Erasmus a Valencia: un po’ di libertà nell’anima!

L’esperienza Erasmus della nostra studentessa Nicol

 

Oggi per la rubrica del nostro blog dedicata alle testimonianze vi voglio presentare Nicol Andreozzi.

Nicol è una studentessa di Cesena al secondo anno di magistrale. E’ appena tornata da un Erasmus di sei mesi a Valencia e perciò, ho voluto approfittarne per porle alcune domande sulla sua esperienza spagnola.

Valencia è una città dall’energia speciale; una meta che ha rappresentato per Nicol un vero e proprio cambiamento ma anche una destinazione ambita da molti altri studenti.

 

Ciao Nicol, come descriveresti utilizzando tre aggettivi il tuo Erasmus?

Il mio erasmus potrei descriverlo con una sola parola più che con tre aggettivi: cambiamento.

Sono stati mesi in cui sento di essermi messa alla prova in molteplici campi e di aver superato molti dei miei limiti, ogni giorno sentivo di conquistare un tassello nuovo e solo al ritorno mi sono resa conto di quanto avessi lavorato su me stessa e di quanto effettivamente oggi, sia diversa.

Se proprio dovessi pescare dal mazzo tre aggettivi direi: stimolante, unico e indimenticabile.

Come mai hai scelto Valencia e che università hai scelto?

La mia scelta è ricaduta su Valencia fin dal principio, mi ha affascinato da subito il fatto che fosse una città grande ma vivibile e a misura d’uomo e il fatto che fondesse in un’unica città zone più antiche e storiche a parti differenti e decisamente con un’impronta più moderna, anche se, devo ammettere che l’ago della bilancia sono stati il mare e la curiosità di conoscere il sud della Spagna. Per quanto riguarda l’Università, la scelta è già stabilita nel bando per cui non ho deciso io quale frequentare ma ho potuto scegliere che corsi seguire.

Come sono state strutturate le tue attività universitarie? Hai notato differenze rispetto all’UniBo?

Il sistema universitario spagnolo è molto diverso da quello italiano e per questo le differenze fra UV e UniBo non sono state poche e non poco destabilizzanti. In Spagna si utilizzano molto i lavori di gruppo, esistono comunque le lezioni frontali ma spesso intervallati da dibattiti, esposizioni da parte degli alunni e approfondimenti. Ad oggi, non saprei ancora scegliere il mio “sistema preferito” poiché sono abbastanza differenti per poterli paragonare e ognuno ha i suoi pro e contro.

Hai avuto difficoltà ad approcciarti con una nuova lingua e una nuova cultura?

La cultura spagnola mi ha rapita, sembra non troppo distante da quella italiana ad una prima occhiata, eppure vivendo lì sono rimasta stupita dalle sfumature e dalle particolarità tipiche di quella terra: i ritmi della vita sono lenti, c’è un buon umore diffuso, un senso di condivisione che travolge e un attaccamento alle festività esagerato. Per quanto riguarda la lingua invece, non è stato semplice fin da subito, soprattutto iniziare a parlarla.

Fin dai primi giorni inizi a capire i discorsi e cerchi di apprendere il più possibile e nel giro di poco tempo arrivi a comprendere il senso di quasi tutto ma il vero scoglio da superare è iniziare a parlare e buttarsi. Il timore di sbagliare per un po’ frena, poi piano piano sei tu che freghi lui e inizi a provare e alla fine grazie alla pratica quotidiana si diventa un po’ più padroni della lingua.

L’Erasmus comporta conoscere persone differenti, che hanno diverse culture e parlano diverse lingue. Hai fatto conoscenza con persone di nazionalità diverse?

L’Università, in Erasmus, è un po’ il salvagente di tutti, perciò sia a lezione sia seguendo attività extra come cene, gite e giochi di gruppo ti ritrovi a confrontarti e a interagire ogni giorno con molte persone e spesso diverse e questo ti consente di abbassare le barriere, di allontanare i pregiudizi e di aprirti a nuovi rapporti al di là della nazionalità soprattutto perché in Erasmus tutti ci sentiamo un po’ stranieri. Perciò sì, ho conosciuto diverse persone e con due ragazze sono rimasta in contatto anche ora che sono rientrata alla base. Devo ammettere che questi rapporti mi hanno arricchito tanto.

Essendo Valencia una città universitaria, come passavi il tuo tempo libero?

Il mio tempo libero era dedicato per la maggior parte a fare la turista e a scovare le parti più nascoste della città. Ho girato tanto in bici e a piedi per il lungo parco che attraversa Valencia, spesso si andava al mare tutti insieme, cene e pranzi a volontà, concerti e spesso ci si ritrovava a studiare nei caffè o nelle biblioteche. Essendo una grande città offre molte alternative e soddisfa tutti i gusti, è molto viva.

Hai avuto modo di visitare i dintorni di Valencia?

Nei mesi in cui sono stata a Valencia ho avuto modo di visitare anche altre zone della Spagna come Barcellona, Alicante e Siviglia. Le domeniche, insieme a un gruppo di amici, ogni tanto, organizzavamo gite da fare in giornata nei dintorni della città. Infatti siamo stati a Sagunto, Albufera e a Castellon. Realtà decisamente differenti rispetto alla città in cui ho vissuto, per cui è stato bello spostarsi e notare le differenze abissali nonostante i non troppi km di distanza.

Quali sono state le tue emozioni prima di partire e cosa ti aspettavi?

Prima di partire ero molto emozionata, tante erano le paure e tanta era la curiosità e la speranza di vivere un’esperienza unica. Speravo fosse un’esperienza di cui non mi sarei mai pentita nonostante fossi consapevole che non sarebbero mancate le difficoltà. Tante sono state le aspettative e tanti sono stati i pensieri fatti sul volo d’andata. Ora che sono rientrata posso affermare che è stata un’avventura incredibile e che consiglio vivamente perché regala davvero tanto.

Cosa ti ha regalato l’esperienza che hai appena terminato e cosa ti porterai sempre nel cuore?

Sicuramente nel cuore porterò la consapevolezza che la paura di non farcela è solo una paura e che poi, una volta che si è in gioco si trasforma in tanta forza e tanto coraggio. Un coraggio che non si pensa di avere e che alla fine ce la si fa sempre. Ho lasciato un po’ di insicurezza e di “mostri” là e oggi mi sento più leggera e più determinata.

Inoltre ricorderò per sempre un fermo immagine, un tramonto sul mare insieme a un po’ di amici conosciuti da poco a cantare e ballare scalzi sulla sabbia, questa è una delle fotografie più belle del mio Erasmus. Il regalo più bello che mi sono fatta: un po’ di libertà nell’anima.

Consiglieresti Valencia agli altri studenti che vogliono partecipare a un progetto Erasmus?

Consiglierei Valencia come meta in cui svolgere un periodo all’estero perché è molto vivibile piena di possibilità e occasioni. E’ una città universitaria, con vari campus e zone in cui studiare e piena di ristoranti, pub, zone verdi, mare, centro storico, e musei per passare piacevolmente le ore libere.

 

Grazie Nicol per la tua bellissima testimonianza, e in bocca al lupo!

 

Serena Ferrin

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