La pubblicità elettorale su Facebook dopo Cambridge Analytica

Il modo di fare pubblicità politica su Facebook subirà dei cambiamenti dopo il caso Cambridge Analytica. Mark Zuckerberg ha annunciato che una delle sue priorità assolute del 2018 sarà quella di impedire interferenze straniere nella comunicazione dei partiti, come quella russa nelle elezioni americane 2016.

Facebook ha infatti ammesso di aver venduto spazi pubblicitari ad account falsi provenienti dalla Russia, per un totale di 100 mila dollari, durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali che ha visto Trump come vincitore.

È chiaro ormai come uno dei problemi maggiori nella comunicazione politica sui social media sia capire chi sta pagando e quanto per diffondere un messaggio politico. Informazioni utili se si vuole rendicontare quanto è stato speso dai partiti alla fine dei giochi e se ci sono state irregolarità.

L’aggiunta di alcune funzionalità al sito sembra andare nella direzione di garantire, dunque, un maggior livello di trasparenza e accountability:

  • Nell’ottobre 2017 era già stata annunciata la volontà di rendere obbligatoria l’autorizzazione preventiva degli account che investivano in spazi pubblicitari con fini elettorali su Facebook, ma l’obbligo è stato ora esteso a tutti quelli che intendono pubblicizzare messaggi e opinioni su temi politici molto dibattuti sul territorio nazionale (“issue ads” si legge sul blog ufficiale); per ottenere l’autorizzazione sarà necessario confermare identità e posizione geografica dell’account; inoltre, tutte le pubblicità politiche saranno accompagnate dall’etichetta “Political Ad”, sull’angolo in alto a sinistra del post, assieme all’indicazione su chi ha pagato per l’inserzione. Tali modifiche saranno implementate inizialmente
    negli Stati Uniti a partire dal mese di maggio.

    Gli sviluppatori, consapevoli di non poter esercitare una copertura totale delle inserzioni, hanno pensato di rendere possibile la segnalazione da parte degli utenti, che potranno clickare su “Report Ad” all’interno del menu dei tre puntini in alto a destra di ogni post. Un po’ come aveva già iniziato a fare OpenPolis in Italia, in collaborazione con ProPublica, grazie a un apposito plug-in da scaricare per monitorare le sponsorizzazioni dei partiti italiani su Facebook.

  • A giugno è previsto il lancio di una nuova funzionalità che permette di avere un resoconto di tutte le inserzioni create da una pagina, anche di quelle a cui non si è messo Mi Piace; inoltre, verrà implementato anche un motore di ricerca interno con cui si potrà avere accesso a tutte le inserzioni con l’etichetta “Political Ad”, con testo e immagine correlati, informazioni demografiche sull’audience e capitale speso.
  • Gli amministratori di pagine con un alto numero di seguaci dovranno obbligatoriamente passare per una verifica dell’account, in modo da evitare la creazione di pagine tramite account fake. L’obbligo sarà retroattivo a partire dal lancio.

Questa è stata la risposta ufficiale di Facebook dopo Cambridge Analytica. Ma, secondo OpenPolis, è necessaria una risposta forte anche dal prossimo governo italiano. C’è un gap normativo evidente in materia di propaganda elettorale su internet. L’invito di OpenPolis è quello di far applicare quanto meno le leggi attualmente in vigore per i mezzi stampa tradizionali, come per quanto riguarda il silenzio elettorale e l’obbligo di dichiarare le spese degli investimenti pubblicitari sui social media al pari delle altre spese affrontate durante la campagna.

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