A caccia di Bot su Instagram: cosa sono e i rischi per i brand

Ormai si parla spesso di come Instagram abbia segnato una vera e propria rivoluzione nel marketing digitale. Instagram è diventato il mezzo di interesse per eccellenza per la promozione turistica, per il cibo, per la moda, attirando tantissimi giovani migrati da Facebook e attraendo tante aziende che hanno deciso di affacciarsi al cosiddetto influencer marketing.

Quella che nei fatti è diventata la piattaforma ideale per la promozione di sé stessi e dei brand, si sta fondando, soprattutto in questo periodo, su una pratica poco nobile e mal gestita dai suoi utilizzatori, che di per se, sono vittime inconsapevoli dei tanto agognati 15 minuti di notorietà come diceva Warhol: i bot.

Cosa sono i bot?

I bot sono dei programmi automatizzati che permettono a chi si iscrive, di generare interazione a nome di un determinato profilo di Instagram, mettendo like, seguendo altri profili ed inviando commenti automatici a nome del profilo, sebbene non ci sia dietro una interazione reale e umana, ma meccanica, un robot in pratica.

Ovviamente avere un bot non è economico subito, varia dai 10 ai 30 euro mensili di “abbonamento” a seconda delle funzionalità che l’utente vuole, e permettono di poter settare diversi parametri come numero di followers da seguire giornalmente, numero di like orari, che tipo di profili seguire in base ad hashtag e geolocalizzazione.

È un’automazione, fatta per chi vuole far crescere il proprio profilo alla svelta ma non ha tempo a sufficienza da dedicarci.

A caccia di Bot su Instagram: cosa sono e i rischi per i brand

Dasboard d’esempio di un bot

Dove risiede la poca nobiltà?

Oltre nel generare interazioni fasulle, eliminando il senso di un social network che è nato per socializzare e fare rete, questi bot dopo un numero prestabilito di giorni, smettono di seguire tutti i profili che hanno precedentemente seguito, praticando quello che nei social si chiama mass follow/unfollow. Quindi, oltre a generare un falso scambio di convenevoli, si “tradisce” la fiducia dei followers acquisiti non seguendoli più, ovviamente la maggior parte non se ne accorge, e continua a seguire il profilo.

Si generano delle disparità tra seguiti e seguaci che varia dai 800/900 persone seguite e 10/15 mila (e più) seguaci, il tutto per una regola implicita di visibilità che impone di essere popolari solo se sei seguito da tante persone ma ne segui molte poche, come i VIP in pratica: ecco che abbiamo i 15 minuti di visibilità, o meglio, i 15K di popolarità.

Perché avviare questa pratica?

In una parola, popolarità appunto, o meglio, la percezione di essa.

Prima di tutto, serve puntualizzare: molti professionisti usano i bot settati in maniera eccellente. Questo significa che il programma non lavora facendo mass follow/unfollow ma segue in automatico pochi profili che, se lo seguono a sua volta, il bot continua a seguirli e non li rimuove. Mettono pochi like, non commentano in automatico ma sono le persone reali dietro al profilo che decidono di commentare o rispondere ai commenti. Usano, in sostanza, il bot come supporto al loro lavoro, in modo da restare sempre attivi e presenti, può essere sempre visto in modo negativo, ma nei fatti, sono tutte persone con cui ci si può realmente relazionare e collaborare; non lasciano tutto in balia di un automatismo.

La maggioranza degli utenti però, una volta scoperto il bot, decidono di scoperchiare il vaso di pandora, seguendo dai 100 ai 300 profili al giorno, mettendo un marasma di like al minuto e generando falsi commenti che recitano generalmente “Bella foto” contornata da emoticon come faccine a cuore, razzi, stelle, fiori e coriandoli, oppure “Nice pic” “A-M-A-Z-I-N-G” “Such a lovely profile”. Se poi si va a controllare questi profili, si scoprirà che tutte queste frasi in inglese sono scritte da un tal Paolo, che ha 30 anni ed è di Palermo, e ci si chiede: perché mai ha commentato in inglese? Perché ha impostato il bot in modo da interagire con chiunque nel mondo ed usa commenti in inglese per essere compreso da tutti.

Oltre a lavorare senza consapevolezza, molti utenti sfruttano il bot per superare i tanto agognati 10K followers, questo perché, secondo un’altra regola implicita, è il numero minimo per poter sembrare popolare agli occhi di altri utenti e soprattutto sembrare appetibile ai brand, per poterli così contattare e ricevere merce gratuita. Si, proprio per quello.

A caccia di Bot su Instagram: cosa sono e i rischi per i brand

In numerosi gruppi su Facebook dedicati ad Instagram, l’argomento principale è quale bot usare per raggiungere un ingente numero di followers in pochissimo tempo per ottenere l’orologio di un determinato marchio, o vestiti da un altro brand o cosmetici da un altro ancora.

Ecco perché parliamo di vittime inconsapevoli. Gli utilizzatori dei bot sono vittime di quello che potremmo definire fenomeno influencer: questi utenti vogliono eguagliare i professionisti che fanno svariate collaborazioni con i brand, cercando di fare di tutto per poter ricevere merce gratuita da mostrare sui social al pari degli influencer appunto.
Quello che non considerano è che se invece di spendere 10/20€ mensili per il bot li risparmiassero, poi l’orologio o il vestito lo possono acquistare con i loro soldi anziché averlo “gratis”, un gratuito relativo dato che comunque hanno speso e continuano a spendere denaro per mantenere il bot.

Questa è la parte davvero insensata di Instagram e dei bot: come sempre, il problema non è tanto nel software o nella piattaforma ma nell’uso che se ne fa.
La smania compulsiva di apparire sta snaturando completamente l’utilizzo del social e a rimetterci per prime, sono le aziende stesse che favoriscono questo sistema anziché scoraggiarlo.

In ottica di marketing, se un’azienda si affida ad una persona che dimostra di avere un gran numero di followers su Instagram, proponendo una collaborazione, potrà solo rimetterci se questo numero di seguaci è dettato da interazioni fasulle che non generano tanti like e commenti reali. Così ha solo investito su una persona che non gli ha portato nessun cliente nuovo né conversioni, il risultato? Un buco nell’acqua.

Fortunatamente si sta piano piano prendendo consapevolezza di questo, ma serve essere maggiormente lungimiranti. Bisogna essere in grado di gestire meglio i propri investimenti e valutare bene con chi collaborare e chi no, e alla base di tutto, servirebbe sempre e solo un pizzico di buon senso in più.

Sara Govoni

2 pensieri su “A caccia di Bot su Instagram: cosa sono e i rischi per i brand

  1. Sono d’accordo con te Sara e spero tanto che le aziende inizino a collaborare solo con chi quei numeri se li é sudati (senza tirare fuori il portafoglio)!👍🏻😊

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