SEO in negativo: esiste davvero?

Conoscere e difendersi dalla negative SEO

Recentemente, mentre partecipavo ad un incontro tenuto da un esperto del settore SEO, sono venuta a conoscenza dell’esistenza della SEO in negativo.
Pur conoscendo la SEO, avendola studiata per qualche esame universitario, non sapevo che fosse possibile anche svolgere attività di SEO in negativo.
Incuriosita, ho deciso di documentarmi, e di scoprire di più su questa tendenza.
Prima, però, sento di dover fare una premessa, che a qualcuno potrà sembrare ripetitiva, ma per qualche lettore potrà essere una novità.

Cosa si intende con SEO?
Con SEO, acronimo di Search Engine Optimization, si indicano tutte quelle tecniche che rendono il sito web facilmente rintracciabile all’interno dei vari motori di ricerca. In parole povere, se il vostro sito risulta nelle prime posizioni all’interno dei motori di ricerca, è perché avete fatto una buona SEO.

La SEO in negativo, invece, come si può dedurre dal nome, comprende una serie di strategie che invece di avere come obiettivo il posizionamento strategico del proprio sito, puntano a penalizzare i siti dei concorrenti. Per fortuna, almeno al momento, non sono molte le aziende che puntano sulla SEO negativa. Basti pensare al fatto che, per favorire questa pratica sleale, si toglie tempo alla cura del proprio sito web.
Ma quali sono le tecniche più frequenti di SEO in negativo?

Le tecniche utilizzate per la negative SEO sono davvero molte, alcune di queste sono di difficile comprensione, altre piuttosto semplici e, purtroppo, efficaci.
Una prima strategia utilizzata è quella della “negative semantic seo”.
Con la “negative semantic SEO” il marchio viene colpito da (false) recensioni negative che vengono inserite sui siti e sui social network e che coinvolgono molti utenti.
Una seconda strategia è quella del “negative spinning”, che prevede l’utilizzo di contenuti copiati dai siti che si cerca di danneggiare. Questa tecnica penalizza il sito web “vittima” della negative SEO in quanto il motore di ricerca lo vede come il colpevole del contenuto rubato, penalizzandone l’indicizzazione.
Una terza delle numerose strategie, prevede l’inserimento del nome del dominio da voler danneggiare in una menzione di un qualsiasi sito spam, confondendolo agli altri siti spam, facendo così in modo che il motore di ricerca penalizzi il sito colpito dalla SEO in negativo.

È possibile difendersi dalla SEO in negativo?
Al momento è ancora abbastanza difficile dare una risposta univoca a questa domanda.
Google, avendo riconosciuto la gravità del problema, ha creato e messo a disposizione all’utenza un tool gratuito (ossia un software di piccole dimensioni creato appositamente a questo scopo) che vuole evitare la lettura dei backlink negativi.
Nonostante, però, la creazione di questo software, non sempre tutti i backlink vengono rintracciati.
Le tecniche scorrette (e illegali) della negative SEO, spesso riescono a confondere ed aggirare i server di Google.

Al momento, quindi, non vi è un unico strumento in grado di proteggere il proprio sito dalle pratiche di negative SEO.
Insomma, una cosa è chiara: è meglio concentrarsi sulla buona e vecchia SEO, nella speranza che la pratica illegale di questa non diventi una tendenza via via sempre più frequente.

Chiara Ciccosillo

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