I portici di Bologna candidati come patrimonio dell’UNESCO

Il Comune di Bologna presenterà oggi, Giovedì 14 marzo 2019, alle ore 17, la candidatura dei celebri portici della nostra città alla World Heritage List dell’UNESCO.

L’incontro si terrà nella Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio, in Piazza Maggiore 6. Alla presentazione pubblica verrà illustrato il percorso per arrivare alla candidatura che verrà sottoposta all’attenzione del Ministero per beni e le attività culturali (Mibac) il prossimo settembre.

I 40 km di portici che abbracciano e si intersecano nella nostra amata città, sono ormai diventati un simbolo inestimabile, che ci rende speciali e unici agli occhi del mondo intero.

La storia

Fin dal 1100 cominciarono a erigersi questi alti portici, che permettevano il passaggio con le carrozze e che ben presto diventarono luogo di scambio e socialità. Nel 1288, poi, uno Statuto Comunale sanciva che di ogni nuova abitazione doveva comprendere nel progetto la costruzione di un portico adiacente all’edificio. Inoltre, le abitazioni già precedentemente costruite dovevano provvedere a creare questo spazio nel minore tempo possibile.

Ciò comportò l’aumento esponenziale di queste strutture architettoniche, che cominciarono a estendersi per tutta la città. Sebbene i portici fossero considerati un luogo pubblico, era compito del proprietario dell’abitazione prendersene cura.

Da quelli medievali a quelli rinascimentali, i portici si contraddistinguono per la loro particolarità. Ed è proprio questa varietà stilistica a renderli un patrimonio culturale inestimabile. Dal portico di Casa Isolani, realizzato in legno, al portico più largo della basilica di Santa Maria dei Servi di cui Francesco Guccini cantava nella canzone Eskimo, ogni parte di questa immensa serpentina è unica e particolare.

Portici della Basilica di Santa Maria dei Servi

Stendhal li descriveva nel 1826 con queste parole: “Sovente, alle due di notte, rientrando nel mio alloggio, a Bologna, attraverso questi lunghi portici, l’anima esaltata da quei begli occhi che avevo appena visto, passando davanti a quei palazzi di cui, con le sue grandi ombre, la luna disegnava le masse, mi succedeva di fermarmi, oppresso dalla felicità, per dirmi: Com’è bello!”.

E ora, all’alba della loro candidatura per diventare patrimonio dell’UNESCO, possiamo con sicurezza affermare che in questi anni non hanno perso la loro magia.

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