Che cos’è il VAR?

Il campionato di calcio di Serie A si è appena concluso e il campo ha sancito i sui verdetti. Una stagione di record infranti, di addii dolorosi, di sorprendenti successi e di inaspettate sconfitte. Un campionato dalle emozioni forti, anche grazie all’esito incerto che ci ha regalato nello sprint decisivo, con squadre che si sono date battaglia fino alla fine per non retrocedere, per guadagnarsi un posto in Europa e per vincere lo scudetto. Il mercato estivo è già nel vivo delle sue trattative e lo sguardo è proiettato verso la prossima stagione. Occorre però fermare un attimo il tempo e riavvolgere il nastro. Perché al di là delle partite e delle polemiche, quello che tutti ricorderanno della stagione appena trascorsa, oltre agli adii di mostri sacri come Buffon e Iniesta e alla mancata qualificazione degli azzurri al mondiale, è l’introduzione del VAR in Italia e nei campionati esteri. L’utilizzo di questa nuova tecnologia ha sancito una pagina storica per il mondo del calcio, una vera e propria rivoluzione.

Nel marzo 2016 l’IFAB (International Football Association Board), l’organo internazionale che ha il potere di decidere qualsivoglia modifica alle regole del gioco del calcio, ha approvato l’uso del VAR (Video Assistant Referee) per le competizioni sportive calcistiche. Si tratta di un sistema di supporto all’arbitro di calcio tramite il quale due assistenti, denominati VAR, supervisionano l’andamento della partita attraverso l’uso di monitor. Quando si verifica un episodio dubbio, gli assistenti riguardano le immagini e comunicano il loro parere via radio al direttore di gara. L’arbitro può quindi decidere se fidarsi del loro giudizio o visionare personalmente l’episodio incriminato attraverso una postazione video che si trova a bordo campo. Dopo aver osservato il replay, il direttore di gara deciderà se confermare o ribaltare la decisione presa in precedenza.

Il ricorso al VAR può avvenire su richiesta diretta dell’arbitro che è indeciso su una chiamata o su segnalazione degli assistenti se è stata presa una decisione chiaramente sbagliata o un episodio importante è sfuggito agli occhi del direttore. Il VAR non può essere invocato in alcun modo da giocatori, staff tecnico e dirigenziale, pena sanzione disciplinare. Inoltre, tale tecnologia può essere utilizzata solo per 4 tipi di episodi: per determinare la regolarità di un gol, per decidere se assegnare o meno un rigore, per stabilire l’espulsione diretta di un giocatore e in caso sia avvenuto uno scambio di identità di giocatori sui cartellini.

Il primo paese a sperimentare questo nuovo sistema tecnologico in un campionato professionistico è stato l’Australia nell’aprile 2017, seguito dagli Stati Uniti e successivamente dai maggiori campionati europei per la stagione 2017/2018, ad esclusione dell’Inghilterra. La fiducia riposta in tale tecnologia e il desiderio di innovare le regole del calcio, hanno portato il presidente della FIFA Gianni Infantino a ufficializzare l’uso del VAR per il campionato del mondo del 2018, che si svolgerà in 11 diverse città della Russia, a partire da giovedì 14 giugno fino a domenica 15 luglio.

In molti altri sport la moviola in campo è una prassi consolidata da tempo, basti pensare al football americano, al rugby, all’hockey sul ghiaccio, al basket. Il calcio, invece, ha impiegato molti anni per aprire la strada al cambiamento. Ancora oggi, anche dopo l’introduzione del VAR, vi sono alcuni scettici tra addetti ai lavori, dirigenti, allenatori e giocatori. Ma è tra gli organi UEFA che si riscontrano gli ostacoli maggiori verso un’approvazione e un’apertura totale a questa tecnologia, considerata non ancora sufficientemente collaudata e quindi non perfetta. Il presidente della FIFA Infantino, però, spinge per l’utilizzo del VAR anche per la Champions League. In una lettera scritta all’interno del magazine della Fifa Infantino dichiara:

sostenere risultati più equi è una questione di rispetto verso il lavoro dei professionisti del mondo del calcio e la passione di milioni di fan, cioè verso il cuore del gioco. […] mi preoccupo troppo del gioco per accettare che resti soggetto a errori decisivi che possono essere evitati.

La domanda sorge allora spontanea. L’introduzione del VAR ha avuto riscontri positivi? Ha davvero aiutato gli arbitri a commettere meno errori? La risposta è affermativa. Secondo i dati arbitrali aggiornati alla 33° giornata di Serie A, sono calate le ammonizioni, le espulsioni, le simulazioni e le proteste. È cresciuto il numero di rigori concessi ed sono diminuiti gli errori, passando dal 6,05% di errore senza VAR allo 0,98% col VAR.

Cosa ne pensano le società sportive e i tifosi? Il calcio è uno sport fatto di passione, suspance, battiti cardiaci accelerati, gioia, dolore. E un fattore che rende il calcio così speciale è il momento in cui la palla gonfia la rete. Un istante nel quale l’esplosione di gioia è massima e il coinvolgimento dei tifosi raggiunge l’apice. Con l’introduzione del VAR il piacere dell’esultanza può essere strozzata, e ciò è sufficiente per far nascere in alcuni sportivi e fans un sentimento di rifiuto verso l’uso di tale tecnologia.  Prima era sufficiente osservare il guardalinee e si capiva subito se il gol era regolare o meno. Adesso tutto è cambiato e anche se un giocatore segna una rete c’è sempre il timore che possa venire annullata dopo poco tramite VAR.

Non ci sono però solo gli scontenti. In molti hanno accolto con entusiasmo la novità. Meno errori, più giustizia e più equità era ciò che tanti invocavano da anni. Decisamente favorevole al cambiamento la A.S. Roma che con un video molto divertente ha rimarcato la sua posizione in merito all’utilizzo del VAR in Champions League.

L’introduzione del VAR porta con sé numerosi pro ma anche alcuni contro. Non si può certo dire che sia un sistema perfetto. Di sbagli, sviste clamorose e di errate applicazioni del nuovo protocollo se ne sono riscontrati molti durante il campionato. Ed è anche il motivo per cui le stesse polemiche tra squadre e tifosi che il VAR avrebbe dovuto eliminare, si sono presentate come sempre vivaci e costanti per tutto l’arco della stagione.

Credits: sport.sky.it

Tutto ciò non deve però sorprendere. In primo luogo, perché sarebbe impossibile eliminare un fattore che per sua natura conduce all’errore: la soggettività nelle decisioni dell’arbitro e degli assistenti. In secondo luogo, bisogna tenere presente che siamo ancora in una fase di sperimentazione e le regole relative al funzionamento del VAR possono venire modificate e migliorate costantemente.

Ciò che è importante sottolineare e capire è che i processi innovativi di questo tipo impiegano tempo per stabilizzarsi e consolidarsi, soprattutto quando si cerca di trasformare una cultura calcistica. Le idee per il futuro sono tante e il percorso di cambiamento è appena iniziato. Un fatto è però innegabile: il VAR sta aiutando gli arbitri a commettere meno errori durante le partite. Non è quello che la maggior parte dei tifosi sogna da tempo?

Maicol Calzolari

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