La “disforia di genere nei bambini” arriva sul piccolo schermo. Butterfly: la serie tv che fa discutere (e riflettere).

Si chiama Butterfly ed è una mini serie tv inglese sbarcata da un paio di mesi su Fox Life (canale di SKy) e che fin da prima della sua uscita ha diviso il pubblico a causa della tematica trattata: la disforia di genere nei bambini. Una tematica decisamente attuale e sicuramente tanto complessa quanto delicata, che gli autori hanno deciso di trattare per far riflettere (e perché no, far discutere) il pubblico.

Siamo a Manchester, Inghilterra. E questa è la storia della famiglia Duffy. Vicky e Stephen sono due genitori separati, arresi a un matrimonio in crisi, che si ritrovano a farsi costantemente guerra pur di avere l’ultima parola sull’altro. Quello che manca nel loro rapporto, e che ha fatto naufragare il matrimonio, non è la mancanza di sentimento ma avere idee opposte sulla questione che tiene in pugno la loro famiglia: Max, loro figlio.

Max è un ragazzino di 11 anni, nato biologicamente maschio. Fin da piccolo, tuttavia, non riconosce il proprio corpo: si sente una bambina intrappolata in un corpo maschile. Risente, cioè, di quella che, in termini medici, è definita “disforia di genere” (DIG).

La disforia di genere (o disturbo dell’identità di genere) è il malessere percepito da un individuo che non si riconosce nel proprio sesso fenotipico o nel genere assegnatogli alla nascita. (Wikipedia)

Guarda ammagliato la sorella maggiore, Lilly, e cerca di essere esattamente come lei: una bambina. Così, ogni giorno dopo scuola, non appena la porta d’ingresso si chiude alle sue spalle, prende avvio il processo di trasformazione di Max in Maxime. Si spoglia della divisa scolastica maschile per indossare vestiti femminili. Si pettina. Si trucca. Ed è così che può iniziare a replicare le movenze femminili.

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[Photo Credits: Google Immagini]

Stephen e Vicky sono consapevoli del disagio che vive il proprio figlio, ma lo affrontano in maniera opposta: la madre, ne asseconda le richieste convinta del fatto che la felicità di Max venga prima di tutto – anche prima dell’intera famiglia-, e per questo lascia che il figlio sia libero di essere chi vuole. Stephen, il padre, invece, non riesce ad accettare la realtà del figlio, cerca di ridurre quelle richieste ad un semplice capriccio infantile, e questo costringe Max a comportarsi di fronte al padre come un “vero maschietto”.

Nonostante questo comunque, le idee di Max sono chiare. Più passano i giorni, più quel corpo diventa una prigione e il suo portamento motivo di scherno da parte dei compagni. E’ così che Max arriva a quella che sembra essere la scelta inevitabile e irrinunciabile: sottoporsi alla terapia ormonale per bloccare la pubertà e, quindi, lo sviluppo di una fisionomia maschile che, dice, essere sicuro non appartenergli.

I’ve always been a butterfly“, dice Max.

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[Photo Credits: Google Immagini]

Una scelta delicata perché irreversibile. Una scelta che acuisce, ancora di più, i dissapori genitoriali portandoli all’esasperazione totale.

E se Max cambiasse idea? si chiede il padre.
Max sa esattamente chi è. Lo ha sempre saputo.  Sostiene fermamente la madre.

Inizia così il percorso medico – psicologico di Max verso la terapia ormonale. Un percorso lungo e non senza problematiche, che potrebbero influire sulla realizzazione stessa del trattamento.

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[Photo Credits: Google Immagini]

In scena rappresentati anche due dei più grandi attori della scena transgender inglese. La Tavistock, la clinica che “fa scuola” perché offre un vero e proprio programma di Gender Identity and Private Hormone Treatments ai bambini con una percezione confusa della propria identità, che permette di bloccare lo sviluppo, sostenendo che in questo modo si dia tempo ai pazienti per valutare seriamente cosa vogliano essere.

E Mermaids, organizzazione benefica che supporta la non conformità di genere tra i bambini e gli adolescenti del Regno Unito, e offre supporto famigliare e individuale per chi sta affrontando questo cambiamento.

Break through the isolation. Being transgender can be incredibly isolating both for the person and the family who support them. Don’t be alone, reach out to Mermaids who can put you in touch with others. Make new friends and share experiences. (Mermaids)

 

Non vi svelo se Max risulterà idoneo e quindi potrà intraprendere la terapia ormonale. Così come non vi dirò se i genitori riusciranno a trovare un compromesso per il figlio. Il finale lo lascio scoprire a voi.

Quel che è certo è che si tratta di un tema altamente complesso e delicato, sicuramente scelto per stimolare una riflessione e richiamare l’attenzione e la sensibilità delle persone.
Non sono stati rappresentati personaggi buoni e personaggi cattivi, ma posizioni differenti. E, forse, è questo l’intento della serie tv: non quello di voler far prendere allo spettatore una posizione netta, ma quello di sensibilizzarlo e renderlo consapevole di questa realtà. Il tema della non conformità di genere è sicuramente attuale ma ancora tanto dibattuto e pieno di controversie. E ancora di più lo è in relazione alla questione infantile.

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