Sport, tra comunicazione e nuove tecnologie: un punto di non ritorno

Le nuove tecnologie sono le principali artefici dell’evoluzione dello sport italiano: non fa eccezione il calcio, che sta per scrivere una nuova pagina della sua storia

Il web 2.0 ha completamente rivoluzionato la nostra società. Se nei primi anni di vita Internet aveva mero scopo informativo, oggi è diventato uno strumento e spazio relazionale, affermandosi così come il principale veicolo comunicativo dell’era postmoderna. Le nuove tecnologie sono entrate a forza nelle nostre case e nelle nostre vite, stravolgendo radicalmente la nostra quotidianità. Non fa eccezione lo sport, totalmente rinnovato nell’ultimo decennio. I social network hanno letteralmente aperto nuovi scenari circa la comunicazione sportiva, che è diventata di dominio pubblico. Non esiste più la verità oggettiva, il web 2.0 ha eliminato la differenza tra amatore e professionista, concedendo a chiunque la possibilità di esprimere giudizi ed opinioni: dalla politica all’economia, dalla cultura allo sport per l’appunto. Soprattutto, lo sport.

L’avvento di Facebook: dall’istantaneità alla diffusione della notizia

Oggi, oltre 2 miliardi di persone possiede un profilo Facebook. Il social network ideato da Zuckenberg permette di postare e condividere notizie e informazioni di ogni tipo ad una quantità illimitata di persone, i cosiddetti “amici mediali”. Ciò è elevato alla massima potenza nel mondo dello sport, dove non esiste partita o intervista che non diventi pubblica. Facebook è un ottimo strumento per far conoscere agli altri i nostri giudizi e le nostre opinioni circa un determinato episodio – in questo caso – sportivo: dall’esito di un match alle previsioni sul futuro della stagione, dalla decisione arbitrale di turno alla critica nei confronti di un giocatore o allenatore. La velocità con cui queste notizie si propaga è disarmante. E’ addirittura possibile – tramite pagine ufficiali – seguire gli eventi in diretta, tifando per la propria squadra del cuore davanti allo schermo del proprio computer.

La risonanza mediatica che offre Facebook non ha al momento eguali. Il fenomeno dell’amatorializzazione di massa è esaltato dalla comunicazione sportiva in sé, la quale – su questa piattaforma – garantisce visibilità pressoché a chiunque. Lo sport condiziona la quotidianità di milioni di persone e, nell’epoca del digitale e della convergenza tecnologica, non esiste gesto più semplice che esprimere la propria opinione sul cosiddetto “social blu” al termine di una partita appena conclusa. D’altronde in Italia, si sa, sono tutti esperti, opinionisti e – in questo caso – allenatori. Cosa ce lo permette? I social network naturalmente, Facebook in particolare.

L’Italia, un paese calciofilo

Senza mezzi termini, quando in Italia dici “sport” è impossibile non pensare di primo impatto al calcio. Il Bel Paese è storicamente un paese calciofilo: i social network non hanno fatto altro che cavalcare l’onda. Oltre alla quotidianità del cittadino italiano, dunque, il web 2.0 ha invaso anche il nostro sport, e quindi il nostro calcio. Lo sviluppo tecnologico che quest’attività ha avuto negli ultimi anni è a dir poco incredibile: sebbene sia giusto ammettere come il calcio sia arrivato in ritardo rispetto a tanti altri sport circa l’introduzione di strumenti avanzati, sono tante le recenti novità ed i miglioramenti. Ovviamente sono ancora molteplici anche le lacune, ma una cosa è certa: siamo giunti ad un punto da cui, ormai, non si può più tornare indietro.

 

var 2

[credits: investireoggi.it]

 

Approfondendo il caso del calcio italiano, la principale innovazione tecnologica degli ultimi anni è senza dubbio il cosiddetto “Var” (Video Assistant Referee), introdotto nella stagione 2017/18 di Serie A – il massimo campionato calcistico della penisola. Senza scendere troppo nei dettagli, il Var è uno strumento di assistenza video che permette all’arbitro di consultare a ripetizione filmati circa il fatto in questione: quando il direttore di gara ha un dubbio su un determinato episodio di gioco, può avvalersi di questo supporto tecnologico – coadiuvato da un collega situato in un’apposita cabina di regia – nella speranza di non sbagliare il suo giudizio. Banalmente, per i meno appassionati, il Var equivale alla classica “moviola” in campo.

Inutile dire come questo strumento abbia destato grande scalpore nel mondo del calcio, non solo in Italia: tante le critiche inerenti alle tempistiche e alla sua esatta funzione. Tutt’ora, giornalisti e “uomini di campo” faticano a comprenderne l’utilizzo, scagliandosi settimanalmente senza vergogna contro arbitri e istituzioni. Ma tutto questo è normale. Il cambiamento è grande, epocale. E spaventa. Spaventa tanto. Ed è giusto così. Ma il passo avanti è innegabile: sebbene ci sia ancora tanto da lavorare, i dati dicono che la tecnologia abbia portato grandi miglioramenti sotto ogni punto di vista. Lo sport, e adesso anche il nostro calcio, non può più farne a meno. La strada è ormai segnata. Spetta a noi – tifosi, esperti ed amanti dello sport – scegliere quando accettarlo.

 

[credits: panorama.it]

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