Il giornalismo spiegato da un professionista del mestiere: intervista a Paolo Tomassone

Mercoledì 18 aprile gli studenti del Laboratorio Redazione Web della Laurea Magistrale Comunicazione Pubblica e d’Impresa  hanno avuto l’occasione di conoscere il giornalista Paolo Tomassone, corrispondente dell’agenzia di stampa Askanews e presidente del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari di Modena. L’abbiamo intervistato per voi.

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Nella foto: Paolo Tomassone; Credits: Sara Govoni

Come inizia  il suo percorso da giornalista e di cosa si occupa oggi?

Dopo sei anni di logistica in Ferrari e Ducati, sono approdato a La Gazzetta di Modena del gruppo editoriale GEDI – la Repubblica, L’Espresso, La Stampa -. A La Gazzetta di Modena ho fatto la mia prima vera esperienza giornalistica, in cui mi è stato chiesto di scrivere un po’ di tutto; il mio primo articolo fu a proposito dell’inaugurazione di una mostra sul biliardino.

Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, sono stato chiamato a Il Sole 24 Ore per scrivere per il loro dorso settimanale – inserto mono o bisettimanale -. Mi sono ritrovato a lavorare per una redazione altamente rigorosa e precisa, in cui ogni notizia veniva controllata da altre due o tre persone prima di essere pubblicata.

Infine sono passato alle agenzie stampa, prima all’Agenzia Dire per cui mi occupavo della cronaca modenese, poi all’Apcom, oggi Askanews, dove  sono corrispondente per l’Emilia-Romagna.

In breve, cos’è un’agenzia stampa?

Da un’agenzia stampa passano le fonti primarie. Ciò che leggete sui quotidiani e sulle riviste sono approfondimenti di notizie lanciate innanzitutto dalle agenzie, per cui senza queste ultime non esisterebbero più lunghi articoli cartacei, persino alcuni siti web. Nel nostro Paese, tra le più conosciute, ci sono Ansa, Agi, Apcom, Dire, Adnkronos, Radiocor e Il Velino.

Un’agenzia stampa realizza tre tipologie di prodotto: il notiziario quotidiano con lanci – o anche detti take – di poche e sintetiche righe; gli speciali e le informazioni di servizio, spesso anche con appuntamenti della giornata; infine, ma oggi sempre più importanti, foto e video.

Per leggere un’agenzia stampa bisogna abbonarsi ed è dunque un servizio principalmente riservato agli addetti ai lavori, quindi alle grandi testate giornalistiche che dai take prendono le notizie per farne articoli. Molte agenzie stampa hanno però istituito delle newsletter, anche se, per il grande pubblico, il portale Internet rimane il mezzo più fruibile .

Oltre ad essere corrispondente per Askanews, lei fa tantissime altre cose…

Nel 2010 ho fondato insieme ai giornalisti Davide Lombardi e Stefano Aurighi le Officine Tolau.  Insieme, partendo praticamente dal nulla e senza veri finanziamenti alle spalle,  abbiamo realizzato dei docu-film.  Grazie a questa esperienza ho capito sempre di più l’efficace del video come strumento di documentazione e comunicazione anche di temi complessi.

Dal 2014 sono anche presidente del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari di Modena. Da lì ho preso la benzina per cominciare: ora ripago il debito passandoci tutto il tempo che posso.

Dal 2016 sono giornalista per il TVLP Institute della Silicon Valley in California. Si tratta del Growth Team Europe, un progetto per la diffusione in Europa e in Italia del modello di entrepreneurship tipico della Silicon Valley, per cui mi occupo di comunicazione e organizzazione degli eventi.

Parlando di attualità riferita alla sua professione, la crisi del giornalismo su carta stampata è un fenomeno dato ormai per assodato. Vede qualche possibilità per questo settore in futuro?

La carta stampata non è morta, anzi: le ultime ricerche hanno registrato un’inversione positiva nei confronti del giornalismo cartaceo. Certo, le vendite sono in declino e il divario tra quotidiani e siti web rimane alto, ma vale la pena tenere conto di un fenomeno non irrilevante: i giovani hanno ricominciato a comprare i giornali e, se le fasce d’età più basse diventano risorse del giornalismo a stampa, lascia ben sperare per il futuro di queste redazioni.

L’ideale sarebbe ripensare direttamente al prodotto: ci vorrebbero giornali con grafiche e formati più accattivanti; oppure degli abbonamenti speciali e con meno limiti. L’idea di base è che comunque la carta rimanga il veicolo principale per l’approfondimento e che per questo si distingua da Internet.

Cosa auspica per il futuro del giornalismo italiano?

Il giornalismo italiano è cambiato: le nostre forze sono sempre meno e sempre più impossibilitate ad interagire con i politici, mentre aumenta il numero di portavoce per parlamentare o senatore che sia, con il risultato di rafforzare il potere politico. I social network ne sono una prova: i messaggi di politica su queste piattaforme sono privi di critica, ma è impensabile che un giornale prenda e riporti i tweet di un qualsivoglia parlamentare, sarebbe contro la logica stessa del giornalismo. Per questo è importante che il giornalista faccia sempre più azione, ponendosi come mediatore piuttosto che come opinionista.

Ma non basta: bisogna rinnovare la legge di Stato sulla professione, partendo dal sindacato e dall’Ordine dei giornalisti; ma bisognerebbe anche prendere spunto dai buoni esempi dei nostri colleghi esteri e saper rivalutare gli aspetti positivi di questo settore.

Sul contenuto degli articoli, invece, il compito è dei giornalisti stessi: certi errori non si possono più accettare.

Lei ha parlato della legge di Stato sulla professione giornalistica. Come andrebbe svecchiata?

Da anni l’Ordine sta promuovendo una serie di modifiche alla legge di Stato, ma finora inascoltate. Di questo ne sono responsabili anche quei capo-redattori che si approfittano delle lacune e ingiustizie legislative, e che li rendono complici della precarietà di questo settore.

Personalmente sono contro l’abolizione dell’Ordine come molti vorrebbero: è un organo che non solo tutela chi ne fa parte, ma ne difende anche la responsabilità etica e deontologica. Non si può pensare di depennarlo con semplicità, ma bisognerebbe iniziare a dare un nome a tutto: oggi abbiamo troppi professionisti che non godono degli stessi diritti e tutele di quelli con il tesserino, e che spesso non vengono nemmeno considerati veri giornalisti. Sono freelance e blogger di cui non si sa la reale entità numerica. Bisogna aprire la professione giornalistica a chi lavora sul web, facendo distinzioni tra chi vive del proprio blog con chi lo fa per passione. Ci sono ottimi blog e blogger che avrebbero il diritto di essere definiti giornalisti molto più di altri iscritti all’Albo da decenni.

Domanda di rito: consigli utili per un giovane che oggi vuole fare il giornalista?

Mi piace dire che io non faccio il giornalista, io SONO un giornalista. Alla fine della mia giornata timbro un cartellino e torno a casa, ma essere un giornalista è una peculiarità che non ti abbandona mai.

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Dalle slides di Paolo Tomassone

Il giornalista è una persona di grande passione, costantemente aggiornato e curioso. Non si può pensare di non conoscere qualcosa che non ci piace o che non capiamo: bisogna avere un bagaglio culturale il più completo possibile; non solo: il giornalismo è una professione per natura dinamica, per cui la propria formazione dev’essere continua e al passo con il mutare degli aspetti sociali, politici ed economici.

Negli anni ho poi imparato che le storie degli artigiani, dei volontari, degli amministratori di un piccolo comune hanno più valore delle dichiarazioni di un premier, di un manager di una multinazionale, di un politico nazionale, per cui è importante rimanere attaccati alla vita semplice.

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