integrata, verso l’obiettivo della Salute per Tutti; inoltre deve essere chiaro che il rispetto dei bisogni delle persone è al di sopra di ogni interesse economico e finanziario.
Aumentare l’investimento in sanità, concentrarsi maggiormente sugli aspetti qualitativi delle prestazioni, ridistribuire la spesa pubblica e riorientare i servizi pubblici per raggiungere le categorie sociali più svantaggiate, ridurre le barriere finanziarie all’accesso attraverso sussidi pubblici e forme di finanziamento comunitario sono passi verso orizzonti che non mirano solo a salvare vite, ma che fanno parte di un cammino più ampio verso la pace e lo sviluppo.
La sfida, quindi, che deve affrontare il sistema sanitario pubblico è relativa al concetto di equità, e inoltre deve garantire un maggior afflusso di finanziamenti per il sociale e che questi fondi siano utilizzati adeguatamente.
Dobbiamo far sì che la solidarietà tra i popoli sia più forte dell’egoismo delle nazioni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...