Il pluralismo come concetto cardine della comunicazione

La Costituzione italiana e la legislazione in materia di radiotelevisione, stampa e concorrenza nel mercato sono molto rigide riguardo al Pluralismo delle fonti. Esso è un concetto cardine attorno al quale si fonda tutta la legislazione antitrust.

Il pluralismo è un concetto legato alla necessità di garantire una scelta fra una molteplicità di fonti di informazione. Esso è strettamente collegato alla libertà di manifestazione del pensiero sancita dall’Art. 21 Cost, di cui abbiamo già trattato. Il pluralismo è costituito dall’istituzione di misure che hanno l’obiettivo di salvaguardare la concorrenza nel mercato dell’informazione e consiste nella possibilità  di più soggetti (individuali e giuridici) di dire la loro permettendo a tutti gli individui, dotati di libertà passiva, di seguire le informazioni che più sono in linea con il pensiero personale.

Questo principio si afferma con la nascita della RAI monopolista che, all’inizio delle trasmissioni (1954), era l’unica emittente capace di sostenere gli altissimi costi di programmazione e di messa in onda dei palinsesti.

Secondo la legislazione, i tipi di pluralismo esistenti sono tre:

  • Pluralismo Interno: realizzato attraverso l’apertura del mezzo informativo alle diverse tendenze politiche e culturali presenti nel paese e garantisce il diritto di ricevere informazioni (Libertà di manifestazione del pensiero passiva);
  • Pluralismo Esterno: consiste nella possibilità di più soggetti di operare attraverso lo stesso mezzo di comunicazione. Il numero di soggetti operanti deve essere il più alto possibile così da garantire agli individui il maggior numero di informazioni (Libertà di manifestazione del pensiero attiva);
  • Pluralismo sostanziale: assicura, alle diverse forze politiche, uguali opportunità espressive durante la campagna elettorale (par condicio).

L’istituzione che deve garantire le condizioni per la realizzazione di un sistema informativo fondato da una pluralità di soggetti è lo Stato e lo fa attraverso l’AGCOM che occupa un ruolo primario tra le aziende operanti nel settore delle comunicazioni.

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni viene istituita nel 1997 con la legge n. 249 (Legge Maccanico) e subentra al Garante per la radiodiffusione e l’editoria, istituito con la Legge Mammì n. 223/1990.

[…]è vietato qualsiasi atto o comportamento avente per oggetto o per effetto la costituzione o il mantenimento di una posizione dominante da parte di uno stesso soggetto anche attraverso soggetti controllati o collegati. (Art.2, comma 1, legge Maccanico)

Secondo questa legge in materia di pluralismo e concorrenza, non è censurabile solo l’abuso della posizione dominante ma anche ogni atto e comportamento che ha per oggetto la posizione dominante stessa. A fronte di ciò bisogna fare una distinzione importante: quella tra pluralismo e concorrenza.

Nonostante i concetti possano sembrare simili, la regolazione alla base è differente sia per modalità che per istituzione.
Il pluralismo consente unicamente una regolazione ex ante (solo con misure preventive) poiché esso ha il compito, attraverso l’AGCOM, di mantenere gli equilibri tra i soggetti che lavorano nella comunicazione. La concorrenza, garantita dall’AGCM finalizzato alla garanzia dell’iniziativa economica privata e dell’efficienza del mercato, ammette unicamente interventi ex post atti ad evitare l’abuso di posizione dominante da parte delle imprese.

Il pluralismo nella comunicazione: la differenza tra televisione e stampa.

Nonostante siano fonti di comunicazione diverse fra loro, sia la televisione che la stampa sono sottoposte alla legislazione antitrust in materia di pluralismo, con un differenza sostanziale: la prima nasce come monopolista e successivamente si apre ad altre emittenti oltre la RAI, la seconda nasce già come pluralista.

La televisione, come abbiamo già accennato, inizia le programmazioni nel 1954 grazie ad una RAI monopolista guidata dallo Stato, unica istituzione che in quegli anni poteva permettersi di sostenere gli alti costi di programmazione e installazione. Con l’arrivo della seconda rete nel 1961, la Corte Costituzionale espresse preoccupazione in materia di pluralismo a causa della presenza di soltanto due canali gestiti e governati dallo Stato. A fronte di ciò, la decisione di aprire il mezzo televisivo alle emittenti private è sembrata quella migliore in materia di pluralismo.

La stampa, invece, nasce come già pluralista in quanto formata non dallo Stato ma da editori privati; in questo modo il mercato della comunicazione tramite il mezzo stampa permette già al maggior numero di informazioni di circolare.

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