Alla scoperta del mondo come Au pair

Come scrisse Voltaire, “è ben difficile, in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria.” Viaggiare, scoprire, esplorare, conoscere sono necessità ed aspirazioni che da sempre connotano l’indole umana. Ovviamente non siamo tutti uguali e gli interessi variano da persona a persona ma, soprattutto al giorno d’oggi, in cui siamo più consapevoli della bellezza e diversità del mondo, come facciamo a non esserne attratti? Culture diverse, lingue nuove, paesaggi mozzafiato, profumi, colori, architettura: ogni viaggio lascia sensazioni indelebili e arricchisce in maniera unica. Basta trovare il coraggio di fare la valigia e partire.

Tanti sono i modi di vivere un’esperienza all’estero ma ce n’è una che, vi posso garantire, cambierà la vostra prospettiva su molti aspetti. Avete mai sentito parlare della possibilità di lavorare come Au Pair? Si parla di Au Pair girl oppure Au Pair boy quando una ragazza o un ragazzo decidono di andare a vivere con una famiglia e, in cambio di vitto, alloggio e una paga settimanale, si occupano dei bambini. È una sorta di babysitting a 360° in cui non si seguono soltanto i bambini nella loro routine o si svolgono delle faccende domestiche, ma si vive a stretto contatto con la famiglia, diventando parte di essa. È molto più di un semplice lavoro e chi scegli di diventare Au Pair non lo fa di certo con lo scopo principale di guadagnare dei soldi. Premettendo che si può essere Au Pair anche nel proprio paese di origine, si coglie però la vera essenza dell’esperienza soprattutto se si decide di partire per un paese straniero. L’ arricchimento culturale è assicurato, si impara una nuova lingua, nuove tradizioni e i rapporti umani che si instaurano ti ricompensano più di ogni altra cosa.

Partire come Au Pair non è difficile, ci sono diversi siti online a cui poter far riferimento. Quando ho deciso di vivere la mia prima esperienza, mi sono affidata al sito “Au pair world”, uno dei più famosi e utilizzati al mondo. È un sito affidabile, a tutela non solo dei ragazzi ma anche delle famiglie stesse e più di 3 milioni di persone hanno deciso di utilizzare questo sito in quanto agenzia alla pari più rinomata e sicura di tutto il web. Dopo aver creato un profilo e inserito i dati richiesti, si possono visitare i profili delle famiglie che corrispondono alle nostre esigenze ed entrare in contatto con loro. Se si hanno dei dubbi, sul sito si possono facilmente trovare tutte le risposte. La professionalità è garantita. Ovviamente, sta anche al futuro Au Pair prendere determinati accorgimenti; consiglio vivamente di fare almeno un colloquio su skype con le famiglie interessate, di essere sempre onesti sulle proprie capacità e di firmare un contratto nel caso si decida di stare via per molto tempo. È molto importante che si instauri un buon rapporto con la famiglia e la fiducia reciproca è un elemento essenziale. Ricordiamo che i genitori affidano i loro figli agli Au Pair ed esigono giustamente massima serietà ed impegno dal momento che si sta parlando di bambini.

La mia prima esperienza l’ho vissuta a 21 anni. Viaggiare è da sempre una mia grande passione ma volevo sperimentare qualcosa di diverso. Quando un’amica mi ha parlato della possibilità di diventare Au Pair, ho capito fin da subito che era esattamente quello che stavo cercando: lavorare con i bambini mi è sempre piaciuto, per anni ho fatto l’animatrice nei centri estivi e vivere in una famiglia straniera mi avrebbe permesso non solo di incrementare le mie capacità linguistiche ma anche di conoscere una cultura nuova e visitare posti mai visti prima.

Sono stata ospitata per un mese da una famiglia dell’Alta Savoia, in Francia. Fin da subito i genitori, entrambi molto giovani, hanno fatto di tutto per farmi sentire a mio agio. La vera gioia però, mi è stata donata dalle tre bambine di 3, 4 e 6 anni di cui dovevo prendermi cura. Dopo qualche giorno, avevamo già stabilito una nostra routine, fatta di gite al parco, pic-nic in montagna, nuotate in piscina, giochi, disegni e passeggiate nella cittadina. Non nascondo che inizialmente ero preoccupata, non volevo deludere le aspettative della famiglia o peggio ancora non riuscire a creare un legame con le bambine. Inoltre ero preoccupata per loro, quando eravamo fuori avevo sempre mille occhi perché non volevo assolutamente perderle di vista. Dopo poco però, ho saputo mettere i timori da parte e godermi appieno ogni giornata. Durante i week-end, in cui non dovevo lavorare, i genitori erano soliti organizzare delle gite per farmi visitare il posto oppure delle cene con i loro amici per farmi conoscere gente e chiacchierare tutti insieme. Mi hanno fatto assaggiare piatti tipici e, a poco a poco, mi sono innamorata di quelle montagne, dell’aria fresca e dei milioni di stelle che si vedevano la sera dalla finestra della mia camera. Sono stata molto fortunata, la famiglia che mi ha ospitato non mi ha mai visto solo come una baby-sitter e ancora oggi siamo in contatto, mi rendono partecipi della loro vita e di quella delle bambine e so che le porte di casa loro sono sempre aperte per me.

Visto il successo di questa esperienza, lo scorso anno ho deciso di riprovarci e ho trovato ospitalità presso una famiglia londinese per circa un mese. Visitare Londra era da sempre un mio sogno e, grazie anche a questa famiglia, ho potuto vedere e vivere la città. In casa si parlava anche francese, viste le origini della madre, e con i bambini di 6 e 8 anni c’è stata fin da subito grande intesa. I genitori si fidavano di me, mi permettevano di uscire con i piccoli in centro, di prendere la metropolitana e mi chiedevano sempre cosa volessi visitare per poi comprarmi i biglietti e organizzare i tour. Con i bambini sono stata in parchi, musei, chiese, zoo, all’acquario e nei tanti quartieri di Londra. Li accompagnavo alle loro attività sportive e, per una settimana, anche a scuola, dove ho dovuto rapportarmi con gli insegnanti per le comunicazioni da riferire ai genitori. È stata un’esperienza differente da quella che avevo fatto precedentemente, proprio per la diversità di posto in cui mi trovavo: sono passata dalle montagne a una delle città più grandi e cosmopolite d’Europa. A Londra ho inoltre riscoperto la bellezza di stare da sola. Quando non dovevo lavorare, ho esplorato la città in solitaria e, nonostante all’inizio fossi un po’ titubante, ho piacevolmente scoperto quanto fosse appagante visitare un museo da sola, passeggiare in un parco, perdersi tra le mille vie della città osservando come l’architettura caratterizzasse i vari quartieri. Se da un lato ho apprezzato passare del tempo da sola, dall’altro posso dire di aver conosciuto anche nuove amiche. A Londra ci sono tantissime ragazze alla pari, di tante nazionalità, e con alcune di loro ho assaporato la vita notturna della città, tra pub e ristoranti, fatto gite in posti che solo chi consce bene Londra può consigliare e partecipato a festival estivi che mi hanno fatto sentire davvero British. Conservo piacevolmente tutti quei ricordi e quando riguardo le foto divento incredibilmente nostalgica. Anche a Londra posso dire di aver lasciato un pezzo di cuore e una famiglia che si è affezionata a me come io lei.

foto 2 au pair

Vi ho raccontato brevemente le mie esperienza ma anche Claudia, Ambra e Alessia, mie care amiche, sono state Au Pair e il confronto con loro mi ha fatto capire quanto le cose possano essere diverse in base alle famiglie o ai paesi in cui si viene ospitati.

Claudia ha deciso di partire come Au Pair spinta dalla voglia di trovare la sua identità al di fuori del contesto del piccolo paese in cui aveva sempre vissuto fino ad allora. Ha passato otto mesi ad Helsinki in Finlandia e il suo bilancio è più che positivo anche se, come mi ha raccontato, ha incontrato diverse difficoltà. Essendo partita senza firmare un contratto e quello che era stato stabilito a voce non è poi stato rispettato dalla famiglia ospitante. Claudia si è trovata infatti a non avere giorni liberi a disposizione, lavorare più del previsto e assecondare le continue richieste senza un compenso adeguato alle ore svolte. Inoltre, è stata lasciata sola con i bambini per alcuni giorni senza parenti a cui appoggiarsi in caso di emergenza e non è stato facile dal momento che i tre bambini erano piccoli e avevano bisogno di attenzioni continue. Sotto questi aspetti, l’esperienza per Claudia è stata faticosa ma ha elencato anche tanti aspetti positivi. Per lei è stato molto importante entrare in contatto con altri giovani provenienti da tutta Europa, sentirsi economicamente indipendente e capire cosa voler fare del proprio futuro, se lavorare o riprendere a studiare. È stata per lei una grande occasione di crescita, è entrata in contatto con nuove culture e se tornasse indietro la rifarebbe ancora e ancora.

Sono stati proprio i racconti di Claudia, il suo grande entusiasmo e il suo incoraggiamento a spingere Ambra a partire come Au Pair. Ambra ha passato due mesi a Oxford ospitata da una famiglia di origine nigeriana con due bambini di 6 e 8 anni. È partita dopo soli tre giorni dal primo contatto con la famiglia perché non voleva rischiare di perdere questa occasione, viste le tante richieste che le famiglie in Gran Bretagna ricevono da migliaia di aspiranti Au Pair. Ambra ha incontrato alcune difficoltà in quanto i genitori, lavorando in ospedale, avevano spesso i turni notturni e quindi lei doveva restare sola la notte con i bambini. Inoltre, uno dei bambini necessitava di particolari cure e quindi le responsabilità erano molte. Anche per lei però, l’esperienza come Au Pair è stata più che positiva. Si è trovata complessivamente bene con la famiglia, nonostante le abitudini e la cultura nigeriana fossero molto differenti dalla sua, ha conosciuto persone che fanno ancora parte della sua vita e ha riscontrato una grande solidarietà tra i vari ragazzi italiani che ha incontrato ad Oxford. Anche lei consiglia vivamente l’au pair experience e se ricapiterà l’occasione è pronta a rifare le valigie e partire; magari però con un pizzico di organizzazione in più.

Se io, Claudia e Ambra abbiamo vissuto queste esperienze in località del nord europa, Alessia invece ha trascorso un mese come Au Pair in Spagna, ad Ourense, presso una famiglia con due bambine di 8 e 10 anni. Secondo Alessia, l’aspetto migliore dell’essere un Au Pair in terra straniera consiste nel fatto di poter fare un’esperienza all’estero senza spendere troppi soldi; è pratico perché si trovano contemporaneamente impiego e alloggio ed inoltre il sito Au pair Word permette di inviare o ricevere candidature da famiglie che rispettano i parametri selezionati. Inoltre, Alessia consiglia di fare questa esperienza soprattutto quando si è studenti poiché si ha più tempo a disposizione e si possono mettere in pratica le lingue straniere. Lei ad esempio si stava laureando in lingue e ha approfittato del mese di agosto, in cui non aveva esami, per partire come Au Pair e praticare lo spagnolo. Secondo Alessia però, bisogna sempre tenere in considerazione che lavorare con i bambini è impegnativo, richiede molte energie e non sempre si ha vittoria facile con i più piccoli. Nel suo caso ad esempio, i genitori avevano espresso il desiderio che lei parlasse in inglese con le bambine ma loro si rifiutavano spesso e il più delle volte lo spagnolo aveva la meglio nelle loro conversazioni. A parte questo però, Alessia ha stretto un ottimo rapporto con la famiglia ospitante che ha sempre cercato di farle vivere un’esperienza a tutto tondo, portandola alle cene con amici, facendole vedere posti nuovi e preparandole piatti tipici. Anche lei ripartirebbe all’istante proprio perché non è un viaggio come tutti gli altri ma ti permette davvero di creare legami con persone che hanno una cultura diversa dalla tua e farti sentire parte di un posto nuovo.

Quindi ragazze e ragazzi che dire? Se pensate che fare l’ Au Pair possa fare a caso vostro, non perdete l’occasione e mettetevi subito alla ricerca di una famiglia. Sono tanti i modi per vivere un’avventura: essere un Au Pair è tra questi.

Elena Veronesi

 

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