Carta stampata 2.0: evoluzione non significa estinzione

La crisi che da diversi anni colpisce il nostro Paese sta minacciando fortemente tanti settori e numerose attività, mettendo a dura prova sia i mestieri tradizionali che quelli considerati più moderni.

Nel dettaglio ho deciso di riflettere sulla situazione delicata e critica che oggi sta vivendo la carta stampata (libri, riviste, quotidiani, ecc.) e i luoghi ad essa dedicati, quali le biblioteche e le edicole.

Il mondo del cartaceo, oltre alle condizioni avverse generate da una forte crisi economica, deve riconoscere che con l’avvento di Internet non è più il solo portavoce di informazione e sapere.

Come dimostrato dalle statistiche Istat  condotte nel 2017 (https://www.istat.it/it/files//2018/12/C10.pdf) l’abitudine alla lettura è calata, e questo fenomeno sembra non arrestarsi.

Nel 2016 circa una famiglia su dieci non ha alcun libro in casa. I lettori sono solo il 40,5% della popolazione.

Leggono più le donne degli uomini. E sono sempre più numerosi i giovani che optano per il digitale.

L’indagine della National Literary Trust ha rivelato che il 52% dei ragazzi tra gli 8 e i 16 anni preferisce la lettura su schermo contro solo il 32% che preferisce la carta stampata.

Dati che fanno pensare come anche certe tradizioni culturali si stiano perdendo. Il libro o il giornale dovrebbe rappresentare una ricchezza, un’opportunità di crescita a livello culturale ma anche e soprattutto a livello umano, relazionale, etico e sociale.

La maggior parte delle persone oggi giustifica la non lettura con il poco tempo a disposizione.

È indubbio il ritmo frenetico e inarrestabile che accomuna la vita di tutti noi: tra lavoro, famiglia e commissioni il tempo libero in cui potersi fermare e godersi qualsiasi tipo di lettura è davvero poco. È anche altrettanto evidente come la nostra società, ad esempio in merito all’acquisto di quotidiani, si sia mossa sempre più verso strumenti di informazione e comunicazione innovativi e digitali.

Basti pensare a ciò che accade quando si verifica qualche evento che ci interessa in primis o che coinvolge l’intera opinione pubblica. La prima cosa che facciamo è quella di prendere in mano il nostro smartphone, accendere il computer o cercare il tablet per poi cliccare sull’icona del motore di ricerca e trovare risposta alle nostre domande.

Con Internet siamo sicuri di poter reperire informazioni e verità in tempo reale.

Si abbattono le barriere di tempo e spazio: non importa dove sei e che ore siano perché se hai accesso alla rete puoi automaticamente soddisfare qualsiasi desiderio di conoscenza in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo.

Non occorre aspettare l’indomani e l’apertura delle edicole per poter acquistare il giornale, è sufficiente collegarsi ad Internet e linkare la pagina web della rivista che ci interessa.

Per quanto concerne il libro, Internet rappresenta anche una risorsa economica: tramite l’Ebook, ossia un libro elettronico in formato digitale che può essere letto tramite diversi supporti (computer, tablet e dispositivi mobili), permette al lettore di avere una spesa minore. Infatti i libri in formato elettronico costano meno delle loro controparti cartacee e a volte vengono distribuiti gratuitamente.

Oltre al vantaggio economico l’Ebook non occupa fisicamente spazio, può essere portato sempre con sé in qualsiasi momento. C’è ma non si vede.

Nonostante non possa, per evidenti motivi, trasmettere al tatto le emozioni ed il fascino della carta, sono numerosi i lettori che scelgono il digitale.

Nel 2016, dichiara l’Istat, il 35,8% delle opere pubblicate a stampa in Italia è stato proposto al pubblico anche sotto forma di e-book .

Spesso sentiamo parlare di una vera e propria guerra tra i sostenitori della carta stampata e i fautori del libro elettronico, e che il web è responsabile della “disfatta” della lettura tradizionale. È invece importante fare luce sulla diversa esperienza oggettiva e soprattutto soggettiva che essi consentono, e quindi possono, al contrario, essere complici  o rappresentare semplicemente due realtà che possono convivere senza distruggersi l’una l’altra.

Richard Parsons, presidente di Time Warner, afferma: «Da quando esiste l’umanità c’è stato interesse per le notizie. I giornali esisteranno per lungo tempo, il giornalismo esisterà per sempre. Abbiamo solo trovato altre strade per veicolare la stessa informazione».

A dare ulteriore sostegno a queste parole trovo interessante sottolineare l’apertura di una edicola in Viale Lombardia a Milano. È un segno di fiducia e speranza: non tutte le edicole chiudono, non vi sono solo saracinesche che si abbassano o cartelli con scritto “cedesi attività”.

Questa notizia ha rallegrato tutti gli amanti della lettura, i giornalisti ed esperti del mestiere. Come afferma ne Il Corriere della Sera in data 03/12/2018 Giangiacomo Schiavi “C’è ancora chi ci crede. C’è qualcuno che ha fiducia nei giornali e nelle edicole di città. Evviva”.

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