E tu cosa vorresti fare prima di…

Fermatevi un attimo e guardatevi intorno. Viviamo circondati da muri. Tuttavia, i muri non sono tutti uguali. Ci sono i muri di una casa, i muri di un edificio abbandonato, i muri costruiti per delimitare un confine e i muri che impediscono di entrare o di uscire. Il muro risponde all’esigenza naturale e ancestrale di sicurezza nei confronti di ciò che si colloca all’esterno. Da sempre simbolo di divisione tra paesi, culture e civiltà diverse; oggi il muro significa anche diritto alla propria privacy. Ed è proprio in nome di questo diritto che spesso siamo così diffidenti ad interagire con le persone attorno a noi sebbene condividiamo gli stessi spazi pubblici.

Ciò che sto per raccontarvi è la dimostrazione che i muri possono caricarsi di un significato molto più profondo rispetto a quelli precedentemente accennati e che spesso è la condivisione di esperienze, speranze e sogni che migliora le nostre esistenze.

Candy Chang è un’artista statunitense di origine taiwanese e attraverso i suoi lavori esamina le dinamiche tra la società e la psiche, la soglia tra comunità e isolamento, e il ruolo dei rituali pubblici nel benessere contemporaneo. E’ leader nell’arte pubblica partecipativa ed è grazie al suo estro e alla sua creatività che i muri, in buona parte del mondo, sono diventati opere d’arte in grado di far riflettere sull’esistenza e sulla mortalità.

L’idea di questo progetto artistico, dal titolo Before I die (Prima di morire), è nata dopo il 2009 in seguito alla perdita di Joan, una persona che Candy amava molto e che considerava come una madre. Questo evento, improvviso e inaspettato, permise all’artista di riflettere a lungo sulla morte e di capire ciò che realmente contava nella sua vita. Tuttavia, è molto facile perdersi nella routine di tutti i giorni con il rischio di dimenticare ciò che è davvero importante. Per questo motivo, con l’aiuto di amici vecchi e nuovi, Candy decise di trasformare la facciata di una casa abbandonata di New Orleans, città in cui vive, in una lavagna gigantesca sulla quale stampò la frase “Prima di morire, voglio…”da completare negli spazi vuoti. In questo modo i passanti potevano prendere un gessetto, riflettere sulla propria vita, e condividere le proprie aspirazioni personali in uno spazio pubblico.

candy chang

Candy Chang [Photo Credits: Google Immagini]

Candy non sapeva cosa aspettarsi da questo esperimento, ma nonostante tutto, il giorno dopo il muro era ricoperto di scritte che divennero sempre più numerose nei giorni successivi. Le frasi erano tra le più disparate: “Prima di morire, voglio piantare un albero”. “Prima di morire, voglio abbracciarla un’ultima volta”. “Prima di morire, voglio essere me stesso completamente”. “Prima di morire, voglio essere processato per pirateria”. “Prima di morire, voglio cantare per milioni di persone”.

Grazie a questa idea uno spazio trascurato divenne uno spazio costruttivo a dimostrazione che non siamo soli. Luoghi come questi permettono di riflettere su quello che siamo, cosa facciamo e dove stiamo andando. Ma ciò che rende unica questa installazione artistica è la capacità di ricordarci ciò che conta realmente nella nostra vita.

Il successo di questo progetto è stato ed è tuttora planetario. Grazie alle centinaia di persone che hanno creato muri per le loro comunità, il Before I die wall è diventato un movimento globale in oltre 4.000 città e 75 paesi, come Kazakistan, Sud Africa, Australia, Spagna. Per questo motivo Candy e i suoi colleghi hanno creato un kit per tutti coloro che vogliono realizzare un Before I die wall nella loro città o comunità.

Questo global art project è la dimostrazione di quanto possa essere coinvolgente lo spazio pubblico se viene data l’opportunità di condividere di più gli uni con gli altri. Ma soprattutto, è la dimostrazione di come il muro non sia più simbolo di separazione, protezione e sicurezza ma una forma d’arte, un tributo alla vita, una sorta di confessionale che permette di riflettere sulla precarietà della nostra esistenza, sui desideri e valori individuali, sulle speranze, sulle gioie e sui dolori collettivi. La maggior parte di noi conduce una vita frenetica, le distrazioni sono in continuo aumento e siamo spesso insoddisfatti di ciò che abbiamo e/o di ciò che facciamo. Cerchiamo sempre da qualche parte ciò che apparentemente ci manca, quado in realtà è nella quotidianità delle nostre esistenze che si trova l’unicità della vita. Ma per capire tutto ciò è importante adottare la giusta prospettiva e ricordare che, come afferma Candy, la vita è breve e fragile.

Ed è proprio questo senso di precarietà che può aiutarci a chiarire la nostra esistenza. La morte è qualcosa di cui non preferiamo parlare o a cui preferiamo non pensare. Tuttavia, come diceva Umberto Eco la morte è qualcosa che ci appartiene fin dalla nascita- e con cui l’uomo saggio viene a patti per tutta la vita. Forse dovremmo tutti imparare ad essere un po’ più saggi al fine di capire cosa è realmente importante per noi, non solo come individui ma anche come comunità. Insieme possiamo rendere migliori i luoghi in cui viviamo e sempre insieme ognuno di noi può condurre una vita migliore.

E tu, a questo proposito, che cosa vorresti fare prima di…

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