Social Media: l’anno che verrà.

Antoine Lavoisier disse “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” quando gettò le basi della fisica, con la legge di conservazione della massa. Pur non essendo una scienza dura come la fisica, la Comunicazione Digitale funziona a suo modo sulla base di questo stesso principio.

Più che sui primi due passaggi, la Comunicazione e il Marketing Digitale sono molto legati a trend volatili e momentanei, che ogni professionista sa di dover tener monitorati per l’adattamento delle strategie. Con cicli di vita dalla precarietà spesso frustrante, sia per i professionisti che per gli utenti più esperti, i Social Media si trasformano di anno in anno, e alcuni dei grandi player nel 2010 potrebbero realisticamente non avere più la stessa rilevanza nel mondo del Social Media Marketing entro il 2020 (per cause inerenti sia alla struttura del tool o scelte errate della compagnia stessa).

Con l’eccezione di Cambridge Analytica, che per la rapidità con cui lo scandalo è emerso ed è rientrato è stato perlopiù paragonato ad un terremoto, i mutamenti della Comunicazione Digitale sono perlopiù dei movimenti relativamente rapidi, ma non distruttivi, le cui conseguenze positive (in termini di opportunità) o negative sono percettibili solo a coloro che realmente vivono determinati tool giorno per giorno.

Il 2018 non è quindi stato un anno come tanti riguardo il potenziale in declino o in ascesa di specifici Social. Cosa ci si può aspettare dal 2019?

Facebook: Ogni impero attraversa periodi di crisi e, inoltre, ogni impero prima o poi arriva alla sua caduta. Il 2018 è terminato certo non con la caduta di Facebook, che a meno che non si verifichino episodi di imprevedibili siederà ancora “sul trono” del Social Media Marketing, ma con un suo declino. L’utilizzo del “gigante blu” da parte degli utenti attivi sia in USA che in Europa è calato per la prima volta nella storia, facendo scattare l’allarme per la prima volta in casa Zuckerberg. Cambridge Analytica ha senza dubbio inferto un grande colpo nella reputazione dell’azienda, e le scuse di Mark Zuckerberg davanti al Congresso americano e all’Europarlamento non hanno ancora fatto rimarginare la ferita subita.

Il calo di fiducia da parte degli utenti non ha portato al crollo della compagnia, ma sta prendendo piede un trend molto più pericoloso, dato dal progressivo disinteresse della massa di utenti nei confronti di ciò che il social media offre.

Una volta, specie in Italia, avevamo utenti che si iscrivevano al social per giocare a Farmville, per condividere fotografie, guardare video e soprattutto mantenere il proprio network (o estenderlo).

Oggi molte app scaricabili su Android o iOs funzionano bene e privi di bug rispetto che sul social, l’esperienza di customizzazione della condivisione di foto è migliore su Instagram (agli albori addirittura definito “Facebook delle foto”), la fruizione di video è migliore su YouTube, che ne ha sempre fatto il suo core business, e il network (in particolar modo quello professionale) può essere gestito in maniera più versatile tramite LinkedIn.

Si è davvero giunti al punto in cui, nel tentativo di essere “tutto”, Facebook sta iniziando a vedere un calo della sua utenza attiva perché molti lo percepiscono come “nulla”?

Forse per qualcuno, ma per aziende e utenti esperti rimane ancora un tool di promozione digitale (giustamente) insostituibile, in particolar modo tramite le funzioni di Facebook Ads e Facebook Business.

Che poi il social sperimenti un declino nell’attività degli utenti non significa direttamente che la compagnia non abbia più una solida redditività. L’acquisto di Instagram e Whatsapp nel recente passato, è stato in questo senso molto intelligente come approccio di mercato.

Instagram: Lo zoccolo duro del social di ‘pic sharing’ continuano ad essere i più giovani, dai16 ai 25 anni, e specie le ‘stories’ sembrano continuare essere una componente assai apprezzata di Instagram, che vede applicazioni sia dall’utente medio che dai professionisti interessati ad una promozione del proprio brand assai personalizzabile, che dia risalto a prodotti, eventi,  e iniziative trasferendo valore al prospect.
Instagram continua a fiorire e Facebook Inc. ha intelligentemente acquistato la compagnia in previsione di ciò. La facilità di fruizione da mobile (così come l’aumento mondiale di utenti mobile, piuttosto che desktop) e l’attività costante di influencer dal seguito importante (specie per le scelte di marketing) renderà Instagram ancora un protagonista del 2019

Ma non tutto è roseo. Sta difatti diventando un problema, a discapito dell’autenticità dell’esperienza utente su Instagram, l’eccessiva quantità di Bot e profili fake che interagiscono (spesso disturbando, ne ho un’esperienza diretta) tramite commenti su foto e messaggi tramite Instagram Direct.

Twitter: “L’uccellino non cinguetta più. O perlomeno agonizza.”. L’immagine qui evocata è indubbiamente triste, ma lo stagnamento e il costante declino in cui il social dei tweet versa ormai da 6 anni è innegabile. Si può, senza esagerare, affermare che senza sorprese dal 2019 non avremo una rinascita di Twitter.
Dal 2012 il calo di utenti attivi è costante, e addirittura a livello internazionale ne vediamo un confinamento dell’utilizzo a specifiche “nicchie professionali”, giornalisti in primis, oltre ad appartenenti del mondo politico (si pensi al seguito di @realDonaldTrump, oppure al contesto di casa nostra con i profili di Renzi, Salvini e Di Maio) e dello star system.
La scelta di raddoppiare il numero dei caratteri utilizzabili in ogni tweet effettuata nel 2017, passando dagli autentici 140 caratteri alla possibilità di digitarne 280, pare sia stato un tentativo da parte della compagnia di dare una svolta, ma ciò non ha dato i risultati sperati, nonostante l’interessante crescita degli utili aziendali proprio a fine 2017. Il trend in calo non ha cambiato direzione.

Google+: Già il 2 Aprile 2019 “prenderemo parte” (probabilmente tra le lacrime di pochissimi) alla chiusura di tutti i profili ‘consumer’ di Google+. Il social lanciato da Google come promesso competitor di Facebook nel 2011, già nel 2014 veniva definito ‘città fantasma’ dal New York Times, a causa di un utilizzo da parte dell’utenza nettamente inferiore rispetto ai competitor.

LinkedIn: Non c’è alcun dubbio che LinkedIn, al pari di Instagram con le immagini e le stories (fino a che Facebook non attivasse la stessa funzione) abbia vantaggio competitivo grazie al grande focus di target su professionisti di ogni settore, interessati a mantenere ed ampliare il proprio network, ed HR specialist, per un’ottica di recruiting ed headhunting.
Con la fine del 2018 non sono stati registrati declini, ma ha dato fastidio ad alcuni recruiter che diversi profili LinkedIn, e di conseguenza il panorama sul social in generale, abbia iniziato a soffrire di “Facebookizzazione”, un mutamento verso una contenutistica non diversa da quella di Facebook, causata da utenti che condividono foto, scherzi, meme e complessivamente contenuti non professionalmente utili o educativi.
Seppure taluni hanno apprezzato questo fatto, dando la possibilità ad un recruiter di identificare meglio un candidato sulla base dei post, altri hanno lamentato come la rigidità del contenuto e del ‘tone of voice’ di LinkedIn siano stati il suo punto di forza sin dal principio, e tale caratteristica non dovrebbe venir meno.
Questo trend continuerà nel 2019?

Youtube: Sono in diversi ad aver detto che il 2019 sarà l’anno dei video, ma perché?
Davvero il comportamento dell’utente medio sta voltando in direzione di una costante fruizione di video?
E’ dunque dogma che un’azienda, stando alle parole di Marco Montemagno, debba focalizzarsi su un content marketing facente leva soprattutto su video, poiché ‘Ogni video che non fai oggi, è un cliente che perdi domani’?
Nel 2018 l’interessante ricerca pubblicata da Emarketer sui trend di fruizione di video digitali ha confermato che in quell’anno quasi 2 miliardi di persone sulla Terra avrebbero guardato almeno un video tramite dispositivo mobile, per un incremento del 12% rispetto al 2017 sulla fruizione totale.
Tuttavia, l’inerzia di pubblicare video spesso è data dalla necessità di avere strumentazioni (il criterio della risoluzione 4K è considerato quasi imprescindibile al successo di uno youtuber) e tempistiche ad hoc. Impostare campagne adv su Youtube, in aggiunta ad una strategia di creazione e pubblicazione di video appositi (magari tramite youtuber riconosciuti) può rivelarsi per una serie di prodotti, servizi o eventi una carta vincente nella strategia social, non è detto che però in tanti saranno in grado di applicarsi a dovere per coglierne i risultati.

In conclusione, sembra davvero che i grandi di una volta (le cose cambiano in fretta, e ci si riferisce solo a pochi anni fa) declinino, ma non tutti. Tenere d’occhio i trend della Comunicazione Digitale diventa una necessità, d’altronde le analisi fatte da ogni impresa per scegliere quale forma dare alla propria strategia di Marketing debbono basarsi soprattutto su questi.

Non è scontato che chiunque abbia accesso a determinati dati, sappia poi interpretarli e applicarli per creare Valore.

FONTI
https://www.convinceandconvert.com/social-media-measurement/facebook-usage-declined-3-reasons/

https://www.communicationvillage.com/blogs/2018/12/28/tendenze-social-media-marketing-previsioni-2019/

https://www.rudybandiera.com/cosa-pensano-persone-social-risultati-1213.html

https://www.businessinsider.com/facebook-revenue-and-user-growth-declining-in-europe-2018-10?IR=T

https://medium.com/datadriveninvestor/the-problem-with-instagram-bots-dbd02f8e292e

https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-02-09/twitter-svolta-arriva-primo-utile-063619.shtml?uuid=AEzQpDxD

https://www.orangenergy.com/orangeblog/lento-declino-twitter/

https://linkedsuperpowers.com/post/linkedin-becoming-more-facebook

https://www.emarketer.com/Report/Global-Digital-Video-Viewers-eMarketers-Estimates-Forecast-20162021-with-YouTube-Mobile-Video-Numbers/2002185

https://www.nytimes.com/2014/02/15/technology/the-plus-in-google-plus-its-mostly-for-google.html

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