Intervista a Dasha Tolstaja – Overseas a Mosca

Daria a Mosca davanti alla Cattedrale di San Basilio (Mosca)

Daria, il suo nome italianizzato, è una studentessa COMPASS.

Si divide tra un paesino in provincia di Modena e Bologna. L’anno scorso ha fatto domanda per accedere al Programma Overseas offerto dalla nostra università. Il bando Overseas permette agli studenti di trascorrere un semestre o un intero anno accademico all’estero, frequentando corsi in Università di paesi non appartenenti all’Unione Europea.

Un’esperienza formativa e di crescita personale, un’opportunità di calarsi in una realtà nuova e stimolante. Abbiamo intervistato Daria che ci ha raccontato della sua esperienza Overseas nella lontana Mosca presso la Moscow State University. 

Perché hai scelto Mosca?

Ho scelto Mosca perché parlo il russo senza difficoltà, volevo stare in un ambiente diverso con persone che parlano la mia lingua, culturalmente vicine a me viste le mie radici.  

Hai notato differenze tra il sistema universitario italiano e quello russo?

I due sistemi sono molto diversi tra loro. Ho riscontrato aspetti negativi e positivi. I corsi sono formati da gruppi molto piccoli di studenti, in media ci sono 20 -30 posti per corso. L’università è a numero chiuso ed offre tantissimi corsi. Io ero alla facoltà di amministrazione pubblica sotto scienze politiche.  L’offerta formativa è davvero molto ampia, solo sotto amministrazione pubblica si offrono 15 corsi. Tutti i corsi sono molto concentrati, meno generici. La divisione così rigida impone esami molto specifici. Lì si sostengono tre materie e tre esami che magari qui facciamo in un esame unico. Da questo derivano più prove da sostenere: alla magistrale hanno 10-11 esami a semestre, metà idoneità e metà esami normali. Il sistema è diverso perché hanno tantissimi compiti a casa, un po’ come a scuola. Vanno a lezione ed hanno una lezione a settimana per materia, avendo 11 materie a semestre. Ogni volta devono presentare un lavoro, progetto o power point, oppure frequentare seminari. Di ogni materia può capitare che una settimana ci sia lezione e quella dopo un seminario. Leggono articoli, fanno ricerche su cui poi si discute in classe, è molto interattivo e c’è molta pratica. Dall’altro lato però ho notato come l’università fosse molto chiusa, mi ha dato l’idea di non essere aperta al mondo, di essere percepita come elitaria. Non ho visto incontri con aziende o persone dall’esterno e non ho conosciuto professori con una vita professionale al di fuori dell’università. Qui a Bologna invece c’è apertura verso la città, le aziende, la popolazione. Le persone esterne non possono entrare in facoltà a Mosca, non possono neanche vederla. Si entra solo con il badge e ci sono le guardie ad ogni ingresso, solo durante gli open day c’è la possibilità di entrare nei locali dell’università. La statale di Mosca ha tantissimi servizi al suo interno: palestra, piscina, sale con corsi di scacchi, club di vario tipo e declinazione. Danno molta importanza all’attività fisica ed alcune mense sono aperte addirittura 24 ore su 24.

Come sono gli esami a Mosca? 

Anche le valutazioni sono molto diverse: lì se non passi gli esami ti espellono. Qui magari non prendi più la borsa di studio oppure vai fuori corso e continui a pagare la retta. A Mosca esiste un solo appello a conclusione del corso, se non lo passi hai un esame di recupero. Il voto è integrato da tutte le presentazioni. Quando ho raccontato dei nostri appelli e del nostro sistema erano sconvolti. 

Difficoltà? Come ti sei trovata?

All’ inizio avevo un po’ di ansia perché dovevo parlare ai seminari davanti alle persone e non ero abituata a farlo. Mi è stato però molto utile perché ora, tornata a lezione all’Unibo, non ho paura di alzare la mano e fare una domanda, oppure parlare davanti ai colleghi di corso, perché dato che lì lo fai in continuazione le prime volte fai fatica ma dopo ti abitui. L’università è vista come molto prestigiosa e si vede che le persone ti parlano e si pongono in maniera diversa, se sanno che sei studente universitario. Io stavo nelle stanze per i dottorandi e per chi arrivava da un altro paese. Mi sono trovata molto bene. Costava pochissimo perché pagavamo la stanza solo 20 euro al mese spese comprese. Di solito allo studentato ci sono gli studenti con borsa di studio. C’erano alcuni studenti e dottorandi sposati ed alcuni avevano anche bambini. Capitava che un giorno andavi in mensa e vedevi i bambini a cena con i genitori.

Cosa ti è mancato dell’Italia?

Il caffè e lo spritz!

Ti è sembrata un’esperienza utile? La rifaresti?

La rifarei mille volte. È utilissima per mettersi alla prova. Sicuramente all’inizio ci sono difficoltà, per me non tanto linguistiche quanto più di trovarsi in un ambiente totalmente nuovo dove non conosci nessuno e devi abituarti a vivere in un’altra realtà. Serve tantissimo perché è un’esperienza che ti fa crescere e che consiglierei a tutti.

Come hai trovato le procedure per accedere al Progetto Overseas? 
È bastato consultare le informazioni sul sito. Si accede facilmente al progetto anche su Studenti Online. Le mail con le scadenze e tempistiche sono chiare. Forse se ne dovrebbe parlare di più a lezione. 

Raccontaci qualche aneddoto:

La foto di Putin è in tutti gli uffici!

Lo studentato in alcuni casi è esattamente nello stesso stabile della propria facoltà. Si vede studenti che vanno a lezione in pantaloncini o vestiti leggerissimi con fuori -20°! C’è l’estetista, il parrucchiere, la lavanderia, la mensa, la palestra, quindi potresti davvero vivere lì dentro… Ci sono storie secondo cui alcuni ragazzi non sono mai usciti dall’università per 4 mesi! 

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