L’estinzione prevista.

Quali lavori faranno a meno dell’uomo a causa di innovazione, automazione e AI.

Mark Twain disse che “La Storia non si ripete ma fa rima”, a sottolineare come seppure i protagonisti, i luoghi e gli eventi di ciò di cui siamo quotidianamente parte cambino nel corso dei secoli, molte dinamiche e fenomeni si ripropongono con una modalità ‘già vista’.

Alla fine del XVIII secolo, in Gran Bretagna, il luddismo (da Ned Ludd, l’ipotetico iniziatore) divenne un movimento supportato da grande parte della classe operaia britannica, la quale, visti gli evidenti progressi tecnologici nell’industria manifatturiera di alcuni settori chiave (il più importante fu quello tessile) si considerò direttamente minacciata dal progresso delle tecnologie e delle pratiche produttive. Il telaio meccanico per esempio, simbolo della Prima Rivoluzione Industriale, nella pratica venne ritenuto “responsabile” di un aumento del tasso di disoccupazione nella classe operaia inglese, in quanto l’introduzione portò inevitabilmente ad un minore utilizzo di forza lavoro, rispetto ai decenni precedenti, nell’industria tessile.

Per una serie di dinamiche, il luddismo perse vigore nel giro di qualche decennio, per poi scomparire del tutto nella prima metà del XIX secolo. Oggi, nel 2018, siamo arrivati alla Quarta Rivoluzione Industriale (più comunemente nota come Industria 4.0). E anche oggi fenomeni come l’aumento di disoccupazione dovuto alle trasformazioni dei processi produttivi e alla “Disruption” (di cui ho fatto un esempio nel caso del mondo retail nell’articolo “Il bancone e il clic”) sono fenomeni tangibili, spessissimo incompresi e non trattati criticamente, e che puntualmente fanno crescere le tensioni sociali e inasprire il dibattito pubblico.

Sebbene la l’Innovazione “disruptive” sia giustamente concepita, e spesso temuta, come un processo caratterizzato dall’incalcolabile rapidità di realizzazione e applicazione, sarebbe catastrofista e acritico pensare che dall’oggi al domani il mondo del lavoro come lo conosciamo possa venire stravolto. Ma sarebbe altrettanto irrealistico pensare che il mutamento non avverrà mai, poiché “si fa già bene così” (basti pensare all’obsolescenza di determinati software di calcolo automatico, i quali potevano essere il top di gamma negli anni ’90, ma chiaramente scarsi sarebbero i risultati nell’applicarli per soddisfare necessità aziendali di data mining nel 2018).

Se allora tecnologie e processi produttivi/lavorativi divengono obsoleti, non tanto a causa dell’avanzamento del tempo, ma per la nascita di nuovi bisogni ed un continuo progresso scientifico, digitale e organizzativo, sorge una domanda interessante.

Può l’uomo diventare a sua volta obsoleto?

Grazie ai loro magistrali contributi, Alec Ross (autore de ‘Il nostro Futuro’ e responsabile per Innovazione, Comunicazione e Tech per Obama e Hillary Clinton), e Yuval Noah Harari (autore di ‘Homo Deus’, storico e professore alla Hebrew University of Jerusalem) hanno forse più di tutti contribuito a promuovere il dibattito sulla tematica del rapporto tra “disruption” e disagio sociale derivato dalla perdita del posto di lavoro.
Memorabile e agghiacciante allo stesso tempo è una frase che l’edizione originale di ‘Homo Deus’ riporta in copertina. Tradotto dall’inglese: “La guerra è obsoleta. E’ più probabile morire di suicidio che essere uccisi in battaglia.”.

Proviamo  dunque a stilare una lista di quelle che sarebbero le professioni che entro il 2050 potrebbero seriamente scomparire, divenendo appannaggio di un passato neanche lontano di secoli:

  1. Autisti (tassisti, conducenti di mezzi pubblici e camionisti) à La causa principale del terremoto occupazionale nel settore dei trasporti su strada è da ricondursi all’AI, o più comunemente “Intelligenza Artificiale”.
    La possibilità di integrare sistemi di autoguida, coordinabili con memorizzazione di mappe satellitari, geolocalizzazione e rilevatori di traffico non è un progetto di fantascienza, ma è quanto perseguito sia da Google col progetto WayMo (nuovo tentativo dopo l’abortito Google Driveless Car), che da Tesla, il leggendario brand delle vetture ad alimentazione elettrica del noto imprenditore Elon Musk.
    Tali caratteristiche riguardano perlopiù vetture quattro ruote da strada, ma l’implementazione di tali sistemi è stata perseguita anche da Mercedes in Germania per camion e tir (è il caso del FT 2025).
  2. Lavoratori agricoli (contadini, allevatori e seminatori) à Una delle più antiche attività lavorative dell’umanità è pronta quasi a non impiegare più quasi nessuna forma di forza lavoro grazie alla Robotica.
    Il vero cambiamento nelle professioni dell’agraria si potrà vedere grazie alla possibilità di impiego in attività quali la semina, la crescita e la raccolta di droni e macchinari agricoli autoguidati (per lo stesso principio sopra illustrato per gli autisti). Determinati tipi di bestiame invece, potranno potenzialmente essere seguiti e nutriti da robot programmati ad apposite mansioni.
  • Case editrici e Testate giornalistiche à Affermare che la fine di questi due universi professionali sia giunta è improprio. Tuttavia entrambi vengono spesso presi assieme in quanto condividenti una medesima componente essenziale del loro output produttivo: la carta stampata.
    Grazie ad una corretta ed accresciuta sensibilizzazione generale riguardo ai temi dello spreco di carta e della deforestazione, l’informazione su carta stampata ha subito un’importante flessione di vendite a livello mondiale già da inizio 2000.
    Tuttavia, il più essenziale trend correlato all’Innovazione è che la Digitalizzazione dell’informazione (è più facile e rapido trovare e consumare notizie online), un nuovo comportamento del consumatore (più frettoloso nella lettura e sempre connesso a dispositivi mobili) e l’emergere di business model disruptive nel mondo dell’editoria (si pensi all’impatto Kindle sul mondo delle librerie) risultano essere fenomeni che possono realisticamente portare alla trasformazione radicale di questi ambienti professionali, quando non alla scomparsa.
  • Cassieri à E’ semplicissimo vedere un esempio pratico di ciò anche in Italia. Recatevi in qualsiasi iper e supermercato di qualunque più nota compagnia della GDO.
    Noterete che è già qualche anno che la gestione di più ingenti flussi di clientela verso le aree di pagamento e uscita ha imposto l’implementazione di sistemi di automazione del pagamento, che solo in alcuni casi vengono accompagnati da un operatore umano che ne illustra il funzionamento (spessissimo per aiutare la clientela più anziana).
    Nel frattempo, a Seattle, Chicago e San Francisco, Amazon ha investito nella realizzazione del primo esperimento storico di GDO ‘cashier-free’, creando la catena di supermercati ‘Amazon Go’, dove solamente con l’utilizzo dell’omonima app qualsiasi cliente entrante può acquistare e pagare senza l’utilizzo del contante, e senza nessuna attesa alle casse.
    Se non siete in nessuna di queste città, entrateci così https://www.youtube.com/watch?v=NrmMk1Myrxc .
  • Operai manifatturieri à E’ la categoria professionale più vicina alla realtà sociale che ha dato via alla rivolta luddista di cui accennato a inizio articolo. Oggi, come ieri (anche se con sviluppi tech esponenzialmente superiori) la disruption data dall’Intelligenza Artificiale e dall’Automazione può portare alla progressiva riduzione di forza lavoro necessaria per le mansioni produttive più standardizzate e ripetitive.
    Un esempio spesso fatto nell’Industria 4.0 è l’industria manifatturiera dei veicoli, quando vengono messe a confronto immagini di enormi stabilimenti Volkswagen, Ford e Toyota della prima metà del XX secolo, con le corrispettive immagini degli odierni stabilimenti. Semplicemente impressionante notare come svariate centinaia di operai impiegati in forza lavoro siano stati letteralmente sostituiti nel giro di alcune decine d’anni da software specifici.
  • Operatori HoReCa (baristi, camerieri, receptionist, cuochi) à Il mondo dell’ospitalità non è esente dalle trasformazioni che l’Intelligenza Artificiale porterà al mondo del lavoro.
    E’ indubbio che le abilità di interazione col cliente, specialmente per baristi e personale di sala, siano spesso caratteristiche essenziali di come un qualunque ristorante si posizioni nella mente del consumatore, ma è anche vero che le skills richieste a queste figure sono talmente standardizzate e spesso ripetitive (si pensi alla raccolta di un’ordinazione al tavolo o alla ricetta di un cocktail) che oggigiorno un avanzato algoritmo può con molta facilità apprenderle, e la Robotica ancora una volta può sostituire la presenza fisica dell’operatore.
    Lo stesso discorso vale per i processi di preparazione, cucina e impiattamento richiesti ai cuochi di linea, ed al controllo di prenotazioni, check in e check out dei receptionist delle strutture alberghiere.
    Per un esempio pratico di ciò si può andare a Bangkok, dove il management del ristorante “Hajime” ha deciso sin dalla sua apertura di utilizzare robusti robot vestiti da samurai anziché personale di sala (date un’occhiata https://www.youtube.com/watch?v=lcGyOy38yQU ).
  • Personale militare à Dell’obsolescenza della guerra se ne è accennato anche nella precedente frase dello storico Harari. E questo purtroppo non perché si viva in un mondo più pacifico, ma semplicemente perché l’Innovazione ha abbracciato non soltanto il mondo del business, ma anche tutta l’industria bellica, e in una mera ottica di costi-benefici molti massimi vertici militari del mondo (in primis gli USA) hanno colto il potenziale degli investimenti in tecnologie di guerra quali droni da battaglia e missili auto pilotati ad alta precisione.
    Quelle che appaiono oggi come scelte date dall’efficienza in termini di risultato militare e in risparmio di preziose vite umane, erano tecnologie più di 30 anni fa ipotizzate, ma scarsamente sviluppate. Oggi sono realtà che permettono l’impiego sempre minore di uomini e donne nell’apparato bellico.
  • Commercialisti e Notai à La professione notarile è differente da quella del commercialista, ma su una fondamentale componente di ambo le mansioni sono identiche, raccogliere dati da riorganizzare, e rinviare al cliente pagante sottoforma di un atto con valore legale (ad esempio dichiarazioni de redditi o passaggi di proprietà).
    Lo sviluppo di algoritmi incentrati sulla semplificazione o l’eliminazione di pratiche amministrative o di burocrazia non è un’idea irrealistica, e certamente a beneficiarne sarebbe un target di consumatori enorme, che non si vedrebbe più costretto a interagire con pratiche spesso capziose, ma obbligatorie a livello legale.
    Se il valore legale di certe pratiche venisse garantito anche da software che soddisferebbero la medesima richiesta, ma in un quarto del tempo, difficilmente i professionisti del settore potrebbero rimanere sul mercato utilizzando sistemi vecchi di decenni.
  • Agenti di borsa à Il mondo della finanza è stato investito non meno violentemente dalla disruption che quello dell’industria manifatturiera, tant’è vero che si parla di “FinTech” (tecno-finanza).
    Già nel 2017, Bloomberg comunicò in un suo articolo che nel mercato americano sono solo poche le transazioni in borsa effettuate da cervelli umani di operatori di borsa autorizzati, l’enorme percentuale restante sono bot alla base dei più diversi servizi online di trading. Veloci, automatizzati e capaci di offrire pacchetti di offerte personalizzati in base alla progressiva profilazione dell’investitore utente.
  • Interpreti e Traduttori à Come fa ad essere potenzialmente a rischio una professione che, data la globalizzazione, vedrà il suo mercato in costante crescita?
    Perché l’impiego di algoritmi per la traduzione è già realtà applicata.
    A onor del vero tuttavia, ci sono due scuole di pensiero sul futuro di questo complesso mercato del lavoro, che richiede tutt’oggi un grado di preparazione e specializzazione raggiungibili solo dopo anni di preparazione in scuole apposite (si pensi alla SSLMIT di Forlì, per l’Università di Bologna).
    Alcuni sostengono che seppur vero che software già esistenti per la traduzione automatica possano sostituire per costi e convenienza il capitale umano, la digitalizzazione della traduzione sia tuttora troppo arretrata per fornire un output di qualità per traduzioni di elevata complessità culturale e semantica.
    Altri invece, come Alec Ross stesso sottolinea nel prima citato ‘Il nostro Futuro’, sono convinti che ancora una volta il potenziamento di tali software e algoritmi sia solo questione di tempo e di investimenti da parte di gruppi interessati a monetizzare i servizi di traduzione automatica specializzata. Uno di questi gruppi è chiaramente Google, il cui CEO Sundar Pichai ha dichiarato come ogni giorno Google Translate effettui 143 miliardi di traduzioni, e per quanto spesso limitate a brevi frasi di poche parole, difficilmente si possono negare i costanti progressi di funzionamento che la piattaforma ha avuto negli ultimi 15 anni.
    Il discorso non lascia “incolumi” gli interpreti, date un’occhiata a un prodotto breakthrough come Mesay https://www.youtube.com/watch?v=HRe15nvJJ2A .

Considerazioni per ognuno di noi.

Per quanto relativamente scarsa sia l’attenzione sul dibattito (perlomeno in Italia), il timore che l’Innovazione data da un progressivo impiego di AI, automazione, robotica e applicazione di specifici algoritmi arrivi a tali al posto dell’uomo per lavori e mansioni è comunque esistente.
Altrettanto lo sono i problemi sociali che ne conseguono. Si notino alcune delle professioni precedenti, non serve andare nei laboratori della Silicon Valley per notare che determinate realtà stanno già prendendo piede.

Quale reazione si può avere?
Quali considerazioni applicare alla vita di tutti i giorni?
Possono il mondo politico degli Stati, o quello imprenditoriale di differenti aree del mondo, produrre risposte a questi fenomeni?
Tutti questi sono interrogativi importanti a cui avere risposta, ma ancora una volta la risposta non può essere univoca.

Si noti però un fatto. Ognuna delle professioni della lista, nonostante le differenze tra settori, condivide un aspetto con le altre: la ripetitività dei processi.
Innovazione significa anzitutto portare nuove soluzioni tramite nuovi metodi e strumenti a problemi sin ad ora risolti in determinate maniere. Se Intelligenza Artificiale e algoritmi implementati in robot capaci di apprendere (soggetti principali del mondo del ‘Machine Learning’) possono oggigiorno facilmente sostituire l’uomo in alcune mansioni così ripetitive, ancora oggi difficilmente possono essere responsabili per soluzioni che includano un altissimo livello di creatività e flessibilità mentale, skill tipiche di quelle professioni che richiedono precise la capacità di imbastire strategie e pensare seriamente fuori dagli schemi.

Risposte di aperta ostilità a determinate forme di cambiamento nello stile del Luddismo sono seriamente destinate al fallimento o ad un peggioramento di un possibile maggior benessere sociale.
Il progresso che non viene raggiunto o applicato da qualcuno oggi, verrà raggiunto e applicato da qualcun altro domani.
Ma è anche vero che l’uomo, non solo l’imprenditore, ma anche un collaboratore dipendente di qualsiasi progetto aziendale, può rendersi insostituibile portando un cambiamento creativo nelle pratiche di lavoro, nell’ambiente, nel marketing e nella strategia della sua azienda, se propriamente ascoltato e valorizzato.

E’ per questo che il valore delle idee e della creatività non è sostituibile da nessun algoritmo.

Non ancora.

Fonti

https://www.businessinsider.com/sundar-pichai-google-translate-143-billion-words-daily-2018-7?IR=T

Y. N. Harari, “Homo Deus”, Giunti Editore, 2015

Ibidem, “21 Lezioni per il 21esimo Secolo”, Giunti Editore, 2018

A. Ross, “Il nostro Futuro”, Feltrinelli, 2016

https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-06-15/it-s-a-quant-s-stock-market-as-computer-programs-keep-on-buying

https://edition.cnn.com/2018/10/03/tech/amazon-go/index.html

2 pensieri su “L’estinzione prevista.

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